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Archive for the ‘_Scritture’ Category

​Nuova citazione della serie , questa volta in francese. Può darsi tradurrò, prima o poi. Letto a inizio settembre, e se ci metto corsivi o grassetti son miei.

Pourquoi continuer à écrire et quoi encore? Pourquois tracer des courbes sur le papier quand je meurs de sortir, de marcher au hazard, de courir vers la femme que j’aime…?

J’écris à perte. Mais je mens, car depuis quelques minutes je sais bien que je gagne quelque chose à ce jeu, je gagne du temps : un temps mort que je couvre de biffures et de phonèmes, que j’emplis de syllabes et de hurlements, que je charge à bloc de tous mes atomes avoués, multiples d’une totalité qu’ils n’égaliseront jamais… ce temps que je passe à m’épeler.

Je me jette de la poudre de mots pleins les yeux.

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Cioè: la noia e la banalità.

Lunedì 23 maggio 2016 (i quotidiani abbandonati in sala professori), e ancora mi stupisco dello scarto tra titoli e articolo, dell’organizzazione degli elenchi delle vittime.

In prima pagina questo:

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…molti francesi

Ma cosa vuol dire? Lo permetteremmo allo/a studente in un compito in classe di produzione di un articolo di cronaca? Quanto sono molti, per me, su 66? 55?

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Prima i neonati e i bambini, che fan sempre più compassione. Le donne no? Poi quest’elenco bizzarro, gli egiziani per primi ché eran di più  (tipo il doppio di quei molti francesi) ma non abbastanza da finire sulla prima pagina di un giornale italiano, poi non si segue più un ordine decrescente – perché i due algerini finiscono in coda a tutti gli europei morti soli, senza un connazionale a fianco, poracci, che morte triste e poco patriottica…

E che morte triste anche la cronaca oggi, che facile smascherare le loro pagliacciate.

La fonte:

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Avalanche protection at the Grand Chavalard

Per scrivere devo proteggermi, perché scrivere significa dimenticare.

Parole di Jhumpa Lahiri, di cui ho già scritto qui.

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Forse si era già capito che in quanto a colazioni ho gusti strani. Questa mattina yoghurt di soia ai cereali, frutta secca, cioccolato, semi vari… e un’intervista a Roland Barthes pubblicata nel 2014 e ripubblicata oggi su Le parole e le cose.

Potessi, la ricopierei qui. Citarla a pezzetti mi sembra crudele, ma devo provarci (e poi le interviste son sempre composizioni di pezzetti di vita e pensieri di qualcuno, ma se chi intervista è bravo hanno la forma di vere conversazioni, ed è questo il caso)…

"politica e distanza, linguaggio"

“politica e distanza, linguaggio”

 

Subito mi parla perché quest’anno ho deciso di iniziare il mio quaderno così, “con politica e distanza, linguaggio“. (altro…)

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Scrivere ora. Subito. Prima di abituarci a questo orrore. Prima che sia rimpiazzato da un altro orrore.
Scrivere ora. Nonostante sia Shabbat. Salvare vite ha la precedenza sul sabato.
Guardare la fotografia del bambino. Il suo volto. I suoi occhi sorridenti. Non distogliere lo sguardo.
Non negare. Non reprimere come sempre reprimiamo le ingiustizie.
Immaginare i genitori che corrono nella camera in fiamme per salvarlo. E non riescono.
Immaginare noi che corriamo nella casa per salvare le nostre figlie. E non riusciamo.
Pensare ai suoi ultimi momenti. Al suo pianto che lentamente si spegne.
Pensare a una piccola tomba. Pensare che persone che si definiscono ebrei hanno fatto questo.
Pensare che è una vergogna che il loro essere ebrei non possa venir ritirato, come si ritira una patente.

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cliccare sulla foto per visualizzare l'originale

Erano le vacanze di natale. (Le ultime, quasi un anno fa.) Mi riposavo dopo la fine del master e dello stage, in attesa dell’inizio del lavoro. Volevo partire, non sapevo per dove. Volevo viaggiare, e non avevo soldi. Ero stanca, di quella stanchezza di cui ho già parlato che credevo sintomo e invece era cura, come avrei capito in seguito. Mi riproponevo di fare a computer grandi cose: sistemare gli appunti delle lezioni, iniziare i report di alcuni incontri e convegni a cui avevo partecipato, continuare a parlare della LIS, continuare a studiarla. Ma i miei occhi si rifiutavano.

Per questo, a un certo punto, ho scritto due o tre articoli a mano. (altro…)

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traduzione di

Mio padre ieri sera porta a casa cattive notizie e La stampa del 29 novembre e io apro a caso: c’è l’inserto TuttoLibri.

Affamata di distrazione lo leggo tutto, tutto, e sorrido ogni nuova recensione (non i trafiletti): (altro…)

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*articolo scritto a mano e su smartphone a partire dall’08/05/2014…
problemes sociaux
Ho raccontato (qui) di quanto fossi stanca, di come questa stanchezza non fosse una brutta malattia ma piuttosto – come suggerito da Riccardo Panattoni nella recensione La società della stanchezza di Byung-Chul Han, traduzione di Federica Buongiorno, per doppiozero –  la cura al desiderio poco sano di far tutto e anche di più in un luogo di lavoro (la mia testa) dove per l’imprenditrice di se stessa
nulla è impossibile.
Ho accennato che per guarire, stanca com’ero, ho cambiato città, sventrato un alloggio, riempito a mo’ di magazzino la stanza che abitavo dai miei, scelto una camera singola piccola in un vicolo buio in condivisione a Genova (ma il terrazzino della cucina è vista porto/mare).

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Robert Ward Tour

C’era uno scrittore americano a raccontarci di quella volta che gli hanno offerto di ubriacarsi pesante, c’era la storia di un uomo che ha perso il lavoro, c’era un interprete italiano che è diventato sardo, poi milanese (alla fine da innamorata degli accenti quale sono gli ho chiesto spiegazioni ed era greco!), c’era un antropologo-lettore-autore-traduttore-scout-editore (!!!) con cui non potevo non chiacchierare. C’era una battaglia a palle di neve, e quanto suona più seria e importante invece una “snowball battle” letta in americano da chi l’ha scritta! C’era del whisky. C’erano tutti gli ingredienti per una splendida serata, un reading divertente di un libro interessante, pubblicato da una nuova promettente casa editrice –Barney Edizioni– che si occupa di

letteratura americana molto figa non ancora tradotta in Italia

E sto citando proprio Beppe, libraio della Luna’sTorta.

Quando? Due sere fa: triplo reading di Luca Ragagnin, Robert Ward e il suo traduttore-collega-eccetera(-qui è definito anche “cacciatore di pepite”) Nicola Manuppelli, con intervento della blogger Marta Ciccolari Micaldi.

Ho pensato di avvisare subito quelli di Holden & Company. Ma lo sapevano già.

Nel prossimo post riordino alcuni pensieri su scrittura e traduzione…

 

Post Scriptum_ Il titolo del post è rubato proprio alla rubrica di Holden & Company. Ci avevo pensato un po’ a come introdurre le sensazioni di quella sera. E però è proprio di questo che si è trattato, infine: di sedere al tavolo di una libreria-torteria con un’amica che ride forte, e approva quando Robert Ward dice che le cose disperate hanno spesso conseguenze disperate, e con lei parlare della pronuncia statunitense dell’inglese, di quanto sa di vita, di quanto sa di America.

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scrivere è la cosa più importante

tra scrivere e pubblicare…come si dice? C’è di mezzo qualcosa. Di mezzo c’è tutta la vita, lo studio, l’università, un lavoro “come si deve” da psicoterapeuta, la famiglia, i figli. Eppure quello scrivere in clima di guerra, ancora mi accompagna. Lo scrivere ha da allora il gusto della resistenza. È un’attività semiclandestina che viene svolta rubando il tempo al resto. Nascondendosi in casa mentre tutti gli altri sono usciti. Scrivere a singhiozzo, scrivere per emergenza, scrivere nervosamente. La scrittura sgorga come un torrente di montagna, tra salti, cascate e inabissamenti, ancora oggi sogno di un lago placido e fermo dove poter raccogliere le acque, ma forse quel giorno non verrà mai.

Teheran 1980, Chiara Mezzalama

Nel 1980 ha scritto un romanzo d’avventura “sul retro di un rotolo rosa dei dispacci dell’ANSA”.

Nel 2002 ha pubblicato Regina ed altre finestre, per Full Color Sound di Roma, cioè “un signore che a sue spese mi pubblicò dei racconti. Fu davvero un lavoro artigianale, mia la foto di copertina e mia la distribuzione nelle librerie del quartiere e porta a porta”.

Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo, Avrò Cura di Te, per la casa editrice E/O.

E la Società Italiana delle Letterate ne ha parlato qui per la rubrica “Il mio primo libro”.

Aggiunto alla lista della spesa!

 

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Nota alla fotografia.

Come tutte le foto del blog, è una foto con alcuni diritti riservati ma che mi permetteva il riutilizzo e arriva da qui. Casualmente (ma anche no) la didascalia della foto in Flickr è perfetta:

Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia. Se resto qui, non scriverò mai un libro. […]
Anche lei, Lucas, scrive un libro. Su chi, su cosa, lo ignoro. Ma scrive. […]
Lucas dice:
Hai ragione, Victor. Scrivere è la cosa più importante.

Agota Kristov, La trilogia della città di K,

traduttore o traduttrice non precisato/a

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Metropolitana verso lo stage di traduzione-brevetti presso InnovaLANG, mattino presto.

Il thè non ha ancora fatto completamente effetto. (altro…)

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#Corsari/01 – Il ‘discorso’ dei capelli

A parte tutta la teoria e i mezzi reblog cui mi sono dedicata finora… tra oggi e ieri sono entrata in pratica nella riscrittura degli Scritti #Corsari di Pier Paolo Pasolini su Twitter (si chiama Twitteratura), e che sorpresa! (altro…)

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Giusto ieri, a lezione di Redazione testi per il mio master di Localizzazione presso TuttoEuropa, si parlava di utilizzare i metodi dell’OuLiPo (Ouvroir de Littérature Potentielle, “officina di letteratura potenziale”) quando cerchiamo la parola giusta per la traduzione di un eventuale testo di marketing. Non ci viene in mente nulla? (altro…)

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Un racconto a più mani, dove la prima mano è quella di Amélie Nothomb!

È appena stato pubblicato lo status facebook da cui partirà tutto. Si tratta dell’incipit di un racconto inedito (altro…)

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