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Archive for the ‘A lezione di …’ Category

Appunti ipersparsi dal corso online di Future Learn “Education for all”:

– Valutare la costituzione di gruppi di mutuo aiuto costituiti da membri della comunità. Esempio: gruppi di aiuto alla lettura.

– Sfruttare tutte le risorse già a disposizione della comunità:

Esempi di persone che è possibile coinvolgere: personale infermieristico, figure religiose di riferimento…

– In una scuola di Zanzibar hanno aperto un negozio come mezzo per avere denaro utilizzabile per l’acquisto di risorse utili.

– Utile analizzare le risorse che la comunità può offrire a sé stessa più che i bisogni.

– Per farlo, saper distinguere cosa hanno da offrire individui, organizzazioni, istituzioni.

– Infine come sempre here is a list of all the most important resources referred to during the week. Lista delle risorse (in inglese) usate nella quarta settimana di corso…

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Continuo in ritardo (e peccato perché dagli scambi con altre partecipanti ho imparato moltissimo) il famoso corso online di Future Learn “Education for all” sull’inclusione a scuola (per quanto riguarda le disabilità e non solo)…

Si parla di come coinvolgere la comunità e prendo appunti alla veloce in traduzione (originale inglese più giù):

– Gruppi mirati. Bisogna concentrare i propri sforzi su gruppi precisi all’interno della comunità di cui si vogliono modificare gli atteggiamenti… Per esempio il modo in cui si educano i genitori dovrebbeessere diverso da quello che si userebbe a scuola con i loro figli e le loro figlie.

– Pianificazione di contatti personali con delle persone disabili. 

– Informazioni interessanti e pertinenti. La luce va puntata sulle persone più che sulle caratteristiche del loro handicap.

– Le doti personali degli individui vanno evidenziate. È meglio concentrarsi sui talenti, gli interessi e le abilità degli individui. Il fulcro del messaggio è che disabilità non vuol dire inabilità.

– Comunicazione. Ci sono molti modi per lanciare un messaggio: video, volantini, locandine, canto, teatro. Di solito colpiscono più di una persona in piedi a parlare davanti a uu gruppo. Qualsiasi insegnante può confermare che quando chi impara è coinvolto e si diverte è anche più disposto/a ad imparare.

(Mariga, McConkey and Myezwa, 2014: 65,69)

  • Target groups – You need to focus your efforts on particular groups within your community whose attitudes you feel need to change. This will enable you to devise educational approaches that are suited to your chosen groups. For example how you educate parents should be different to what you would do with school pupils.
  • Planned personal contacts with disabled persons – Attitudes change when people have the opportunity to meet, talk and listen to people who are disabled. This gives people an opportunity to overcome their fears as they discover that the people they thought were very different are in fact just like themselves!
  • Interesting and relevant information – The emphasis needs to be on people rather than the features of their impairments.
  • The personal attributes of individuals should be highlighted – It is beneficial to focus on the talents, interests and abilities of individuals. The core message is that disability does not mean inability.
  • Communication – There are lots of ways of getting the message across – video, leaflets, posters, singing, and drama. These will often have more impact than a person standing before a group and giving a talk. Any teacher will tell you that when learners are engaged and entertained they are more willing to be educated.

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Mi sono innamorata (professionalmente, scolasticamente, parlando). Ho trovato la Preside dei miei sogni! Si chiama Ann Morton e se ne parla in inglese qui.

I miei appunti per il corso online di Future Learn “Education for all” sull’inclusione a scuola (per quanto riguarda le disabilità e non solo) oggi sono tutti per lei: che rivoluziona la scuola intera ogni nuovo bisogno, ogni nuov@ studente, ogni nuova famiglia, e ogni tanto visto che il tempo passa anche per gli e le insegnanti…

Visto che parla dei loro occhiali. Del resto del personale di servizio. O dei genitori in sedia a rotelle. O di quando è arrivat@ un/a alunn@ in transizione, ma non c’era bisogno di cambiare le divise perché erano già neutre. Poi chiede alle ONG di fornirle volontari per essere di supporto alla lettura. O chiama i genitori disoccupati a dare una mano in classe…

Perché

it’s not about having children in the school who are deaf, or who are in wheelchairs. Actually, those are the easiest children to have involved in the school. It’s all about every single person. It’s all about re-evaluating the procedures and practices that you as a school have every single day. Nothing is permanent… Inclusion is a continuum.

1:00

= non si tratta del bambino sordo o della bambina sulla sedia a rotelle. Anzi, quelli sono i bambini che è più facile includere. SI TRATTA DI OGNI SINGOLA PERSONA. Si tratta di rivalutare procedure e pratiche ogni singolo giorno. Niente è fisso… L’inclusione è un continuum.

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Ancora il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn.

Appunti al volo:

Creating a welcoming environment where all parents, teachers, and learners feel accepted and valued for the contribution they can make, whatever that may be, is crucial in developing an inclusive school.

Mi piace quest’idea che si debba valorizzare e far sentire accettati/e: parenti, insegnanti e studenti!

Poi: tra le risorse fornite durante il corso l’interessante “Index per l’inclusione“, in traduzione italiana a questo link. Non ho il tempo di leggerlo tutto ma  sfogliandolo ho intravisto concetti davvero interessanti. Per esempio, a pag. 15 si parla di:

(altro…)

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Continuo con un po’ di ritardo a seguire il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn. Continuo a trovarci spunti.

Per esempio, una madre racconta quali sono le tre domande che si fa costantemente per capire se suo figlio è al posto giusto:

– is he learning?

– is he participating?

– is he happy?

[Sta imparando? Sta partecipando? E’ felice?] Anche se sembrano ovvie, queste domande dicono molto su chi deve essere il soggetto dell’inclusione:

– lo/la studente disabile, e la sua conoscenza, il suo personale progresso

– lo/la studente disabile e la classe (studenti e insegnanti) : “sta partecipando?” significa “sta ricevendo e dando? è parte del gruppo?”

– …questa poi, sarebbe bello porsela di fronte a ogni studente, ogni giorno

 

POST SCRIPTUM) qui un’intervista in inglese a una docente macedone che divide la classe in gruppi, e chi ha finito prima aiuta chi non ha ancora finito!

Anzi, qui un file pdf con tutte le risorse della seconda settimana di corso:

week2resourceslist-docx

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Uno dei compiti della seconda settimana del corso online su disabilità e scuola (inclusiva) era leggere il terzo capitolo di Inclusive Education in Low Income countries, A Resource for Teacher Educators, Parent Trainers and Community Development Workers, che si concludeva con un elenco di idee utili a creare un (buon) rapporto scuola-famiglia. Ricopio sotto la lista in inglese (e se riesco, prometto, un giorno traduco – perché non c’è una sola di queste idee che non mi sembri interessante), ma prima mi soffermo sulla prima “domanda al lettore/alla lettrice”, quella del riquadro giallo in foto: perché alcuni docenti e alcune scuole sono riluttanti all’idea di coinvolgere la famiglia nella vita della scuola? Mi dispiace, ma rispondo con un “NO COMMENT”. Sono certa che chi lavora nella scuola sa di cosa parlo. E la mia paura, ogni volta che seguo questi corsi di aggiornamento, ogni volta che ho nuove idee, è sempre la stessa: i colleghi e le colleghe mi permetteranno di metterle in pratica? Mi aiuteranno? Resteranno passivi? Mi metteranno addirittura i bastoni tra le ruote?

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Dicevo qui che ho ripreso col corso online su una scuola che sia inclusiva per tutti/e, comprese le persone con un handicap (o impairment, da utilizzare al posto di disabilitàdisability – che è invece la proiezione la rappresentazione la produzione il prolungamento dell’handicap nella società).

Il focus delle lezioni di questa settimana è la famiglia, e l’aiuto che deve ricevere per avere un ruolo attivo nell’inclusione del figlio o della figlia nella comunità e a scuola. Si parla anche e soprattutto di famiglie povere, casi diversi da quelli che ho incontrato finora. 

Ma le due volte (sic) che da insegnante ho conosciuto la famiglia di uno studente disabile (per altro si è trattato di un contatto indiretto, in un caso tramite l’insegnante di sostegno, nell’altro tramite racconti dell’alunno stesso), ho riscontrato altri problemi. Legati in un caso all’iperprotettività, nell’altro a un contesto sociale disgregato, periferico nel modo più stereotipico che possiamo immaginare (furti, armi bianche e non, violenza, soprusi, logica del branco…)

Mi è venuto in mente quanto sarebbe utile, come suggerisce il corso online, organizzare degli incontri in cui i famigliari possano condividere aspettative, paure, sensazioni, riguardo alla persona disabile. Incontri a cui siano presenti anche gli insegnanti e che inizino prima dele lezioni, perché il quadro sia più chiaro ed eventualmente modificabile (nel caso di aspettative troppo alte, troppo basse, disordinate; nel caso in cui le sensazioni sulla persona disabile siano negative)… Mi è venuto in mente che andrebbe organizzato, poi, un bell’incontro di classe (con studenti e genitori) di quella classe che ha accolto lo/a studente disabile. Chissà se è possibile e legale invitare degli esperti a proprie spese in uno stato che affida gli studenti disabili a docenti di diritto rimasti/e senza cattedra in classi pollaio di 28 membri…

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