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Archive for the ‘+ in generale’ Category

11,111 foto al giorno : fa già meno paura. Sono tutte quelle che avevo nella SD dal primo agosto ad oggi. L’ho scoperto per via di una di quelle promo malefiche, 70 stampe gratis se ne ordini 100, in formato 12x che costa di più ed è troppo grande per dei ricordi, e troppo piccolo per la vera fotografia (cioè con quelle robe in casa poi sembri una stronza megalomane, e pazienza, c’è lo sconto, e poi se no non le stampi mai e bla bla bla).

Me ne andavo in giro virtualmente per Brooklyn, per quell’aria di sole e viaggio e quasifelicità che c’era, a pensare che questa – non come a Nizza – mica osavo paragonarla alla sopraelevata di Genova :

 

P1180868_ma non osavo paragonarla alla sopraelevata.png

(che poi quel giorno semipioveva, e tutto era stupendo lo stesso : il quartiere russo, la spiaggia deserta, anche i pesci morti…)

 

Scrivevo a mia sorella che prendevo, guardavo, sfogliavo, tagliavo. Nostalgia? No, la promo. Poi certo, non la nostalgia, ma la voglia netta di tornare quella sì, quella arriva. E per dire son ferma a 93 file ma l’acquisto è passato in secondo piano. Davanti agli occhi, ho le cose che ho lasciato in sospeso in molti angoli del mondo o in vari hard disk. [O nel diario : vorrei che Nizza fosse anche un collegamento ipertestuale ma scrivo solo più su carta, e sono sospesa tra la gioia per quello scrivere in sé e la tristezza del non condividerlo.]

Decido che oggi, proprio stanotte, devo almeno copiare al computer le foto che ho ancora sul cell. Ed è così che scopro che sono più di 3000 negli ultimi 9 mesi. 333,33 foto al mese. 11,111 al giorno – che fa già meno paura. Ma mi sembra immenso il lavoro di sistemarle, e modificarle (non si tratta mai di filtri, solo tagli – le scatto più larghe apposta – e vedere se ci sono storture all’orizzonte, ché magari mi tremava il braccio di fronte a certe bellezze). Anche solo metterle nelle cartelle giuste. Per esempio non esiste che io crei una cartella ogni giorno canadese. Clic col destro, Nuovo, Cartella, digitare il nome, Invio, Invio per aprirla, poi copia e incolla da lì a qui. Sono ATTERRITA (l’aggettivo perfetto). E una cosa del genere non voglio che mi capiti mai più. Voglio eliminare subito le foto venute male. E sistemare quelle venute bene una volta alla settimana. O smettere di fare la turista della vita e avere cartelle che si chiamano solo come le mie destinazioni lontane.

Ma è difficile quando sei sempre in trasloco…

***

Articolo scritto mentre che aspettavo copiasse l’ultima tranche. E gli elementi sono 4585 :

509,44 foto al mese ; 16,98 foto al giorno. Porta quasi sfiga.

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Ho trovato il posto accanto al finestrino sud, vista mare e vista migranti accampati vicino alla stazione – che scuotono la testa quando passa il mio treno per Nizza, partito un’altra volta senza di loro. Ventimiglia sembra molto bella se non ci sei bloccato dal fatto che sei nato col pezzo di carta sbagliato. 

(Rime, poesia, non volute: c’è da piangere.)

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Finirà 

Prima o poi finirà per amarli questi caffè. E questo disordine.

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A proposito di ripensare al Québec

C’è stata una sparatoria alla Moschea, già bersaglio di attacchi anti-islamici, e i media canadesi (e la polizia canadese) la chiamano “attentato terroristico”.

Le parole sono importanti, e anche se il Canada ha mille piccoli difetti nascosti sotto strati di pailettes (indossate con fierezza da Trudeau) per certi aspetti è avanti anni luce, e io vorrei essere lì ad abbracciare i fratelli e le sorelle musulmane conosciuti in 4 mesi, e a spiare Trump da più vicino.

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Sempre per la serie Una citazione al giorno. Da un articolo su doppiozero meravigliosamente intitolato Per vivere in un’altra lingua non serve il permesso di soggiorno. La foto e il disordine sono di fine ottobre 2016, Sherbrooke.


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​but with a looooooooooooooooooooooooooot of papers all over the table and the computer is burning not coffee

http://66.media.tumblr.com/65acd185be6bc8c487c801bfa50a4151/tumblr_nyf6iqiYLY1twc1mto1_1280.gif

*Foo Fighters

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solo a me viene voglia di rispondere tipo così, quando capitano cose del genere?

(e proprio con una R eh, come nei libri, anche se all’orale ce ne sono 3 e 4 G)

stavo-scoreggiando

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il mio corpo scomposto nel tentativo di leggere il futuro (ipotecato) nei fondi di 16 caffè sovrapposti, ognuno bevuto nel fondo del caffè precedente – come fanno i nicotinomani con le sigarette. 

(per non spegnersi mai.) 

(perché sia caldo.)

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Ho imparato come si dice “wa aleikum salam” (و عليكم السلام), che è la risposta a “assalamu alikum” (السلام عليكم), in Lingua dei Segni! ❤ In questo video, sempre al corso online di Future Learn “Education for all” sull’inclusione a scuola (per quanto riguarda le disabilità e non solo)…

La mano destra fa un semicerchio in piano da sinistra in senso orario e poi bussa a sinistra verso il basso!! ❤ ❤
– – –
PS)  here is a list of all the most important resources referred to during the week. La lista delle risorse usate durante la terza settimana di corso si scarica automaticamente cliccando sul link!

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Mi sono innamorata (professionalmente, scolasticamente, parlando). Ho trovato la Preside dei miei sogni! Si chiama Ann Morton e se ne parla in inglese qui.

I miei appunti per il corso online di Future Learn “Education for all” sull’inclusione a scuola (per quanto riguarda le disabilità e non solo) oggi sono tutti per lei: che rivoluziona la scuola intera ogni nuovo bisogno, ogni nuov@ studente, ogni nuova famiglia, e ogni tanto visto che il tempo passa anche per gli e le insegnanti…

Visto che parla dei loro occhiali. Del resto del personale di servizio. O dei genitori in sedia a rotelle. O di quando è arrivat@ un/a alunn@ in transizione, ma non c’era bisogno di cambiare le divise perché erano già neutre. Poi chiede alle ONG di fornirle volontari per essere di supporto alla lettura. O chiama i genitori disoccupati a dare una mano in classe…

Perché

it’s not about having children in the school who are deaf, or who are in wheelchairs. Actually, those are the easiest children to have involved in the school. It’s all about every single person. It’s all about re-evaluating the procedures and practices that you as a school have every single day. Nothing is permanent… Inclusion is a continuum.

1:00

= non si tratta del bambino sordo o della bambina sulla sedia a rotelle. Anzi, quelli sono i bambini che è più facile includere. SI TRATTA DI OGNI SINGOLA PERSONA. Si tratta di rivalutare procedure e pratiche ogni singolo giorno. Niente è fisso… L’inclusione è un continuum.

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Ancora il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn.

Appunti al volo:

Creating a welcoming environment where all parents, teachers, and learners feel accepted and valued for the contribution they can make, whatever that may be, is crucial in developing an inclusive school.

Mi piace quest’idea che si debba valorizzare e far sentire accettati/e: parenti, insegnanti e studenti!

Poi: tra le risorse fornite durante il corso l’interessante “Index per l’inclusione“, in traduzione italiana a questo link. Non ho il tempo di leggerlo tutto ma  sfogliandolo ho intravisto concetti davvero interessanti. Per esempio, a pag. 15 si parla di:

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20161021_223453.jpgOgni frase mezz’ora. Ogni pausa una ditata nel burro di arachidi e mandorle e semi di chia. Di questo passo la ricerca che devo consegnare lunedì la finisco nel 2017. Il burro di arachidi molto prima.

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Un’altra citazione per la mia serie.

Il multilinguismo non basta. È il linguaggio che dobbiamo insegnare. Comprese le strutture di potere che lo sostengono, e che riguardano sia il noi che l’altro

Studiando letteratur-e comparat-e il 18 settembre 2016. Pensando a una ricerca sull’insegnamento/apprendimento [apprendre!] della Francofonia e non del francese (compresissime le sue strutture di potere!!)

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Uno dei compiti della seconda settimana del corso online su disabilità e scuola (inclusiva) era leggere il terzo capitolo di Inclusive Education in Low Income countries, A Resource for Teacher Educators, Parent Trainers and Community Development Workers, che si concludeva con un elenco di idee utili a creare un (buon) rapporto scuola-famiglia. Ricopio sotto la lista in inglese (e se riesco, prometto, un giorno traduco – perché non c’è una sola di queste idee che non mi sembri interessante), ma prima mi soffermo sulla prima “domanda al lettore/alla lettrice”, quella del riquadro giallo in foto: perché alcuni docenti e alcune scuole sono riluttanti all’idea di coinvolgere la famiglia nella vita della scuola? Mi dispiace, ma rispondo con un “NO COMMENT”. Sono certa che chi lavora nella scuola sa di cosa parlo. E la mia paura, ogni volta che seguo questi corsi di aggiornamento, ogni volta che ho nuove idee, è sempre la stessa: i colleghi e le colleghe mi permetteranno di metterle in pratica? Mi aiuteranno? Resteranno passivi? Mi metteranno addirittura i bastoni tra le ruote?

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Questa nuova citazione della serie la dovrei mettere sull’altro blog, e probabilmente lo farò, ed è sempre tratta dall’intervista a Simenon sul suo modo di scrivere. C’entrano gli odori, e con gli odori c’entrano le case:

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Dicevo qui che ho ripreso col corso online su una scuola che sia inclusiva per tutti/e, comprese le persone con un handicap (o impairment, da utilizzare al posto di disabilitàdisability – che è invece la proiezione la rappresentazione la produzione il prolungamento dell’handicap nella società).

Il focus delle lezioni di questa settimana è la famiglia, e l’aiuto che deve ricevere per avere un ruolo attivo nell’inclusione del figlio o della figlia nella comunità e a scuola. Si parla anche e soprattutto di famiglie povere, casi diversi da quelli che ho incontrato finora. 

Ma le due volte (sic) che da insegnante ho conosciuto la famiglia di uno studente disabile (per altro si è trattato di un contatto indiretto, in un caso tramite l’insegnante di sostegno, nell’altro tramite racconti dell’alunno stesso), ho riscontrato altri problemi. Legati in un caso all’iperprotettività, nell’altro a un contesto sociale disgregato, periferico nel modo più stereotipico che possiamo immaginare (furti, armi bianche e non, violenza, soprusi, logica del branco…)

Mi è venuto in mente quanto sarebbe utile, come suggerisce il corso online, organizzare degli incontri in cui i famigliari possano condividere aspettative, paure, sensazioni, riguardo alla persona disabile. Incontri a cui siano presenti anche gli insegnanti e che inizino prima dele lezioni, perché il quadro sia più chiaro ed eventualmente modificabile (nel caso di aspettative troppo alte, troppo basse, disordinate; nel caso in cui le sensazioni sulla persona disabile siano negative)… Mi è venuto in mente che andrebbe organizzato, poi, un bell’incontro di classe (con studenti e genitori) di quella classe che ha accolto lo/a studente disabile. Chissà se è possibile e legale invitare degli esperti a proprie spese in uno stato che affida gli studenti disabili a docenti di diritto rimasti/e senza cattedra in classi pollaio di 28 membri…

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Settimana iniziata come insegnante di inglese a distanza per mio fratello e poi passata a rincorrere francofonie, bilinguismi, idiomatic speach e fortezze a guardia di frontiere morte,,, ora posso riprendere col corso online! A partire da uno scambio di commenti:

– ho imparato che esiste in certe scuole la possibilità di scegliere che compiti fare da un menu take-away (homework take-away method), in base al tempo a disposizione e alle preferenze dello/a studente;

– ho trovato un sito un po’ fanatico ma interessante sull’insegnamento  cercando (e non trovando) cosa fosse lo Spellbinder method per lo spelling

Si è insisitito ancora sulla dimensione sociale, non individuale, della disabilità :

Questo video lo spiega meglio di me, e quello seguente mi ha fatto pensare a quante volte ci congratuliamo con delle persone che riteniamo “eccezionali” per il solo fatto di essere disabili / straniere / belle (sì…) e non ci accorgiamo che così le offendiamo, le rendiamo “diverse”, eccezionali appunto…

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I wrote here that sometimes I just start another online course. This time is “Education for all” on FutureLearn, where “all” is meant to include and adress specifically to people with disabilities.

Qui gli appunti presi l’altra volta e ora quelli di oggi – cose nuove e cose che so e a volte so bene, ma che è sempre buono ripetere, rileggere, condividere:
Esistono molte differenze (tra me e l’altro, tra le persone) e dobbiamo imparare a vederle tutte. Sembra una cosa ovvia e forse non lo è. Cerchiamo continuamente di nascondere, truccare, normalizzare le differenze. Ma sotto il velo quelle rimangono. (altro…)

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Sometimes I just start another online course. This time it’s “Education for all” on FutureLearn, where “all” is meant to include and adress specifically to people with disabilities.

Cosa ho imparato finora (o meglio ecco gli appunti presi, ché certe cose le so e bene ma è sempre buono ripetere, rileggere, condividere):

– che si parte da sé (già il femminismo ci insegnava che personale è politico e viceversa; a me lo insegnava Clelia, con parole poco differenti) e che non devo aver paura di farlo in quanto insegnante: partire dalla mia esperienza di studentessa, di insegnante, di donna;

– che posso usare i miei problemi (e le soluzioni trovate!) per provare a capire/ridurre/rimuovere i problemi dell@ studente che ho davanti: si parlava di coppie miste… (altro…)

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Nizza.
Nizza tante cose mi vengono in mente.
A Nizza ci vado a vivere a fine febbraio.
A Nizza una mia cara amica ha un appartamento.
A Nizza a lavorare come interprete per mio padre.
A Nizza a luglio…
A Nizza il mio primo topless.

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Svestirsi per il tuffo – Fosco Maraini

Io e Fede andavamo a Marsiglia e passavamo in spiaggia le ore tra un passaggio condiviso in covoiturage e l’altro. Lei leggeva Camus (o era Sartre?), io un deludente Izzo.
Voglio fare il bagno… Andare al mare e non fare il bagno per me è come andare a Torino e non vedere la Mole, venire in Italia e mangiare in un McDonalds, camminare su un prato e non mettersi scalza.
Accanto a noi una donna sui 50 anni prende il sole in topless nell’indifferenza totale. (altro…)

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Qui quando c’è la partita la sera si sente un ronzio che viene tipo come da tutto il quartiere e ogni tanto si alza la tensione ma non parla nessuno perché ognuno ascolta la partita in una lingua diversa e molti non nella loro e il risultato è solo zzzzzzzz ZZ! ZZZZ! zzzzzzzzzzzzzzzzzz ZZZ GOL! (o una cosa del genere, ma stasera credo non abbiano ancora segnato, e se giocava l’italia dovevo aggiungere ai ronzii anche le bestemmie)

Qui quando c’è il tg il pomeriggio gli arabi si stanno urlando di tutto e io che non ho la tv non riesco a sentire una notizia che sia una (echissenefrega) ma poi si fa il silenzio e sono i funerali di Emmanuel e alla fine preferivi non sentire nulla del tg e gli urli sí invece (ché lo hai capito finalmente che non c’è rabbia, solo consonanti), poi si fa il silenzio e sono i funerali di Emmanuel e il pianto della compagna, le parole inutili del parroco, delle politiche, e alla fine gli arabi tirano su col naso e io tiro su col naso e loro continuano a urlarsi di tutto e io a non capire nulla, e tutto torna normale tipo che alla sera si guardano le partite, di giorno si occupano le case, si studia, si vende al mercatino abusivo quello che si è fatto trovare nell’immondizia, si chiacchiera tra vicini, si chiudono gli occhi e le orecchie di fronte a tanti Emmanuel, tanti arabi, molti studenti, tanti “altri”.

{Domenica 10 luglio 2016, finale Francia-nonsochi, scritto da arrampicata alla finestra come una scimmia, rivendicando animalità contro chi la usa come insulto, e anche pensando a Emmanuel morto di razzismo e di specismo, e a chi muore ogni giorno di indifferenza}

{foto sua}

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“Ragazzi, che cosa volita?”

L’urlo rimbalza in fretta tra i pali delle impalcature e mi entra dentro dalla finestra, rido. È uno degli arabi del palazzo di fronte… Racconta qualcosa in dialetto (marocchino, credo) ai coinquilini e ripete la frase, due volte, due volte con le vocali a casaccio ed è lo stesso errore che faccio in arabo io, le e per le i, le a per le e… Quando chiedo spiegazioni a Mohammed mi ripete all’infinito una stessa parola e a me sembra la dica una volta bizzef e una volta bezzaf… [È il marocchino per molto, e da lì derivano le nostre bizzeffe…]

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Ogni tanto inizio sul blog una specie di rubrica che poi non continuo. È successo con gli errori di localizzazione, Traduzione a parte torna solo quando l’ego davvero strasborda e pretende sguardi, se ce ne sono state altre non ricordo. Le riflessioni sulla Lingua dei Segni. Ma lì è diverso. Ho proprio smesso di studiare LIS purtroppo, non di scriverne.

Presto comunque inauguro una nuova rubrica. Se non scrivo ogni volta introduzioni così lunghe dovrebbe essere più facile, ‘sta volta.

Si tratterà di citazioni a tema (letterature, scritture, culture, apprendimenti…) programmate in giorni a caso nel futuro, che spunteranno come una sopresa anche tra le mie notifiche: che vorrei e potreste considerare una specie di oroscopo o spunto quotidiano. Io ne sento il bisogno… Sono una sottolineatrice e scrittricedimargini compulsiva, ma non sono mai riuscita, mai, a ricopiare su carta o a computer la mappa fisica dei punti in cui mi sono fermata in un libro. Se si trattava di studiare per qualche esame, sì. Ma erano schemi, percorsi, in cui restavano invisibili le singole tracce.

Da oggi voglio invece:
– copiare le frasi, parole, scintille, esplosioni che trovo man mano che leggo (e farlo annotando anche la data);
– inserirle in un articolo con pochi e veloci tag;
– programmare l’articolo un giorno a caso e anch’io quel giorno ritrovare ciò che ho letto tempo prima;
sorridere;
– poi chissà…

[Note: cliccando sulle foto si arriva all’autor*, o non si arriva da nessuna parte se l’autrice sono io; i grassetti saranno miei, le traduzioni – dove non specificato – pure] (altro…)

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L’articolo originale è comparso su questo blog qui, che è interessantissimo e aiuta a decostruire un sacco di meccanismi e linguaggi, da seguire!

I grassetti sono miei; la foto, leggermente ritagliata, sua. Ho aggiunto pure un link su Breivik, nel caso ce lo fossimo dimenticati. E sui due senegalesi.

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Se l’assassino di Jo Cox fosse stato, che so, di lontane origini afghane e con simpatie fondamentaliste si sarebbe detto che è l’Isis che ci attacca. Sarebbe dilagato il malcontento contro tutto l’Islam. La popolazione musulmana sarebbe stata chiamata nelle piazze a chiedere scusa al mondo e a prendere le distanze dall’assassino e poi si sarebbe condannata la religione che viene attribuita alle persone solo per impropria collocazione geografica. (altro…)

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Cioè: la noia e la banalità.

Lunedì 23 maggio 2016 (i quotidiani abbandonati in sala professori), e ancora mi stupisco dello scarto tra titoli e articolo, dell’organizzazione degli elenchi delle vittime.

In prima pagina questo:

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…molti francesi

Ma cosa vuol dire? Lo permetteremmo allo/a studente in un compito in classe di produzione di un articolo di cronaca? Quanto sono molti, per me, su 66? 55?

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Prima i neonati e i bambini, che fan sempre più compassione. Le donne no? Poi quest’elenco bizzarro, gli egiziani per primi ché eran di più  (tipo il doppio di quei molti francesi) ma non abbastanza da finire sulla prima pagina di un giornale italiano, poi non si segue più un ordine decrescente – perché i due algerini finiscono in coda a tutti gli europei morti soli, senza un connazionale a fianco, poracci, che morte triste e poco patriottica…

E che morte triste anche la cronaca oggi, che facile smascherare le loro pagliacciate.

La fonte:

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Nello stesso cinema di Voyage en Barbarie – Under the skin, ho visto I ricordi del fiume sulla mia amata odiosa Torino, che diventa stretta, borghese, turistica, gentrificata, vetrina, comfort e che ne so.

Oddio, dire che è su Torino è sbagliato.

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Ho visto il documentario Voyage en Barbarie – Under the skin e no, questo non è un post sulla traduzione dei titoli dei film. Anche perché “under the skin” è un po’ un sottotitolo, una citazione, o anche il naturale proseguimento della frase precedente, e di sicuro un dolore sottile, persistente, per tutta la durata dello “spettacolo”.

Che è in sostanza una raccolta di testimonianze di giovani eritrei rapiti e rinchiusi (e torturati) in prigioni sperdute nel deserto egiziano del Sinai per essere rilasciati solo in cambio di riscatto – più la testimonianza di un etiope, quella di un aguzzino, e quella di un Imam che si è opposto al traffico illegale di esseri umani della sua zona – tutte montate con sapienza, accompagnando lo spettatore delicatamente (per quanto possibile) in un viaggio violento fin dall’inizio ma che rivela le sue atrocità poco per volta. (altro…)

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Non è vero che la scuola mi rilassa. Caso mai, a scuola mi rilasso. Mi succede, è magico, è bello, è: dentro. Non sono certa venga da fuori e sicuramente fuori a volte poi se ne riesce. E la traccia lasciata da questo passaggio è la stanchezza ovunque (braccia gambe stomaco ma soprattutto testa e cuore).

Devo ancora imparare a tener stretto quel sorriso che si specchia nel finestrino del bus sul Bisagno. Tenerlo e spargerlo – crema – perché si faccia energia: pelle luminosa, occhi brillanti, unghie pronte – a grattar via cosa di bello mi può ancora dare una giornata.

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E niente.

A metà aprile mi arriva una mail. Dice più o meno che

Nasce eduopen.org, il primo portale italiano di corsi universitari gratuiti e aperti a tutti, creato dagli atenei e supportato dal Miur. La piattaforma e i corsi MOOCs offerti sono il risultato di un progetto realizzato da 14 università pubbliche italiane con la collaborazione dei consorzi Cineca e Garr.

Quando entro nel sito scopro che ci sono una ventina di corsi sulla didattica (perfetto per me che in questo periodo non ho granché da fare), ad esempio quello che dà il titolo a questo post e che ho cominciato a seguire. E allora vai con il famoso “lifelong learning”, che io adoro come idea, eh, ma potevano darli anche ai docenti e alle docenti precari/e ‘sti 500 euro in busta paga…

Vabbè. In realtà – per fortuna – i corsi di EduOpen sono gratuiti!

Post Scriptum: il titolo del corso vi ricorda nulla?

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18 aprile 2016

Offro in pasto alla mia retina i papaveri rossi ai bordi del binario 1 a Bra e il verde primaverile che nessun altro verde gli assomiglia – nemmeno quello estivo – e queste immensità di fiori gialli che mi sembra di stare in una rivisitazione pop artistica di una poesia di Van Gogh…
Ci bevo su un po’ di brezza d’aprile -più fresca di come te l’aspetti- e digerisco stanchezze tristezze arrabbiature e paranoie, il senso di colpa perché mancherò a scuola anche domani e dopo domani, e poi per qualche esame, ma ho bisogno di tutto questo *riposo compensativo*, di addormentarmi leggera questa notte e *con lo stesso peso* alzarmi la mattina e scendere nei vicoli, salire i tre piani del Polo didattico, mangiare qualcosa di sano e speziato, non chiedere niente al mare quando ci vedremo…

 

**

 …

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  1. Ho festeggiato il compleanno di mio fratello, poco dopo la mezzanotte, e poi all’una, nella pausa pranzo di un’ora e mezza dalle operazioni ai seggi
  2. Ho partecipato alle operazioni ai seggi per il referendum, come scrutatrice stanca, per la prima volta nella mia vita
  3. Ho sbirciato dietro le quinte della democrazia
  4. Ho chiacchierato di scuola con la sindacalista in sezione con me
  5. Ho passeggiato di nuovo nella città dei miei e c’era davvero un gran bel cielo e ho pensato che in realtà non era un gran bel cielo, ma un gran cielo sì, e a Genova gran cieli non ce n’è, e se ne sente la mancanza a volte
  6. Mi sono chiesta soprattutto cosa passasse per la testa – mentre mettevo il timbro della mia sezione sulla loro scheda elettorale – alle persone più anziane venute a votare, e alle giovanissime (…)
  7. Mi hanno commosso gli e le EX migranti, venute a combattere assieme questa battaglia persa per salvare il *nostro* mare, cioè di entrambe le parti dico (però solo loro lo hanno attraversato in certi modi, e lo stesso gli vogliono bene, vogliono proteggerlo)
  8. Abbiamo mentito sulla percentuale dei NO al rappresentante – passato a mezzanotte gongolando – di quel partito brutto che si crede di vestirsi bello, con lo stesso abito da non so quanto e che prima o poi puzza
  9. Ho incontrato sulla strada di casa il maestro Gianni, a cui ho detto Ciao come fossi ancora alle elementari! E abbiam parlato di scuola e di genere, di ambiente e convegni.
  10. E sono andata a letto serena, anche se domani mi sveglio presto, e torno a studiare insegnare apprendre.

 

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Il post di prima è anche un ringraziamento a tutte quelle persone che in questi giorni hanno sopportato i miei scleri, anche a quelle che non sapranno mai che mi spiace (come il personale di Piazza Santa Sabina o la signora che tornava a casa con la spesa quella volta sul 14), ma soprattutto alle amiche e alle compagne, che mi ripetono forte e teneramente le cose che non capisco, come si fa con le alunne più difficili.

Grazie.

Siete il mio tatuaggio trasferibile (che è una cosa figa, facevamo a gara a chi ne aveva di più quando eravamo piccole!)

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Sono notti insonni giorni dimerda a fare di tutto e tutto di seguito e ancora avercene, con l’occhio che trema sempre, sempre, la pancia gonfia di sbuffi e pipì perché non ho tempo nemmeno per andare in bagno.

Al mattino il caffè mi eccita al punto che in autobus litigo con tutti i controllori (e ce l’ho il biglietto, eh) e metà dei passeggeri. Genova fuori dal finestrino è bella, io la attraverso, poi conto 170 scalini ed entro a scuola. (altro…)

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Il video dell’esibizione di Ezio Bosso a San Remo l’ho visto il 12 a metà giornata, in ritardo sul resto d’itaGLia. E in ritardo ne parlo, oggi. Non mi interessava partecipare al dibattito sulla disabilità usata per fare audience, sulla disabilità usata per definire una persona che è prima di tutto (e a maggior ragione in quell’ambito!) un musicista e artista, sulla disabilità che commuove una sera e poi viene negata, ignorata o presa in giro il resto dell’anno… (altro…)

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MASK

Il titolo di questo articolo è molto, molto, simile a quello del post che lo ha ispirato, che è questo:

Sei un traduttore, un attore o un impostore?

Vi invito a leggerlo prima del mio, perché dice tutto e non è sintetizzabile,, il mio è una specie di commento.

Fu un’amica genovese a parlarmi della strategia del: “fake it until you make it”(altro…)

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Sottotitoli

Tempo fa scrivevo che leggo libri e guardo film: tradotti. Perché ho quest’ansia di potermi perdere qualcosa e per me era così un peccato pensare di avere due ore, e restare anche solo per due minuti con gli occhi su un’immagine soltanto e non cogliere il senso della parola che l’accompagna… (altro…)

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impazzire.

impazzire

Io e il mio computer stiamo per impazzire.

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fino alla nomina dell'avente dirittoC’è che mi piace sempre scrivere e scrivo ancora ma molto meno. Ed è molto diario e poco diario di bordo, il lavoro mi prendeva così tanto che sul cuscino c’era spazio solo più per bazzecole d’amore, o osservazioni da flaneuse postmoderna. Poi nella notte gli studenti invadevano i sogni, non mi salvavo mai, ma questa è un’altra storia. (altro…)

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Humpty Dumpty

Segue un testo molto interessante sui/lle migranti, sulle parole, sui loro padroni e sciacalli (riferite quel “loro” a parole o a migranti, va bene comunque).  (altro…)

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La Marelle

Venerdì ho accompagnato un’ex collega a scuola e alla stazione, mi sono stampata l’orario, la mappa delle classi, l’elenco di alunni/e e coordinatori/trici. (altro…)

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More Questions Than Answers

Dicevo che vado a Londra a metà ottobre per il Language Show e che, se per il primo giorno ho già scelto che seminari (gratuiti!) seguire, per il secondo giorno mi sono già persa in tutte le proposte più che interessanti…

Voglio dire: come si fa a scegliere?

Voi cosa scegliereste se aveste tutte queste possibilità?

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Teaching-Teens-through-Subtitles

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Translation-and-interpreting-leaders-panel-session

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Opportunities-in-translation-and-interpreting

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Teaching-the-Facebook-generation-to-love-languages

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Fun-activities-to-develop-literacy-in-the-classroom

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/A-day-in-the-life-of-a-translator

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Explore-the-online-world-for-languages-and-skills

http://www.languageshowlive.co.uk/seminar/Language-Teachers-Together-Show-and-Tell

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A silent question ....

Dov’ero? Dove sono? Dove vado?

Periodicamente mi aggiorno, e se scrivo e scriverò sul blog con un ritmo sincopato è perché: (altro…)

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Tamara de Lempicka

Domenica sono stata a Torino, a passeggiare tra i negozi e i ristoranti chiusi, e poi alla mostra su Tamara de Lempicka, che mi ha felicemente riempito gli occhi di occhi gelidi e vitrei, diagonali, taglienti sugli spigoli e le morbidezze dei seni e delle pance di queste proiezioni e variazioni dell’artista, in vari colori (freddi) e studi. (altro…)

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Scrivere ora. Subito. Prima di abituarci a questo orrore. Prima che sia rimpiazzato da un altro orrore.
Scrivere ora. Nonostante sia Shabbat. Salvare vite ha la precedenza sul sabato.
Guardare la fotografia del bambino. Il suo volto. I suoi occhi sorridenti. Non distogliere lo sguardo.
Non negare. Non reprimere come sempre reprimiamo le ingiustizie.
Immaginare i genitori che corrono nella camera in fiamme per salvarlo. E non riescono.
Immaginare noi che corriamo nella casa per salvare le nostre figlie. E non riusciamo.
Pensare ai suoi ultimi momenti. Al suo pianto che lentamente si spegne.
Pensare a una piccola tomba. Pensare che persone che si definiscono ebrei hanno fatto questo.
Pensare che è una vergogna che il loro essere ebrei non possa venir ritirato, come si ritira una patente.

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Domani a quest’ora sarò altrove e quindi via dal blog per un po’ (almeno tre settimane).

Non porterò computer, non avrò tv, e starò molto bene.

In valigia cuori di scorta che mi han donato gli amici, pigiami brutti e libri, tantissimi…

All our luggageMentre mi aspettate, potete dare un’occhiata al mio blog nuovo (going around worlds), su cui ho programmato degli articoli. E seguire questo o quel blog via mail, per non perdermi di vista! Perché il problema con me è che: io sì che amo perdermi spesso

 

Ci vediamo!

 

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ero a New York

Il blog è stato zitto un po’, lo so.

Avevo in canna un pezzo bello su Rayuela e lo pubblicherò in ritardo; non ho smesso di leggere… ma Rayuela mi ha svuotata perché la storia è troppo troppo densa e io le cose a metà non le riesco a vivere mai e così l’ho vissuta e letta tutta e l’ho finita assieme alla scuola, mentre pensavo al volto della Maga stampavo le foto di classe scattate in gita; l’ho finita (la scuola e/o Rayuela) il giorno prima di partire per New York, (altro…)

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Love

Ho già detto qui e qui che insegno in un istituto di istruzione superiore alberghiero e che ho studenti di tante nazionalità diverse, a volte impossibili da decifrare (il che rende l’esercizio ancora più interessante)… (altro…)

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2 parole 5 lettere : amoretradotto

L’altra volta leggevo una mia alunna albanese “sperare” in piemontese che la verifica sul passé composé francese andasse bene… Mi colpiva che

le parole che sopravvivono dei dialetti sono quelle che ci riguardano più da vicino: quelle che riguardano i sogni, le speranze, i sentimenti…

Oggi è la volta di un’altra ragazza albanese. Posta sulla sua bacheca facebook le foto scattate in classe con la compagna di scuola italiana e sotto le scrive:

Sei bellissima zemra!

Se non mi sto sbagliando, “zemra” è verbo e sostantivo albanese per l’amare e l’amore italiani.

Mi innamoro di quest’uso istintivo delle ‘sue’ cinque lettere dove in Italia ci aspetteremmo le nostre.

Mi perdo a pensare al suono diverso dei sentimenti a longitudini diverse: per me “zemra” sa di zenzero fresco ed erbe aromatiche secche! L’amore è più tondo e più gonfio, l’amare più scivoloso. In francese l’amour è toujours e lo canta Edith Piaf, l’amer è anche amaro ed è il mare, è più blu, sfuma nel viola.

Mi chiedo che suono e che odore e colore ha “zemra” per quell’amica italiana abituata fino a ieri ad amare nella mia stessa lingua.

…E vorrei dirvi, ragazze, continuate a insegnarvi e godervi l’amore in tutte le lingue e le forme che conoscete e suggeritemene un po’, io sono pronta a imparare!

teach & love & imagine

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pure il piemontese

Come insegnante in un istituto di istruzione superiore alberghiero alle prese con studenti più o meno motivati allo studio del francese, ho deciso di creare un profilo facebook che non uso mai se non per comunicare sui gruppi di classe e per ricevere o spedire messaggi privati che riguardino interrogazioni, assenze da recuperare…

Avendo assegnato degli esercizi di ripasso il lunedì per domani, (altro…)

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100

WordPress mi avvisa che ho pubblicato cento post…

Ufficialmente, il centesimo post riguarda

le cose che scrivo quando non traduco, non lavoro, mentre vivo… (e che in fondo diventano, come capita a tutte le persone che traducono o lavorano con le lingue e le scritture, la mia lingua e le mie traduzioni)

In realtà – io sempre in modalità bozze, io continuamente a scrivermi, io errori io correzioni – mancano ancora dei pezzi all’appello e il conto salirà…

Intanto: auguri a me. Di cambiare, di restare, così…

🙂

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Paris - Sculpture (J'aime ma femme)

Mentre condividevo questo post della Casa Editrice Gallimard (e lo traducevo), ho deciso di modificare le impostazioni del mio profilo facebook e visualizzarlo, d’ora in poi, in francese.

Poiché sono innamorata della traduzione (anche quando si tratta della localizzazione di un social network), mi sono guardata un po’ attorno con curiosità e ho scoperto:

– che il facebook francese ti invita a “esprimerti” quando pubblichi uno status

– che sulle foto, i commenti, le cose che ti piacciono puoi cliccare “J’aime”… e mi sembra che resti più in sospeso del “Mi piace” italiano (in cui mi sembra esserci per forza un sottinteso). Mi sembra che il facebook francese mi faccia dire “io amo”: “io amo in generale”, “io amo tutto“…

J'aimeExprimez vous

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La parola contraria

[Qui la versione originale francese]

Dopo l’attacco alla redazione parigina di “Charlie Hebdo” (di cui ho parlato a caldo qui e a mente un po’ più fredda qui), si è parlato tanto di Libertà d’espressione. Per questo motivo condivido la foto che la casa editrice Gallimard ha pubblicato su Facebook. Buon viaggio mentalinguistico con Erri De Luca sulla parola sabotare…

Una riflessione sulla libertà d’espressione e la parola contraria

Rivendico il diritto di utilizzare il verbo “sabotare” come previsto dalla lingua italiana.
Non si può ridurre utilizzandolo solo nel senso di distruzione materiale, come pretenderebbe l’accusa di questo processo.
Per esempio: uno sciopero, in particolare di tipo selvaggio, senza preavviso, sabota la produzione di uno stabilimento o un servizio.
Un soldato che esegue male un ordine lo sabota.
L’ostruzionismo parlamentare contro un progetto di legge lo sabota. Le negligenze, volontarie o meno, sabotano.
(…)
L’accusa vorrebbe che il verbo “sabotare” avesse un unico senso. In nome della lingua italiana e della ragione, rifiuto la limitazione di senso.
(…)
Accetto volentieri una condanna in tribunale, ma non una riduzione di vocabolario.”

Erri De Luca.

(Autore di una vasta bibliografia e uno degli scrittori italiani più letti al mondo, Erri de Luca è sotto processo per aver sostenuto il movimento NO TAV che si oppone alla costruzione della linea dell’alta velocità tra Francia e Italia)

 

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La parole contraire

[Qui la traduzione italiana]

Après l’attaque de la rédaction de “Charlie Hebdo” à Paris (j’en ai parlé en italien ici et ici) on a parlé beaucoup de Liberté d’expression. Je veux donc partager la photo de la Maison d’Edition Gallimard que j’ai trouvé sur Facebook et voyager (mentalement!) avec eux et Erri De Luca sur le mot “SABOTER”… (altro…)

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Nervoso nervoso nervoso!

Pensieri.

Quando traduci qualcosa di tecnico, tieni a portata di mano un posto per scrivere…tutto il resto!

(E: no, la bacheca facebook non vale)

Desktop Sketching

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Malinconia senza coito

Volevo sapere se viene anche a voi un’inspiegabile e totale malinconia di fronte al testo straniero, a volte un testo straniero qualsiasi, come questo testo di marketing che devo tradurre e io davanti al computer sento un’inspiegabile, totale, malinconia e non so da dove arriva.

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Heart Monitor

A Genova c’è il sole dopo giorni di allerte/altalene unò/duè… Mi sveglia entrando in stanza, fregandosene delle tende a fiori e io festeggio con una colazione colorata tra caffè nero in tazza azzurra e tahin nero-palestinese e melassa d’uva in tazza arancio e poi su fette di banana in piatto blu e fette di pane caldo in piatto verde, e leggendo un po’ prima di andare a tradurre.

colazionecolorata

Leggere mi fa venire voglia di scrivere (che bello!) e vengo qui e inizio e viaggio e batto tasti e NERO, tutto nero, non il caffè il tahin la melassa ma lo schermo, e le mie Windows si eclissano per aggiornarsi senza chiedermi e io perdo molte parole:

Arresto del sistema (cardiaco) in corso…

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desolation detail

Da piccola mi aveva colpito la storia di Pierino e il lupo. Pierino ogni giorno esce di casa e quando arriva al fiume si mette a urlare “Al lupo! Al lupo!” senza motivo. Qualcuno corre a salvarlo il primo giorno, scopre che non ce n’era motivo, e lo avverte di smetterla di gridare al lupo quando il lupo non c’è, o non verrà più creduto quando il lupo ci sarà davvero. Il secondo giorno (altro…)

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Cosa fare quando si rimane impigliate a scriversi con persone che hanno tutte le parole “giuste”, e tutti gli atteggiamenti “sbagliati”?

wire hands

fotografia modificata a partire da qui

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DIZIONARIO

Ogni tanto leggo l’oroscopo, ma soltanto se è ironico e frivolo e di stelle “vere” quasi non parla. Poiché da molto tempo il mio oroscopo preferito (quello di Foucault su napolimonitor.it) ha diradato i consigli e perso in genialità, oggi ho aperto il sito dell’Internazionale. Prima di arrivare all’oroscopo, ovviamente, sono passata dalla home page: che cambiamento di stile! Stupita, scorro su e giù la rotella del mouse e trovo l’articolo di Giovanni De Mauro: “Benvenuti nel nuovo sito dell’Internazionale“. Verso la fine, dice anche che

Dopo alcuni anni di assenza dal web, torna aggiornato il nuovo De Mauro, dizionario della lingua italiana: sarà ospitato da Internazionale e avrà una redazione tutta sua.

Ottime notizie, insomma, per addetti e addette del settore. Un nuovo, ottimo, strumento di consultazione online. Buon divertimento a tutti/e…

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holding hands - together forever

 

Spesso, se ci viene chiesto di pensare in termini di traduzione letteraria VS traduzione tecnica, vince la prima per poeticità, romanticismo, numero di vaggi mentalinguistici che è possibile farci su… Per dire: mi sono quasi commossa ad una conferenza di Susanna Basso (traduttrice, per esempio, di Alice Munro) per l’Autore InVisibile al Salone del Libro di Torino. E, tra tutti, gli incontri più affascinanti alla fine erano quelli in cui chi ha scritto il libro incontrava chi lo ha tradotto, chi lo ha tradotto incontrava chi lo ha rivisto o chi ne ha corretto le bozze, eccetera. Incontri tra persone che rivestono ruoli apparentemente subordinati; persone che sempre restituivano al pubblico l’impressione che in casa editrice regnasse una idilliaca atmosfera di collaborazione. Si lavora “insieme“, non “per“, sembravano dirci.

Bene, quando si traducono testi tecnici, e soprattutto brevetti, e per un’azienda in particolare (dove si è anche lavorato in-house per un certo periodo, imparando dai colleghi e dalle colleghe, dalle project manager, da revisori e revisore, dal tecnico informatico…), anche in questo caso è possibile trovare persone con cui cooperare, anziché gareggiare. Lo capisci quando chiedi consiglio su un termine a un traduttore del team e scopri che sarà lui a rivedere il tuo lavoro, e dopo aver provato a trovare una soluzione insieme ti dice:

Vediamo

“Vediamo”. Non vede lui, da solo, con ghigno da matita rossa. Non vedi poi tu, coniugato al futuro, minacciosamente. Vediamo noi. Cioè collaboriamo, cooperiamo…

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Ho:

_ appena consegnato una traduzione abbastanza lunga

_ un sacco di articoli quasi pronti che ho scritto questo mese ma non sono riuscita a finire per bene

_ voglia di uscire e passeggiare sur la Seine! 

 

Parce-que oui, je suis à Paris:

Locandine a Parigi

Locandine a Parigi

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Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c'era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio...

Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c’era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio…

E poi arriva quel momento (molto vicino alla fine del lavoro) in cui non ti rendi più conto di dove sei.

Non sai davvero se stai traducendo da casa da una biblioteca da Genova o da Parigi. Certo, ogni tanto guardi fuori alla tua destra, dalla finestra della camera di questa ragazza con cui hai fatto scambio di appartamento per tutto agosto, e il Sacré-Cœur ti fa l’occhiolino da lontano mentre si veste di una nuova luce – una nuova sfumatura – come il mare della città in cui ti sei trasferita ad aprile visto dal tuo terrazzo sul porto… Ma non lo vedi davvero.

Il movimento rapido di testa e cuore fa parte del velocissimo meccanismo traduttivo in cui sei presa, è la pausa di cui hanno bisogno i tuoi occhi, che però ancora vedono radar e sonar e trasduttori e circuiti. Perché è lì che sei, su quella barca che vogliono brevettare, nel testo, nelle parole.

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La luce giusta

Questa l’ho scattata io. Non sono una fotografa, non ho una buona macchina. Non c’è la luce giusta e non so ricrearla a pc (se mai fosse possibile). Però mi piace. Perché è la versione più nera del posto da cui traduco quando non ho tempo di uscire fino alla biblioteca con le finestre sul mare che altrimenti adoro (Biblioteca De Amicis, Genova).

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Garlic (Allium sativum)

basil

Ginger (Growing Ginger At Home)

caffè

 

Aglio Basilico Zenzero e Caffè

sulle dita, che ora felici possono tradurre più svelte.

 

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natura morta con ragazza al computer

Luminosa natura morta con ragazza al computer

poverissima patria, arriva arriva la deriva economica
luminosa natura morta con ragazza al computer
poverissima patria, arriva arriva la deriva economica

Le stelle cadendo cercano il tuo volto
cadendo ventimila leghe sotto il mare Adriatico
cadendo dopo gli ultimi anni di scioperi senza nessun risultato
(è solo un momento
di crisi
di passaggio
che io e il mondo stiamo attraversando
è solo un momento
di crisi
di passaggio
che io e il mondo stiamo superando)

La luna sui sentieri, sui destini generali
sui ragazzi che giocano a calcio nei penitenziari
le stelle sui viali, sulle offerte speciali
sulle ragazze che cantano nella notte verso i militari

Pappappappappappappa

Pappappappappappa

E le parole di quel giorno mentre ti spogliavi in mezzo ai campi
saranno argomenti più memorabili dei nostri lunghi abbracci
nella calma che hanno a notte fonda i viali di Bologna

Luminosa natura morta con ragazza al computer
poverissima patria, evviva evviva la deriva economica
luminosa natura morta con ragazza al computer
poverissima patria, evviva evviva la deriva economica

I destini generali, Le Luci della Centrale Elettrica, in Costellazioni

che è poi come mi sento ora, sorvolando sulle posizioni altre che potrebbe occupare l’aggettivo “morta”, ora che dovrei essere alla laurea di un’amica a Bologna  (o in un altro centro di gravità almeno momentanea: la terra? l’Emilia? la luna? io e te?) e invece c’era questa traduzione urgente, ora che cerco il video de I destini generali su Youtube e nello spot di 30 secondi dell’Intesa San Paolo mi chiedono se voglio diventare “curetor for e dey“, pronunciato proprio così: “curetor

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*articolo scritto a mano e su smartphone a partire dall’08/05/2014…
problemes sociaux
Ho raccontato (qui) di quanto fossi stanca, di come questa stanchezza non fosse una brutta malattia ma piuttosto – come suggerito da Riccardo Panattoni nella recensione La società della stanchezza di Byung-Chul Han, traduzione di Federica Buongiorno, per doppiozero –  la cura al desiderio poco sano di far tutto e anche di più in un luogo di lavoro (la mia testa) dove per l’imprenditrice di se stessa
nulla è impossibile.
Ho accennato che per guarire, stanca com’ero, ho cambiato città, sventrato un alloggio, riempito a mo’ di magazzino la stanza che abitavo dai miei, scelto una camera singola piccola in un vicolo buio in condivisione a Genova (ma il terrazzino della cucina è vista porto/mare).

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rest

Potrei dire che aspettavo da tanto il momento in cui avrei scritto questo articolo. O forse il momento in cui avrei scritto, in generale: il momento in cui sarei tornata a scrivere. Amo farlo, e per quanto in questa pausa (l’articolo precedente a questo è datato 01 marzo) io non mi sia negata altri amori a partire da e verso di me… c’era un desiderio di tornare a fare (compagnia a) una cosa che mi appartiene da quasi un anno: questo tradurre la traduzione, come dice il titolo del blog.

 

E oggi

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Stamps

Leggo quasi sempre in italiano. O almeno, se ho l’originale: anche in italiano. Ho tantissimi libri in inglese, francese, e non li scelgo mai – nemmeno Le Petit Prince che è corto corto e facile e suggestivo.

Un giorno di tanti anni fa (altro…)

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a poco a poco, tutto

Sì lo so, devo finire il post sulle parole e manca proprio la parte più bella, quella che più mi sto divertendo a scrivere.

Ma martedì ho iniziato a lavorare da traduttrice freelance e ho appena inviato il primo lavoro e volevo scrivere da qualche parte della gioia che ti prende quando non te l’aspetti a vedere la colonna destra sul tuo monitor che si riempie a poco a poco, che cresce, che infine diventa testo e te la puoi riguardare e coccolare tutta.

Quanta bellezza!

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San Girolamo

30 settembre.

San Girolamo. Padrone dei traduttori e delle traduttrici.

Tutti i siti che frequento di solito dedicano alla ricorrenza almeno un accenno.

Io penso che l’altr’anno e l’anno ancora prima festeggiavo alle Giornate della Traduzione Letteraria a Urbino (o Pesaro), a cui quest’anno non potrò purtroppo partecipare.

Comunque ci casco e mi perdo in tutti gli articoli di oggi.

[…]

Dovessi scegliere, però, vorrei aver scritto io (altro…)

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