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Archive for the ‘Social network’ Category

Love

Ho già detto qui e qui che insegno in un istituto di istruzione superiore alberghiero e che ho studenti di tante nazionalità diverse, a volte impossibili da decifrare (il che rende l’esercizio ancora più interessante)… (altro…)

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2 parole 5 lettere : amoretradotto

L’altra volta leggevo una mia alunna albanese “sperare” in piemontese che la verifica sul passé composé francese andasse bene… Mi colpiva che

le parole che sopravvivono dei dialetti sono quelle che ci riguardano più da vicino: quelle che riguardano i sogni, le speranze, i sentimenti…

Oggi è la volta di un’altra ragazza albanese. Posta sulla sua bacheca facebook le foto scattate in classe con la compagna di scuola italiana e sotto le scrive:

Sei bellissima zemra!

Se non mi sto sbagliando, “zemra” è verbo e sostantivo albanese per l’amare e l’amore italiani.

Mi innamoro di quest’uso istintivo delle ‘sue’ cinque lettere dove in Italia ci aspetteremmo le nostre.

Mi perdo a pensare al suono diverso dei sentimenti a longitudini diverse: per me “zemra” sa di zenzero fresco ed erbe aromatiche secche! L’amore è più tondo e più gonfio, l’amare più scivoloso. In francese l’amour è toujours e lo canta Edith Piaf, l’amer è anche amaro ed è il mare, è più blu, sfuma nel viola.

Mi chiedo che suono e che odore e colore ha “zemra” per quell’amica italiana abituata fino a ieri ad amare nella mia stessa lingua.

…E vorrei dirvi, ragazze, continuate a insegnarvi e godervi l’amore in tutte le lingue e le forme che conoscete e suggeritemene un po’, io sono pronta a imparare!

teach & love & imagine

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pure il piemontese

Come insegnante in un istituto di istruzione superiore alberghiero alle prese con studenti più o meno motivati allo studio del francese, ho deciso di creare un profilo facebook che non uso mai se non per comunicare sui gruppi di classe e per ricevere o spedire messaggi privati che riguardino interrogazioni, assenze da recuperare…

Avendo assegnato degli esercizi di ripasso il lunedì per domani, (altro…)

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Paris - Sculpture (J'aime ma femme)

Mentre condividevo questo post della Casa Editrice Gallimard (e lo traducevo), ho deciso di modificare le impostazioni del mio profilo facebook e visualizzarlo, d’ora in poi, in francese.

Poiché sono innamorata della traduzione (anche quando si tratta della localizzazione di un social network), mi sono guardata un po’ attorno con curiosità e ho scoperto:

– che il facebook francese ti invita a “esprimerti” quando pubblichi uno status

– che sulle foto, i commenti, le cose che ti piacciono puoi cliccare “J’aime”… e mi sembra che resti più in sospeso del “Mi piace” italiano (in cui mi sembra esserci per forza un sottinteso). Mi sembra che il facebook francese mi faccia dire “io amo”: “io amo in generale”, “io amo tutto“…

J'aimeExprimez vous

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[Doveva essere un post, ne son venuti fuori di più… Ne sto pubblicando uno ogni due giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Questa è la seconda puntata. La prima puntata con introduzione ben fatta è qui, la terza puntata sarà qui, la quarta qui]

 

Giacché parlando di “femminicidio” ho citato “le donne” e le donne come le vedono “loro”, passo a una parola entrata in auge solo recentemente e che riguarda (scontrandovisi? ma non mi piace comunque) l’idea di “donna = mamma” che cercano di passarci a tutti i costi come necessaria e ovvia. Mi riferisco a: “baby-park” o “baby-parking“.

babypark

Sono quei luoghi in cui (altro…)

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[Doveva essere un post, ne son venuti fuori di più… Ne pubblicherò uno ogni due o tre giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Negli altri, i primi due paragrafi li avrete già letti… Se volete saltateli! Troverete poi la seconda puntata qui, la terza qui e la quarta qui.]

 

Fine anno. Sui social network impazzano giochini vari e moderne catenedisantantonio (che virtuali se non altro sono meno care di quelle di quando ero piccola io, quando come minimo ti venivano a costare dieci francobolli) che ti invitano in un modo o nell’altro a fare bilanci, stilare classifiche, prendere decisioni su cosa vuoi tenere e cosa vuoi cambiare, stabilire buoni propositi, inoltrare regali virtuali.

(altro…)

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E vado a riprendere in mano Le città invisibili, capitolo 5. Ci trovo:

“crescere in leggerezza” <– infiniti che diventano buoni propositi

crescere in leggerezza


 

Italo Calvino aveva l’abitudine di tenere sempre in tasca un foglietto piegato in quattro parti. Ogni volta che sentiva il bisogno di annotare un pensiero, una riflessione o un’idea utilizzava un quarto di quel foglietto: quando esso era zeppo di parole e non vi era più alcuno spazio lo riponeva in una cartella, e passava ad un altro.

In questo modo, per sua stessa ammissione, sono nate anno dopo anno Le città invisibili, una serie di descrizioni brevissime di città tutte inventate che si susseguono una dietro l’altra come fotografie in un album; l’autore le ha immaginate a gruppi, ogni gruppo legato da un elemento comune – la memoria, il desiderio, i segni, gli occhi, gli scambi… – e poi le ha sparpagliate e alternate tra di loro, come fossero fili di colori diversi che si intrecciano senza confondersi. Il racconto avviene attraverso…

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