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Archive for the ‘Sulla traduzione…’ Category

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Ho visto il documentario Voyage en Barbarie – Under the skin e no, questo non è un post sulla traduzione dei titoli dei film. Anche perché “under the skin” è un po’ un sottotitolo, una citazione, o anche il naturale proseguimento della frase precedente, e di sicuro un dolore sottile, persistente, per tutta la durata dello “spettacolo”.

Che è in sostanza una raccolta di testimonianze di giovani eritrei rapiti e rinchiusi (e torturati) in prigioni sperdute nel deserto egiziano del Sinai per essere rilasciati solo in cambio di riscatto – più la testimonianza di un etiope, quella di un aguzzino, e quella di un Imam che si è opposto al traffico illegale di esseri umani della sua zona – tutte montate con sapienza, accompagnando lo spettatore delicatamente (per quanto possibile) in un viaggio violento fin dall’inizio ma che rivela le sue atrocità poco per volta. (altro…)

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Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c'era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio...

Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c’era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio…

E poi arriva quel momento (molto vicino alla fine del lavoro) in cui non ti rendi più conto di dove sei.

Non sai davvero se stai traducendo da casa da una biblioteca da Genova o da Parigi. Certo, ogni tanto guardi fuori alla tua destra, dalla finestra della camera di questa ragazza con cui hai fatto scambio di appartamento per tutto agosto, e il Sacré-Cœur ti fa l’occhiolino da lontano mentre si veste di una nuova luce – una nuova sfumatura – come il mare della città in cui ti sei trasferita ad aprile visto dal tuo terrazzo sul porto… Ma non lo vedi davvero.

Il movimento rapido di testa e cuore fa parte del velocissimo meccanismo traduttivo in cui sei presa, è la pausa di cui hanno bisogno i tuoi occhi, che però ancora vedono radar e sonar e trasduttori e circuiti. Perché è lì che sei, su quella barca che vogliono brevettare, nel testo, nelle parole.

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in/finito

Mi piace quando nei libri, trovo me invece dell’altro/a.

[Mi capita sempre, quando è il libro giusto. Lo vedo, mi chiama, lo sfoglio, mi specchio, chiudo e acquisto. Se sono a casa ed è la mia libreria che ho davanti, vale la stessa cosa. Mi ritrovo e lo metto in borsa. E(ppure) mi stupisco sempre.]

Mi piace ancora di più quando i libri che scrivono di me non l’hanno fatto apposta. Per dire: una settimana fa Paolo Nori, nel primo dei Tre discorsi in anticipo e uno in ritardo, scriveva di Reggio Emilia, del ponte di Calatrava – io ci leggevo i miei pensieri sul romanzo che sto traducendo; ieri sera Michel Foucault scriveva ne La volontà di sapere (volume 1 della Storia della sessualità) sempre i miei pensieri, sul romanzo che sto traducendo e sulla traduzione in generale. (Forse su ogni libro? Forse su ogni lavoro?) Eccoli:

 

Il mio sogno sarebbe un lavoro di lungo respiro, capace di correggersi man mano che si sviluppa, aperto alle reazioni che suscita, alle congiunture che gli toccherà di incontrare, e forse ad ipotesi nuove. Lo vorrei un lavoro disperso e mutevole.

Michel Foucault, La volontà di sapere, Storia della sessualità 1,
traduzione di Pasquale Pasquino e Giovanna Procacci

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Robert Ward Tour

C’era uno scrittore americano a raccontarci di quella volta che gli hanno offerto di ubriacarsi pesante, c’era la storia di un uomo che ha perso il lavoro, c’era un interprete italiano che è diventato sardo, poi milanese (alla fine da innamorata degli accenti quale sono gli ho chiesto spiegazioni ed era greco!), c’era un antropologo-lettore-autore-traduttore-scout-editore (!!!) con cui non potevo non chiacchierare. C’era una battaglia a palle di neve, e quanto suona più seria e importante invece una “snowball battle” letta in americano da chi l’ha scritta! C’era del whisky. C’erano tutti gli ingredienti per una splendida serata, un reading divertente di un libro interessante, pubblicato da una nuova promettente casa editrice –Barney Edizioni– che si occupa di

letteratura americana molto figa non ancora tradotta in Italia

E sto citando proprio Beppe, libraio della Luna’sTorta.

Quando? Due sere fa: triplo reading di Luca Ragagnin, Robert Ward e il suo traduttore-collega-eccetera(-qui è definito anche “cacciatore di pepite”) Nicola Manuppelli, con intervento della blogger Marta Ciccolari Micaldi.

Ho pensato di avvisare subito quelli di Holden & Company. Ma lo sapevano già.

Nel prossimo post riordino alcuni pensieri su scrittura e traduzione…

 

Post Scriptum_ Il titolo del post è rubato proprio alla rubrica di Holden & Company. Ci avevo pensato un po’ a come introdurre le sensazioni di quella sera. E però è proprio di questo che si è trattato, infine: di sedere al tavolo di una libreria-torteria con un’amica che ride forte, e approva quando Robert Ward dice che le cose disperate hanno spesso conseguenze disperate, e con lei parlare della pronuncia statunitense dell’inglese, di quanto sa di vita, di quanto sa di America.

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a poco a poco, tutto

Sì lo so, devo finire il post sulle parole e manca proprio la parte più bella, quella che più mi sto divertendo a scrivere.

Ma martedì ho iniziato a lavorare da traduttrice freelance e ho appena inviato il primo lavoro e volevo scrivere da qualche parte della gioia che ti prende quando non te l’aspetti a vedere la colonna destra sul tuo monitor che si riempie a poco a poco, che cresce, che infine diventa testo e te la puoi riguardare e coccolare tutta.

Quanta bellezza!

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to Hogwarts

Parto da lontano.

Frequentavo le scuole medie e leggevo Harry Potter.

Mi piaceva, e quello che ho pensato un pomeriggio è stato: “Com’è brava a scrivere J. K. Rowling“; e un attimo dopo: (altro…)

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Nell’ufficio di Innovalang, dove traduco ed allineo brevetti per lo stage del mio master in Localizzazione, oggi in pausa si parla di libri.

Di quelli che leggiamo, che amiamo, di quando li abbiamo letti e grazie a chi, di cosa bisognerebbe leggere alle scuole medie, alle superiori, di pomeriggio, sull’autobus mentre si va al lavoro.

Abbastanza prevedibilmente, esce fuori l’argomento traduzioni/originali… (altro…)

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