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Archive for the ‘Traduzione a parte’ Category

COÎXITÆ

Ho voglia di scrivere una poesia
La scrivo sul carnet dei biglietti dell’autobus
La scrivo in zeneize
La scrivo su quell* che hanno paura a fare domande
perdendomi tutte le risposte
(che tanto non contano un cazzo)
La lascio a due terzi
e vado a mangiare

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Mi devo fermare a pagina 2 di Bagheria perché mi si affollano in testa le immagini del libro in forma di collage e si sovrappongono a certi luoghi di Palermo e alla rabbia tenace con cui li ho conosciuti e ho l’impressione che se non mi fermo e non torno alle mie parole mi esploderà la testa dal lato finestrino e ne usciranno danzando forbici colla cartacce coriandoli (confetti!) e navi con bambine bionde con vestiti a fiori e ufficiali americani e cioccolata piselli bastoncini di zucchero a strisce bianche e rosse e poi la notte blu i mitra grigi e la polvere bianca o la morte idiota con cui giocare baciarsi prendersi a calci o coltellate e infine una carrozza una villa del Settecento in rovina una città o meglio due e un’isola

Una signora parla di una figlia disoccupata e di un carabiniere disonesto. Lo dovrebbero irradiare dall’arma – dice. E io vorrei godermi la poesia ma quello che succede è in realta che immagino un’arma (probabilmente una spada), e i raggi del sole di quei paesaggi di squarci tra le nuvole, e si sovrappongono lenti e c’è un carabiniere strappato in un angolo e chissà come ruoterà

Lascio che tutte queste immagini finiscano a mollo

nel mare di Recco

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Salgo sulla Strada Nuova leggermente in ritardo rispetto a giovedi scorso (che già ero in ritardo rispetto al giovedi prima, eccetera eccetera), e ci siamo solo io, due piccioni, e tutti i mostri e i leoni a guardia delle entrate dei Palazzi dei Rolli

Mentre arriva un uomo di lontano sento arrivare anche il bus, e corro in un vicolo di cui non ricordo mai il nome, ci siamo di nuovo solo io, un ratto, e una corrente di puzza di smog che scende dalla galleria Garibaldi

Il mattino (come la notte) è quando puoi incontrare tutti i mondi che cerchi di non vedere durante il giorno (animali e mostri, odori invece ce ne sono sempre, sempre diversi, sempre possibilmente cattivi ma ci si affeziona anche a quelli)

Il mattino come la notte è ancora buio e inverno, ma ci sono donne, e operai sardi, e sudamericani, che sembrano non far altro da tutta la vita che girare a quest’ora svegli e puliti e truccati da tre ore (e forse mica sembra solo)

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Pendolare (17)

Mi fanno male le spalle per tutti i libri che ho nello zaino anche se già so che finirò per guardare semplicemente dal finestrino al mare; e per la notte insonne di pensieri su tutto quello che non va e non riesco a far andare meglio

Ma resto lo stesso dieci minuti in piedi nella corrente gelata a sbirciare nel bar per vedere se compare. C’è il ragazzo coi baffi, ma non lui.

Infine mi avvio al treno con in mano la mia crostatina confezionata. E cerco di essere felice perché magari ha cambiato turno, ha cambiato paese ha cambiato città, solo che

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Le piccole fatiche quotidiane di tutta questa gente, che possono sembrare insignificanti ma scavano ogni giorno una ruga di più nelle nostre vite:

Un uomo che attraversa il vagone zoppicando. Una ragazza che scrive e riceve messaggi e nessuno la fa sorridere, e ha il cappuccio pizzicato male dietro la schiena. Un anziano col cellulare coi teschi. E io ho una gamba piena di morsi

Confondo vocali e consonanti, sarà il corso di genovese ieri sera o che mi metto a guardare una coppia di adolescenti che si sistema in motorino lui lei uno zaino nero un trolley rosso una borsa di tela bianca con attaccata una mollettona per capelli

Poi alla stazione lui non c’è, forse è dietro in cucina – vedo ridere la cuoca, sono felice per lei ma il mio croissant al lampone sa di stantio oggi. Com’era in zeneize? Pösu.

Ma forse si usa solo per il pane

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Chino sul giornale per riposare o leggere meglio e battere il vento

Io chiedo a Kader un passaggio per Brignole perché ho paura di perdere il treno se aspetto il 39, e parliamo di come ci han tolto la connessione col tempo (giorni liberi spaiati, orari pure), e del fatto che l’efficienza conta più della morale (tutte le mie riunioni e quel poco tempo classe)

Alla C House le nostre parole diventano solide (o liquide come i caffè e i cappuccini ma comunque reali) e mi siedo accanto a un ragazzo che ho già visto giovedì scorso, e quello prima, ed è anche questo sapere che farai sempre lo stesso orario: avere un rapporto con chi lo condivide con te

Il barista allegro non c’è e si sente nell’aria il silenzio. Quando esce dallo spogliatoio ci cambia il giovedì e lo capisce, e capisce che siamo una specie di pubblico e lo aspettavamo sulla scena e allora vai di sfondamento della quarta parete (quella d’oro kitch del bancone o quella di finto legno del piano brioches? quanto poco conta l’estetica quando lui sorride! passa in secondo piano anche la marmellata zenzero e limone ancora calda che mi accarezza la gola), mi chiede perché rido sotto i baffi

Avrei dovuto chiedergli: quali baffi? Oppure esclamare naturalmente: eccoli qui i sentimenti oltre l’efficienza! Invece ho voluto essere chiara: perché il giovedì parte meglio, così e aggiungere: prima ero disperata – che mi è sembrata un’esagerazione mentre la dicevo ma anche no, parte meglio davvero con le sue battute una giornata che poi ti mette sul treno delle 6 e 30

e ho voluto fare un omaggio a Kader e creare connessioni, così quando il ragazzo se n’è andato gli ho confidato che lo avevo visto che rideva sotto i baffi pure lui (e li aveva veramente!) e quando me ne sono andata io ho augurato buone feste, ho spiegato cosa ci facevo lì di giovedì, ho dato un appuntamento (al 9 gennaio) e ci siamo salutati in un bel francese e sono corsa al binario e tutto è partito meglio, anche il treno nonostante il ritardo, anche l’alba partirà presto nell’angolo sinistro del mio finestrino, dietro il riflesso arcobaleno dell’ombrello

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Mi piacciono quell* che dicono presepio, perché presepe mi sembra più latino (e non lo è)

Mi piace mangiare diversi popcorn alla volta e mettere in bocca anche le dita, così posso leccar via il sale indisturbata

Mi piace anche leccarmi le dita e le mani sporche di cibo se capita, e disturbare, non importa

Conosco quella sensazione di corpo minuscolo sulla mia pancia, ciglia lunghe e ferme, bocca a cercare la tetta nel sonno, sospiro poco prima di svegliarsi e via a cullarlo soffiare e canticchiare così la mamma continua a dormire di sopra

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