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Archive for the ‘Traduzione a parte’ Category

Oggi il vicolo mi regala consigli su come fare meglio il mestiere, e lezioni sulla distanza prossemica tenute da un giovane studente (che alla donna di mestiere porta un nuovo mobiletto) a uno che beve una bottiglia di birra e gira sempre qua intorno, e oggi gli gira un po’ troppo vicino. 

Io con amore, ma con amore giuro, e non perché dovrei lavorare ma voi siete più interessanti dei dieci lavori più interessanti al mondo, vorrei dirti che forse quell’altro non saprà stare abbastanza lontano dagi sconosciuti, ma tu stai cantando serenate in brasiliano che il cliente di prima è ancora dentro, e secondo me queste cose non si fanno, ecco se esiste da qualche parte parte un elenco di quelle regole che X e Y si scambiavano dopo pranzo in un italiano di mezzo questa deve essere una tra le più importanti: lascia stare il cliente precedente, l’amore precedente, lascia a ognuno l’amore suo. Cantale dopo tutto quello che vuoi, e paga per farlo! A ognuno la sua canzone, a ognuno la sua distanza, e la sua intimità…

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Genova a Itaca

È tornata X dalla vacanza al paese suo e ha riportato la bellezza e l’ordine semplici nel mio vicolo sporco. A guardarla sulla soglia che si sistema i capelli neri e lisci, a sbirciare nella scollatura della camicia rosa e beige, e a sentirla piangere guardando il telefonino, soprattutto, mi batte forte il cuore dalla commozione. Chi non si è affezionato ad almeno una puttana nella vita non può capire…

Oggi la sento parlare con alcune colleghe e si stanno mettendo d’accordo per andare alla trattoria delle Grazie, e io vorrei soltanto capitarci davanti nella serata giusta per bermi un gotto di tutta la bellezza e le risate che ci si concentreranno quella notte… Ma il vicino alza forte la musica e si perdono il giorno e l’ora dell’appuntamento e si perde un’altra storia nei vicoli e altre ne nasceranno,, e questa città è una tela di Penelope ma non lo so bene chi sta aspettando e da quanto.. 

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– Buongiorno! Ha una ricarica della X da 10 euro per favore?

– Ce l’ho

– Non ha mica una monetina per grattarla per cortesia?

Mi porge una monetina d’argento e penso “Guardalo lì il genovese spilorcio che non ti lascia manco il ramino per paura che gli porti via un centesimo di soldi suoi!” Ma dico:

– Bello! Di dov’è? 

E il tempo di rigirarmi la moneta tra le mani scopro e mi risponde che – È dell’Eritrea! E io stupita:

– Ah, credevo inglese, americano…

– No, noi qui siamo più per altre etnie…

* * *

Sono rimasta timida e confusa e mi chiedo ancora: ma cosa vorrà dire? Che il bel tabaccaio ha una moglie eritrea, o clienti eritrei? Mi maledico per non essere andata più a fondo, ché non capita spesso che qui ti regalino cinque secondi di fatti loro. Magari ricomincio a fumare e torno a comprare delle sigarette…


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fuochi d’artificio

Questi fuochi d’artificio che sorprendono stasera tutti i vicoli sono per me. 

Non li vedo ma sento che partono dalla tua finestra, che hai dimenticato il mio nome e vuoi festeggiarlo come fosse uscito uno spacciatore di prigione. 

Dammi la mia dose di tristezza quotidiana, che la diluisco nel premestruo e mi pianto una siringa nel cuore

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Il pomeriggio prima della tua partenza mi piacerebbe passarlo in quella caletta col porticciolo sperando di beccare il giorno di chiusura dell’osteria e del bar e che nessun cocktail venga a disturbare le mie onde e la mia malinconia per il futuro.

Il pomeriggio della tua partenza mi piacerebbe passarlo con un altro e fare quella distante innamorata e triste che sa che non tornerai mai o tornerai tardissimo o tornerai cambiato sperando non ti conosca e non sappia perfettamente che non è che una gita di un giorno e che non è il caso di consolarmi per così poco.

Quel così poco io vorrei diventasse moltissimo e degno di malinconia e d’altro, e suddivideremmo i pomeriggi liberi tra le spiagge occupate e altre passeggiate, e moltiplicheremmo le sere nell’eco dei nostri nomi nei cortili nei vicoli nelle bottiglie di vino, e collezioneremmo notti come scatti di un rullino di quella qualità lì più alta che non mi ricordo la misura, foto a colori, pure, e tutte stampate e guardate e toccate, fisiche, ma poi potremmo sottrarre loro anche il tempo di qualche parola, nella nostra stessa bella lingua, nei nostri vari sporchi accenti, nell’anglomilanese ed in francese.

Grazie per l’ispirazione a inventare mondi dove quasi quasi potrei anche stare bene. 

[Questa non è una lettera vera. È la matematica che mi entra ancora in testa quando scrivo d’amore. Non è neanche amore vero… Ma un’espressione di un amore possibile perché no, o già esistito, già successo a qualcun altro, ecco è l’amore di qualcun altro, io canto di voi che ci assomigliate, che vi sedevate sugli scalini, che resistevate al vento…]

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negli occhi

Se mi guardate negli occhi il riflesso del ponte monumentale o dei palazzi di piazza De Ferraris e vi sembra amore triste, è solo il sole in faccia mattutino e l’umidità al 69%, e il ricordo dei vicoli senza puttane ché è troppo presto per lavorare anche per loro…

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Sento dal cavedio la vicina che ansima e non capisco se sta facendo l’amore o se sta parlando col cane. La terza cosa che mi viene in mente è che forse sta facendo l’amore col cane, e vi assicuro che sembrerebbe possibile anche a voi se sentiste come urla “Eccomi, eccomi!” (Che poi mi sembra un modo bello di godere, meglio dell’italiano “Vengo” e del francese “J’arrive”, perché voglio dire ma vengo dove? O arrivo dove? Invece eccomi qui, amore sono qui, presente, a me, con te…)

Lascio l’acqua sul fuoco e scendo dal fruttivendolo ma è chiuso. Vado più lontano, da A. 

A mi ha chiesto di sposarlo tante volte prima che me ne andassi nove mesi, e ora sorridendo mi mostra la foto di suo figlio, dei suoi miliardi di nerissimi capelli; mi racconta di sua moglie e del destino che ho scampato e l’aglio poi me lo regala come a dirmi io lo so che non sei veramente una strega come vuoi far credere alla gente…

Io sono felice per lui e per me, e per me spero che non mi sia scoppiata casa. Torno a farmi il soffritto e i fatti della focosa vicina. E scrivo a Stella – che ha ragione quando dice “Non ho mai visto in nessun’altra città una tale densità di pazzia…”

Neanche di amore, però! In tutte le sue forme…

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