Feeds:
Articoli
Commenti

La Scia Te Mi Sta Re

Lasciatemi stare

Voi convinti che sia facile

Voi convinti che un sorriso vale tutta la disponibilità

Che ne sapete che gli ho sorriso tutta la sera e lui non è restato Lui non è qua

Annunci

Ci sono così tanti viaggi in questa foto brutta dove sembra che gli oggetti siano stati sparsi a caso, che mi si stringe il cuore di gioia a guardarla e ho voglia di partire o tornare in uno dei mille luoghi presenti.

Ci sono il libro e il mio carnet su Tangeri in cui andrò a dicembre e la cartolina di Tangeri dello stesso giallo della mia cucina genovese e quella di Chefchaouen dello stesso blu del cielo che mi hanno portato Monica e Ahmet, che hanno dormito qui (le loro coperte sono ammucchiate su una sedia nell’angolo in alto a sinistra) e si sono conosciuti in Marocco ma vengono da Romania e Canada e Turchia e Spagna… C’è il quadernino delle parole in tutte le lingue del mondo e la matita con cui mi hanno insegnato a brindare in turco. C’è il riflesso del mio vicolo adorato e sporco, e la mia tesi sulla francofonia, pensata in Québec e iniziata a Nizza…

C’è un sacco di amore e di vita di cui sono grata e sole, anche se dal caruggio non entra

Invito a

non cadere nella trappola tutta genovese delle lontananze, che pensa sia coraggioso studiare a 60 chilometri da casa, e lungo andare dai vicoli al ponte monumentale;

continuare a fare nei caruggi ciò che i caruggi mi fanno venire voglia di fare: fumare, cantare;

trovare una spiegazione irrazionale alle gocce d’acqua sul bordo della mia tazza di caffè; dimenticare che ho la testa troppo vuota di sonno e piena di ispirazioni per scegliere

Accarezzando coriandoli imbocco un vicolo perché mi precede una amazzone bionda a schiena scoperta, come se l’11 ottobre fosse qualcosa di estremamente relativo, e le stagioni amasse deciderle lei (come me, come te, ecco qual era l’altra cosa in comune che scordavo)

Svolto a sinistra e invece di accelerare mi fermo qui

perché qui c’è Genova in tutti i suoi chiaroscuri, Genova perennemente in costruzione e mai costruita: in piazza della Maddalena un’artista regala un fiore di vetro (che lascio a chi sappia prendersene cura meglio di me) e in via della Maddalena, in un mare di puttane che son sempre di più e sempre più belle, un uomo va scalzo a comprare il giornale, e una scala a pioli va al ristorante, e a me viene fame.

Magie

Con questa luce in Via Maddalena alla mattina ti dimentichi che è un posto di puttane e sei in vacanza in un borgo medievale con un gruppo di amici, zaino in spalla, tende al seguito, andrete a fare il bagno in una caletta mozzafiato… La magia è bella perché dura il tempo di un’ora, e poi il quartiere torna ad essere quello che è e che ami, e la luce solo un modo di esaltare le ombre, e le ombre hanno tacchi a spillo e code di ratto, o si nascondono sotto le stagnole, o sanno di merda…

Buongiorno contraddizioni, buongiorno bellezze. Buongiorno a Genova umida e accogliente…

!!!

È una lotta impari. La pazzia che serpeggia tra questi vicoli si fa reticolo e uscirne è roba tosta, bisognerebbe stracentrarsi e non è il periodo giusto.

Inizia a pioverci sulla testa mentre ci abbracciamo e ritroviamo, amico mio, e manco vorrei scriverlo perché quando in un posto ci vivi l’alternarsi delle stagioni non è più una sorpresa. Quindi vivo qui. Vivo (in) questi vicoli e (in) questa pioggia e amo non sempre fisicamente questa città.

Grazie ai pazzi.

Grazie a chi ci fa sentire vivi, a chi sa ascoltare i discorsi senza senso, le semantiche sconvolte dei quartieri peggiori senza giudicare.

Cammino piano.

Perché conosco la strada e perché non so cosa mi aspetta dietro l’angolo. Quale nuovo capriccio. Quale compiutezza. Quale bagliore di realtà

Punti esclamativi…

Sto alla finestra. Sento l’odore del sudore dei vicini. [Istruzioni per l’uso: leggere questa frase come di tono neutro, senza giudizio né positivo né negativo. Se è impossibile, sappiate nel caso che nelle mie narici c’è più amore e curiosità che fastidio…]

Mi sono innamorata di Genova e Genova è un fidanzato stronzo di quelli che rubano e hanno problemi di alcol e droga e esagerano e ogni tanto li beccano e tu li ami anche per quello ma poi ti preoccupi per loro e per te. Con questo fidanzato stronzo fai l’amore come non l’hai mai fatto con nessuno e vieni toccata come nessuno ti ha toccata mai, ma devi anche pensare se puoi sopportare l’aura di pericolo, la sporcizia, gli sguardi altrui e il fiato mozzo ai movimenti appena fuori dalla visuale, i controlli della polizia nel cuore della notte [o le botte della polizia nel bel mezzo del giorno, altro che cielo, Ciao ragazzo fermato ieri sotto gli occhi di noi impotenti, che spero non ti abbiano dato in caserma quel che non ti han potuto dare davanti a noi]. 

Non puoi pensare di riuscire a cambiare le cose (né devi volerlo). 

O forse Genova è la famiglia difficile di questo tuo fidanzato stronzo e con lui c’è anche la mamma nobile di Via Garibaldi, e parenti stranieri (Via Pré), sorelle carine (Boccadasse d’inverno) e sorelle puttane dei vicoli, fratelli normali (Nervi) e un padre sbirro (Simo), e tu impari a amare tutto questo e non poter intervenire e cerchi di concentrarti su te stessa per non diventare pazza, ché qua manco fra pazzi c’è solidarietà, ci si lascia fuori da case che non sono nostre, ci si propongono appartamenti scomodi, o il pavimento è la strada – sporca com’è.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: