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Accent

Ieri mi hanno detto – in francese – che non ho accento (e io ho risposto grazie sospesa tra gioia immensa e strana tristezza) e poi che ho l’accento di un’inglese, di una norvegese infine. Ma beh, allora facciamo che ho l’accento di una del Polo Nord (ci abitano francofone al Polo Nord?) oppure semplicemente ogni accento sta nell’orecchio di chi ascolta, o in certe giornate più che in altre, nel Pastis, nella gioia, nel mio cuore in viaggio in giro per la Francofonia, ed è mutevole e interessante e speciale e unico

Ora esco però, ché vedo che accento ho oggi

Questa sarà la mia seconda estate di seguito senza un viaggio e senza una vacanza e io muoio dentro, di stanchezza e di noia. Forse tornare a New York, tornare in Quebec, non è una buona idea: sono viaggi con uno scopo, mete precise. Poteva andare diversamente a Parigi perché c’erano di mezzo Rennes e Digione, e voglia vera di essere altrove. Ma mi hanno rubato il telefono e molte ore di sonno e possibilità. 

Dovrei andare in Polonia, tipo, o in Germania, dove ho molti amici e Stettino, Berlino. Dovrei andare a vedere i Balcani o la Grecia, i gelidi fiordi dell’Europa Settentrionale. Invece ho la fortuna di traslocare da Genova al Canada, dal Canada a Nizza, da Nizza alla Provence. E non me la so godere perché sono traslochi non viaggi, foto da appendere ai muri spogli più di quante ne fai di nuove per strada. Vorrei una vacanza o un cheri/e, come mi suggeriva ieri Giuseppe. Vorrei non volerlo.

Na

Mi sveglio nell’odore di ieri, nell’odore di sudore di ieri, nell’odore di sudore di chi ieri ha ballato scalza l’ultima canzone nella sua bella cave, perché non sapeva ci sarebbe stato ancora jazz (questa sera – non vedo l’ora – l’ennesima valigia la faccio quando torno così la faccio male come al solito)

Eppure ho fatto la doccia

Eppure ho aspettato sveglia che mi passassero i phantasmes e le fantasie e non c’era che l’odore neutro dei miei pensieri pieni di voglie. Vorrei segnarle sul calendario per capire se c’è un ordine segreto o scientifico nel loro ritornare a morsicarmi dopo un po’…

E scusatemi se so ballare solo da sola, tornare a casa: da sola, dormire da sola. Mi riempiono così in fretta i vostri sorrisi le vostre parole e in definitiva le vostre persone che poi ho bisogno di me per ritornare a respirare, a maledirmi per il vuoto attorno.

Allora appena sveglia ho prenotato un ristorante a Londra

e l’ho ascoltato dirmi che sta leggendo un libro che gli parla di me, chiedermi un indirizzo per spedirmelo alla fine, buttarmi lì a casaccio che ritorna e io per un attimo sono il pony con la coda rosa delle giostre dell’infanzia: immobile, in un vortice di musica idiota

Vi Amo

Sono iscritta a settemila blog che mi occupano il tempo nelle mattine di tristezza.

Oggi la mia tristezza non è a caso, ha certi nomi che mai avrei pensato di darle. Ha la stessa lunghezza della distanza che separa me e quei nomi. Sono tutti nomi propri, di persone e una città. Sono nomi a cui ho spesso anteposto per iscritto quell’amore di cui parlavo ieri con Giulia. 

Solo quegli amori possono diventare tristezze, anche se tu vorresti non accadesse mai

Il Castelletto a Genova è un posto incredibile, da cui si gode di una vista incredibile, che nessuno riesce mai a fotografare. Ho piene le memorie SD e le cartelle del computer di foto prese da tutti gli angoli – cambiando mille impostazioni, e nessuna rende la bellezza di quel panorama: mostrano tutte troppo grigio e non bastano i filtri, mostrano tutte un altro cielo; mi ricordano con chi ero, certo, come stavo, cosa sentivo e di cosa avrei parlato scendendo (di musica acustica con il suonatore di tromba che ha inseguito me e Mariane fin lassù, del fatto che tutti se ne vanno dicendo che torneranno e poi non lo fanno mai e Simo non ce la fa più a sopportare i suoi vuoti) ma nessuna riusciva a impigliare quel panorama incredibile e quell’incredibile bellezza che non puoi spiegare a parole perché figurati, se non la si può riprendere in fotografia come è possibile allora?

Ci hanno provato in molti, credo anche famosi, ma viene fuori sempre un che di cartolina fotoshoppata, e noti i palazzoni e le brutture – che se invece stai lì affacciata si perdono nei tetti che chiudono il sole ai carruggi, che fanno nascere parole ai De André.

Questo libro (incredibile) prova a suggerire un senso, un punto di vista, una bellezza sua, da vedere tra le righe del maglione colorato di questo vecchio lavoratore, questo genovese. Ma non è che un altro tentativo e sono certa che stando affacciata lì ci fossero altre cose da vedere, altre cose che non sono scomparse al momento dello scatto, sono ancora lì, sotto i bracci delle gru del porto o nell’aria smossa dalle bandiere crociate o tra un piano e l’altro delle impalcature della chiesa di Carignano, ma che una foto non riesce a cogliere quanto uno sguardo di insieme – gettato dal parapetto del Castelletto.

A me non piace vedere le città dai luoghi da cui le vanno a vedere tutti. Ma Castelletto è incredibile e ogni persona che ci sale guarda a Genova in un modo diverso, e prova a fotografarla, ci prova davvero, con i cavalletti gli obiettivi gli iPhone 7 e gli effetti di Instagram. 

Ma Castelletto è incredibile in fotografia, ci credi solo se ci sali.

Jules

E mentre noi non uscivamo, non guardavamo un film, non bevevamo un verre en ville (ma tre birre in veranda sí),, mentre parlavamo di domande, senza darci alcuna risposta,, tutto nella mia stanza di colpo si sistemava, e spero anche nella tua, e noi sceglievamo di partire per Londra, e un amico mi dava appuntamento presto, e io ascoltavo una musica che mi ricorda l’unico amore che ho avuto non corrisposto per il solo gusto di ascoltarla, e ripensarmi, senza dubbi e senza invidia, essermi:

And the Buffaloes used to say be proud of your name
The Buffaloes used to say be what you are
The Buffaloes used to say roam where you roam
The Buffaloes used to say do what you do…

Torna con me

Io lascio perdere questa luce

Torno nei vicoli

(Ci torni anche tu)

Mi affaccio alla finestra quando suoni perché è molto più bello vederti da una prospettiva inedita che filtrarti al citofono

Lascio perdere la musica,

detestabile

Torno a dormire tranquilla,

senza caldo e senza paura

Facciamo sogni semplici

Facciamo invidia ai vecchi in centro

Facciamo lunghe passeggiate in posti inutili,

senza capirci

Facciamo l’amore e le foto, sotto il letto

Facciamo le cose al contrario

O facciamo la cosa giusta…

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