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I’m messing up with memories a bit (and prepositions probably, too) : it wasn’t Bes the one in the turkish café in Prishtine, the one in green eyes and coat, the first person I talked about EU visa and borders to. About that risky fucking game of giving and taking parts of a land for having the permission to go out from there faster

But it’s you that I spend a whole day with, you playing cards, you eating pizza, you forgetting diaries at banks and doing all the things I normally do. But will you come and see me if ever Europe will become reality? I swear I’ll study periodo ipotetico, whatever its English name is. And I’ll practice my English. And I’ll learn how to draw again. And I’ll kiss you and offer you a beer bigger and happier than last time

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Tempi

Esco per la prima volta in balcone da quando son tornata (sintomo che sto male. Se no cerco il sole il cielo l’aria la visuale aperta la vita altrui) e mi è cambiato il panorama di triangoli e inclinazioni a cui sono abituata. Una vicina sta ristrutturando e il suo tetto si regala una tripla cornice in legno chiaro che prima non aveva (etica ed estetica delle linee delle impalcature da ristrutturazione)

A volte ancora immagino la parte di destra del mio sguardo coperta da quell’albero che hanno abbattuto… All’inizio mi mancava. Poi così soltanto ho potuto scoprire un palazzo qui di fronte che ha la stessa struttura del tetto del mio. Una volta che a passeggio si parlava di architetti con mia madre e ci passavamo proprio sotto (avevo calcolato quale dovesse essere – e ci ho fatto l’amore da quelle parti una volta, con quello là dal nome di ortaggio, e mi fa impressione sapere che avrei potuto conoscerlo prima, stando alla finestra) le ho detto che credevo che ci fosse dietro la stessa mano, e lei ha confermato: è quel che amo e mi spaventa delle città piccole e provinciali, il fatto che c’è sempre qualcuno che sa le cose prima che le scopri tu

E prima ancora di vedere le gocce nell’aria o per terra, sento che inizia a piovere. Ringrazio il tempo cronologico per avermi fatta uscire giusto in tempo per assistere al cambiamento magico del tempo atmosferico

Scrivo e torno a studiare…

INTANTO, INOLTRE

Dietro di me una donna parla di scuola e ho le fitte al cuore

E fa progetti e cambi d’abiti per un matrimonio al sud

A fianco una donna legge un grosso libro di Lia Levi e ride

Ringrazio Anne per le parole e lei mi invia plein d’autres mots à partager

Il mio mare ligure e la mia nipotina allegra mi aspettano al binario del prossimo treno

ANDARE TORNARE?

L’après-midi inizia con la fiaba di un altra estate… Io mi appoggio allo zaino che si appoggia alla piglia su cui poggia la volta dell’atrio di Torino Porta Nuova, che da quando l’han ristrutturata non risuona più (ricordo lo stupore della mia prima gita, e come mi sembrava tutto enorme qui – mai quanto il Duomo di Milano però), ma basta il piano

Il musicista è rosso di sole e imbarazzo, ha dita corte e al contrario, all’insù, e col suo piccolo pollice ai tasti fa certe carezze che mi eccito e commuovo, e lo ringrazio tre volte con gli occhi pieni più della valigia

Fede è Fede, che qualsiasi cosa dica la gente pensa che sono innamorata di lei

Entriamo dal kebabbaro sbagliato, di numero civico e salse, ma mi guarda (occhi verdi, ciglia nere, pelle da toccare col palmo della mano, col dorso della mano, coi capelli coi gomiti coi piedi) e dice, nell’italiano che sta imparando: ANDARE TORNARE?

Risponde Fede per me (grazie), che sto facendo entrambe le cose

Io balbetto nomi di città e sono così stanca…

così innamorata…

A voi

[Però mi spiace non mancarti mai, sai]

Stasera invece io e te guardiamo su iris Una storia vera e guardiamocelo tutto, in silenzio, mettiamo su un sugo lungo e poi guardiamoci sto film, poi facciamo l’amore e mi brucerà tantissimo, ma me ne frego. Perché poi domani non voglio saperne, voglio tornare a casa e sapere che ho finito di fingere. Voglio annullare Grenoble, annullare Parigi, annullare il Marocco e non imparare l’arabo mai – distruggere tutto da un sito internet mi dà una tale sensazione di pace!

Ieri notte ho dormito con la porta del ballatoio aperta, e ciao vicina, ciao zanzare, benvenute mostre francesi sulla pelle e nei miei sogni, benvenuto a dio

Mangio e dormo molto male, la guarigione è la cosa che procrastino da più tempo,, dalla nascita

Non tengo il blog perché sia letto, ma questo non vuol dire che non pensi a chi mi legge, e così ogni tanto sbircio le statistiche. Non mi interessano i numeri (visualizzazioni, stelline, commenti), ma i nomi. Le storie. Le strade che ha fatto la gente per arrivare da me. Così imposto il filtro sugli anni, e scopro che nel 2018 la gente ha googlato per trovarmi 666 termini di ricerca sconosciuti: questo numero mi piace… E tra quelli conosciuti ci sono i soliti che ritrovo ogni anno (“speruma”, “applauso in lis”), e stasera due volte “noelle revaz”… Solo che sono quasi certa di non averne mai scritto! La ricerco a mia volta e scopro che ha scritto in una lingua nuova Cuore di bestia, un Rapport aux bêtes molto particolare tradotto da Maurizia Balmelli (letta da poco su doppiozero dove scrive di migranti e di Parigi, e che mi ha ispirata una volta di più a immaginarmi vivere in quella città – e magari tra due settimane ci passo, a Jaurès, dai loro scalini) che mi mette voglia di interessarmi alla Svizzera.

Una cosa per volta, un viaggio per volta. Un bel giorno me la faccio tutta la francofonia, giuro. Per il momento la leggo, mi preparo…

Verso Marrakech

Quel primo giorno che sono arrivata tardi al cinema Rif perché ero alla kasbah e mi sono persa e ho incontrato Sanae che ha sceso le scale con me dandomi il numero e il braccio, e tu stavi già bevendo un té (bere il té, in Marocco, va da solo assieme al tempo, non è una cosa a cui pensi mentre lo ordini, ne hai sempre uno in mano e basta, o sul tavolino se è troppo caldo – poi noi di elucubrazioni e classifiche ne abbiam fatte lo stesso, come turisti, e banalmente vinceva sempre l’Hafa: vista su mare e spagna, passato rock, il più economico, e comunque il più buono)

C’era un imbarazzo per me inspiegabile e mi ricordo i tuoi denti e il modo di chiuderglisi attorno delle tue labbra e le smorfie che si sono formate quando ci siamo fotografati da una parte all’altra del bagno, come fossimo uno specchio.

Questa sera i miei ricordi marocchini sei tu, oggi i nostri discorsi sulla e della luna, sulle e ancora sulle tombe cartaginesi.

A pensare che ho prenotato un altro viaggio un po’ piu a sud, mi vengono brividi di caldo e luce agli occhi. Cerco colori nuovi ma spero riusciremo un pomeriggio a rivederci, té in mano, un minuto almeno di imbarazzo se è così bello come lo abbiamo reso bello in quel dehor e in quel bagno noi, e l’impossibilità di toccarci, e il tuo francese ed il tuo inglese dolci, e mi chiederai di ridirti Furbetto, e ti sgriderò per non aver studiato e rideremo ci augureremo di nuovo buon viaggio.

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