Feeds:
Articoli
Commenti

Cerchi

Un uomo si allontana dietro di me, in direzione opposta alla mia. Risuonano i suoi tacchi, io mi sono molto dentro

Leccare la città

Annunci

in casa

Ad Alassio c’è un sottopassaggio al mare pieno di libri a offerta libera a partire da un euro, e mi sembra che l’euro va in beneficenza.

Ci ho comprato un Adelphi su sesso e psicanalisi, Jules e Jim che ancora un poco e a trovarlo mi veniva un colpo bello al cuore, e Una vita violenta di Pasolini che ad aprirlo profuma – giuro – di biscotti fatti in casa con i resti della pasta per la crostata. Avete presente? Com’è possibile? Son libri vecchi e sporchi di sabbia, firmati da mille mani, da fuori puzza di fumo e da dentro… da dentro (ma solo una volta, se riapri di nuovo allo stesso punto non funziona più) questo libro profuma di biscotti fatti in casa con i resti della pasta per la crostata!

E io continuo a tuffarci il naso e sospirare come un’idiota

Una chiesa in pietra arroccata su un cumulo d’auto, forse a Maggeni, che se lo cerchi su Maps ti si apre una vista sull’interno di un garage privato disordinatissimo.

Un tempo che si imbruttisce come predetto, un mare arrabbiato che a Loano ne parlano proprio come fosse un uomo, uno che si è mangiato due file di ombrelloni ai Bagni Marinella. È da lì, dopo aver passato tre spiagge che hanno nomi del cuore (Torino, Pietro, Nuccio: una delle mie città e due dei miei bar) e una piazza dedicata a un partigiano medico filantropo sindaco (Dino Grollero – e mi chiedo se non siano sinonimi in fondo), che vedo mia nonna chiacchierare con le amiche, aspettarmi e blagâ (vantarsi) anche se o forse perché sono sportiva, e comunque ci sono. Mi piace andarla a trovare, urlarle le cose, rispiegare perché son vegana, conoscere questo signore che mi ricorda tanto mio nonno. Mi piace la vista sul mare e sui monti dalla terrazza del Bel Sit, studiare in treno come non ho mai fatto nemmeno all’università e poi mi piace occuparmi del mio corpo la mia bocca ed il mio cuore andando a parlare di Insurrezioni linguistiche. Mi piacciono le insurrezioni linguistiche!

il mattino che taglia in diagonale in cima i fiori e gli alberi e fa il miracolo: niente scivola; una luce sull’asfalto, dove non c’è mercato, che solo sul porfido a Bra correndo da Silvia; un mucchio di studenti che spinge per prendere il 3, tutt* insieme e ognun* da solo; un furgone mi fa attraversare lontano dalle strisce; la linea invisibile dove finisce via Bruno Buozzi e inizia piazza Di Negro che è da qualche parte in mezzo ai due cartelli e solo a Genova esistono confini così misti e poco netti; prendo il 18/ e in galleria entra lo smog: chiudo con un botto il finestrino e sono in Marocco, a Casablanca o a Fès, dove in francese si dice che la meccanica dell’aria è decisa dal popolo ma se c’è disaccordo è chi vuole chiudere che vince, il calore vince – lo penso e lo sento oggi che è davvero primavera

Carignano senza cupola, solo i due campanili, una specie di maccaia blu e un uomo che corre su per salita degli angeli, i tacchi alti delle prostitute che aspettano all’angolo, correre per prendere l’N3 e scoprire che l’isola di piazza acquaverde fa ancora caffè, anche a quest’ora; in via Balbi un ragazzo spunta dal vico e mi chiede se ho paura: gli dico di no; libri che vorrei leggere in via XXV aprile ma è notte e la libreria è chiusa; il mio carruggio come sempre bagnato di birra,, entrare a casa accompagnata dal marocchino del civico 4 che continua a chiedere a qualcuno -dall’altra parte del telefono- se va tutto bene (koulchi labas), tutto bene (koulchi bkhyr),
e non ne ringrazia dio

e poi

e poi:

(con la coda dell’occhio) il dislivello tra le altezze delle teste di una coppia in moto, con la doppia sella;

(per dieci minuti interi) l’anarchia in come han disposto i dissuasori nelle aree non parcheggiabili vicino alla fontana di piazza del principe;

(davanti a tutti) iniziare a mugolare appena la lingua si posa sopra la focaccia del panificio del lagaccio, e continuare mordendo, appena esce l’olio;

e c’è un manifesto femminista di tre mesi fa e se il mare ieri era un lago, e la prima fila delle montagne blu proseguiva molto oltre Savona e lo circondava all’orizzonte, come un lunghissimo istmo – fino a Portofino, oggi è il cielo che si è sciolto là in fondo e fa da ponte tra Ponente e Levante, e io passo dai miei e dai nostri luoghi con un sorriso grande così

Dopo che abbiamo fatto l’amore mi piace la lentezza nel tornare a casa, voltarmi e scoprire un vicolo nuovo,

una fermata del bus che non avevo notato, una vista sul matitone,

sentire tremare i piedi quando passa il metrò,

trovare una piantina di aloe e tenermela – a fare radici,

comprare qualcosa a buon prezzo al mercato di Di Negro, anche iniziare a scriverti e vedere che stai scrivendo anche tu,

e ora sorprendere un ragno sul braccio, e poi sentire il sole caldissimo addosso…

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: