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Questa storia che io non so dormire che da sola è una cazzata che mi racconto o è veramente un blocco psicologico che ho da.. da quando? Con M dormivo e volevo dormire, e l’ho desiderato dal primo giorno. Con D che ora è sposato e ha una bambina io dormivo (e sognavo di sposarmi e avere una bambina). Forse dormo se sento che l’altro mi ama (le amiche non valgono) 

e con questi pensieri riascolto Battiato dopo tanto tempo senza dolore né ricordo ed è di nuovo anche mio, 

e quanti nomi son passati tra noi prima che potesse succedere

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NOTTE INGOMBRANTE

NOTTE INGOMBRANTE

o forse è stata una notte ingombrata

di fantasmi di volti molto vivi

quiz a premi

caldo

liquidi.

MI HA PRESO SU CARTA MOLTISSIMO SPAZIO

e nella testa

attorno al cuore e scavandone i ventricoli

nella memoria

(anche quella del cellulare).

CANCELLATE IN LEI

le luci del Marocco a dicembre

un invito dolce a giocare a carte

certe tesi

sull’educazione.

*

OGGI mi riprendo il giorno

e il mondo

e lo zenzero per le mie cene vellutate

e il sorriso di Otmane

Cose

Il corpo ancora tutto rotto per le nostre capriole come le vostre grandi e le piccole (le buone invece non si rompono – tu mi insegni il gergo di cirulla e le nasali genovesi di cui non mi ero accorta prima)

Mio padre vederlo per un caffè a una stazione intermedia perché, precari, siamo a casa e lontani da casa a momenti inversi

Creuza de ma capirla ogni volta meglio (questa volta mentre mi faccio accarezzare sulla testa dalla mano tiepida del sole piemontese – i genovesi che si credono musoni non hanno mai preso un treno a Cuneo, non hanno mai visto le facce vuote e stanche in partenza da cui scappo da una vita)

E domani incontrare Nori da cui mi separa una vocale e fargli assaggiare il fritto ligure mentre lui pensa a che piatto afghano cucinarmi senza carne

ogni tipo

e poi volevo dirti che la sera che non sei uscito con me ho conosciuto uno col tuo stesso nome, e modi più gentili, che oggi mi ha fatto un amore lentissimo e leggero e denso, che mi guarda fisso negli occhi di giorno e altrove di notte, ma tu hai la pelle più liscia, e la poesia più casuale, e i tuoi occhi quando non li stringi fanno cose meno strane, ma a me le cose strane piacciono, e i vostri nomi entrambi già modificati come una bella consuetudine, e la ruvidezza e ogni tipo di poesia e occhio, orecchio, bocca, collo

Nei

Vederti per forza da molto lontano ma avere il tuo ritratto nella foto del contatto (!)

Poi vederti da molto vicino e scoprire che la cascata di nei che hai sulle spalle ti sorge dietro le orecchie e per una volta pensare che la tecnologia ha fatto una cosa bella a anticiparmi metà di questo fiume e anche che vorrei non avessi strati e strati di maglie e cappotti a impedirgli di straripare alla foce in questo post-serata d’autunno

Regali

Ho raccontato cose che mi han fatta stare male in tono neutro e senza rabbia e per questo mi ringrazio

Tu felice e bello mi hai insegnato che è così che si fanno il bene e l’amore: regalandoli

Novembre 2007 – 2017

Dieci anni fa, l’11/11, data indimenticabile, che a mano si scrive con un sacco di sbarre verticali, moriva Gabriele Sandri mentre dormiva sul sedile posteriore dell’auto che lo portava alla partita della lazio contro l’inter, assassinato da un poliziotto che ha mentito e depistato le indagini più volte, che non si è mai scusato, che esce ora in semilibertà.

Quella data e l’omicidio del poliziotto e testimone in un processo di mafia Raciti nello stesso anno, probabilmente in seguito (anche?) all’investimento da parte di un blindato dei colleghi anche se venne incolpato un minorenne locale per il lancio di un lavandino, cambiarono profondamente il calcio e gli stadi – ché dall’alto aspettavano solo un pretesto per inasprire la repressione e farci impazzire con regole assurde che provavano a impedirci di seguire in giro per l’Italia le nostre squadre del cuore (ma immagino lo facessero per proteggerci, sai non si sa mai che uno si sveglia la mattina che si sente Action Man e tra un Camogli e un Icaro che si sta mangiando all’autogrill spara verso la piazzola sul lato opposto e tu stai passando proprio di lì…)

Quel giorno l’ho passato sulla porta dell’aula studio, coi libri aperti sul banco dentro, a fumare cento sigarette e ascoltare in loop nelle cuffie St Anger del Metallica, video girato in un penitenziario, una potenza di canzone. Ho pianto, ho urlato… 

Oggi a distanza di 10 anni con molte ferite non rimarginate mi sveglio che non ho più i vicini, con un foglio che notifica lo sfratto avvenuto senza che io sentissi nulla e impone loro di non provare a rientrare, fotocopiato così male che mancano un sacco di parole e mi chiedo pure se sia legale, e ringrazio di aver già St Anger nelle orecchie e vado piangendo verso la facoltà di scienze pedagogiche… Tornerò a casa che sarà vuota delle vostre risate senza vocali, del rap marocchino e napoletano, e dell’odore delle vostre sigarette. 

Scrivimi solo che stai bene, InchaAllah, così stanotte dormo, forse, un po’ più tranquilla.

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