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Posts Tagged ‘amore’

E ora che ho programmato l’amore (messo in agenda, sul serio, dopo aver faticato a trovargli un buco libero) e aver strasorriso sono svuotata di denti e programmi e succhio in fretta una sigaretta sapendo che l’attesa mi distruggerà, il prima, e anche il dopo mi distruggerà, questi amori nei vicoli mi distruggeranno e di me rimarrà forse l’agenda, e un pacco di tabacco senza cartine corte (né lunghe ovviamente), e una delle canzoni che urlo al mattino alla finestra come un’eco che magari ti arriva come il profumo di questa puttana, che sale tra i muri e mi coccola il naso, sale nel naso e mi accarezza il cervello, sale al cervello e

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Sento dal cavedio la vicina che ansima e non capisco se sta facendo l’amore o se sta parlando col cane. La terza cosa che mi viene in mente è che forse sta facendo l’amore col cane, e vi assicuro che sembrerebbe possibile anche a voi se sentiste come urla “Eccomi, eccomi!” (Che poi mi sembra un modo bello di godere, meglio dell’italiano “Vengo” e del francese “J’arrive”, perché voglio dire ma vengo dove? O arrivo dove? Invece eccomi qui, amore sono qui, presente, a me, con te…)

Lascio l’acqua sul fuoco e scendo dal fruttivendolo ma è chiuso. Vado più lontano, da A. 

A mi ha chiesto di sposarlo tante volte prima che me ne andassi nove mesi, e ora sorridendo mi mostra la foto di suo figlio, dei suoi miliardi di nerissimi capelli; mi racconta di sua moglie e del destino che ho scampato e l’aglio poi me lo regala come a dirmi io lo so che non sei veramente una strega come vuoi far credere alla gente…

Io sono felice per lui e per me, e per me spero che non mi sia scoppiata casa. Torno a farmi il soffritto e i fatti della focosa vicina. E scrivo a Stella – che ha ragione quando dice “Non ho mai visto in nessun’altra città una tale densità di pazzia…”

Neanche di amore, però! In tutte le sue forme…

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Proprio ieri ascoltavo una canzone che chiedeva: Ti va se dopo la partita facciamo l’amore? Si intitola benissimo “Amarsi male” e in un verso fotografa cosa si sente dopo il fischio finale. Per questo a parte rare eccezioni non ho mai parlato di fede parlando di calcio, e ho sempre preferito parlare d’amore. L’attesa prima, l’eccitazione durante, le urla, l’insaziabilità estiva, e questa voglia di altro amore dopo i gol, i calci d’angolo, i cori forti e i bandieroni. Sarà per questo che gli ultrà di norma allo stadio bevono e fumano molto. Se no finirebbe sempre in una gigantesca orgia, si unirebbero pure gli steward.

Ma l’amore di ieri – partita sobrissima a parte la scompostissima reazione a un fallo su Belotti e alla sua rovesciata di poco dopo che Ciao quando mai ne ho vista una e da così vicino – è stata un’altra cosa, un amore diverso. Fatto di cura e mille occhi in tutte le direzioni, per evitare pallonate e prevenire le reazioni del pubblico, i battimani e i fischi che ti facevano spaventare, te che però sei del Toro e hai capito che potevi addormentarti dopo il primo gol. Un amore a bassa voce e fatto soffiandoti piano sul viso, ché tua mamma mi ha detto che ricorda alle neonate quello che sentivano nella pancia (e tu questo hai sentito per quasi nove mesi: quel soffio e la curva), e di carezze col mento per farti riaddormentare dopo i falli non dati o i rigori annullati, e di sguardi rubati mentre la palla era lontana e c’erano meno rischi: QUANTO SEI BELLA… 

Sei un Amore di 2 mesi, 5 giorni e 3 gol. E una mamma splendida e decisa e una zia pazza, ma di te! Sono felice di esserci stata… E ti auguro sonni tranquilli e mille di queste rovesciate 💜

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Non ho più scritto. Quel poco che ho scritto l’amore e il viaggio di un Altro me l’hanno nascosto, miopi.

(Io sono una pallina rossa di quelle delle giostre per bambini nei centri commerciali: rimbalzo, galleggio, mi schiacci facilmente.)

((L’amore e il viaggio miei sono per Nizza, ma lenti.))

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Finirà 

Prima o poi finirà per amarli questi caffè. E questo disordine.

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Quando mi voglio particolarmente bene o particolarmente male, mi preparo il caffè la sera prima, mi scrivo due parole. E se lo trovate sdolcinato o patetico non mi conoscete: potrei dimenticare che è pronto, gettare tutto nella poubelle e ricominciare da capo (metafora della mia vita).

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Love

Ho già detto qui e qui che insegno in un istituto di istruzione superiore alberghiero e che ho studenti di tante nazionalità diverse, a volte impossibili da decifrare (il che rende l’esercizio ancora più interessante)… (altro…)

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2 parole 5 lettere : amoretradotto

L’altra volta leggevo una mia alunna albanese “sperare” in piemontese che la verifica sul passé composé francese andasse bene… Mi colpiva che

le parole che sopravvivono dei dialetti sono quelle che ci riguardano più da vicino: quelle che riguardano i sogni, le speranze, i sentimenti…

Oggi è la volta di un’altra ragazza albanese. Posta sulla sua bacheca facebook le foto scattate in classe con la compagna di scuola italiana e sotto le scrive:

Sei bellissima zemra!

Se non mi sto sbagliando, “zemra” è verbo e sostantivo albanese per l’amare e l’amore italiani.

Mi innamoro di quest’uso istintivo delle ‘sue’ cinque lettere dove in Italia ci aspetteremmo le nostre.

Mi perdo a pensare al suono diverso dei sentimenti a longitudini diverse: per me “zemra” sa di zenzero fresco ed erbe aromatiche secche! L’amore è più tondo e più gonfio, l’amare più scivoloso. In francese l’amour è toujours e lo canta Edith Piaf, l’amer è anche amaro ed è il mare, è più blu, sfuma nel viola.

Mi chiedo che suono e che odore e colore ha “zemra” per quell’amica italiana abituata fino a ieri ad amare nella mia stessa lingua.

…E vorrei dirvi, ragazze, continuate a insegnarvi e godervi l’amore in tutte le lingue e le forme che conoscete e suggeritemene un po’, io sono pronta a imparare!

teach & love & imagine

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Quando scrivevo dell’articolo su Elsa Morante e Jean-Noël Schifano non avevo ancora iniziato a leggere Camere separate di Pier Vittorio Tondelli…

Ora che la Twitteratura e la lettura e la riscrittura degli Scritti #Corsari di Pasolini mi abituano ed allenano a creare legami nella testa e nel cuore tra le parole… trovo un passo di Tondelli che mi sembra ricollegarsi al discorso di quel pomeriggio sull’amore in rapporto alla scrittura – alla traduzione.

Buona lettura:

In un certo senso stavano dirottando, su quelle lettere, il loro desiderio di essere amanti. Lo deviavano dalla sfera sessuale a quella del linguaggio. Non se ne rendevano ancora conto ma con l’invio di quelle lettere continuavano a fare, quotidianamente, l’amore; a produrre un frutto concreto, seppur fatto di parole e di carta, ma forse per questo assai più duraturo, e stabile, della loro unione. Le loro lettere non erano solamente espressione del loro cuore, della loro fantasia e della loro intelligenza, ma soprattutto venivano a documentare la loro vita insieme come se due scrivani la redigessero, con passione, per conto della Storia. Così le lettere, da parole d’amore, si trasformavano in documenti del divenire e, da questi, calcificavano, bianche come il granito, in reperti di una archeologia del loro impossibile, ma vero, tentato amore. E la loro unione veniva ad avere alle spalle non più solamente il vuoto di una disprezzata razza senza nome, ma iniziava a scrivere, da sè, la propria storia.

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Qualche tempo fa andava di gran moda, o va ancora – non lo so, l’oroscopo di Rob Brezsny dell’Internazionale. (altro…)

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