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Posts Tagged ‘arabo’

A casa chiamo le cose e i bisogni coi loro nomi arabi: è anche questo un modo di prepararmi al viaggio in Marocco, mica solo comprandomi libri per bambini su Ibn Battuta o leggendo racconti in francese sulla rue Chaquespire…

Metto etichette ovunque e cerco shedda e sukun su internet e ascolto musica Touareg che piace al berbero che mi ospiterà a Tangeri.

Sogno di cambiarmi levarmi il pigiama e andare a comprare pane arabo e olive greche…

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Colore

Quando ero in Canada ho seguito un corso di arabo gratuito, tenuto da un professore di matematica marocchino e simpatico, che se fosse stato in Italia sarebbe stato grillino. Ho chiesto alle compagne ed ai compagni i motivi che li avevano spinte a voler imparare proprio quella lingua, e c’era un’umanità davvero varia in quella stanzetta-riunioni del parco (se fossimo a Torino direi della circoscrizione). 

Il pensionato che abitava nei pressi e quando non c’era lezione veniva a passeggio col cane. Lucia che avevo visto su un calendario in un posto vegano, sorridente e splendida come il suo nome. Una ragazza che era come me, davvero tanto, e con cui non ho fatto abbastanza amicizia. Un poliglotta italospagnolo che scriveva pure le traduzioni da destra a sinistra, diceva che non aveva voglia di cambiare direzione, misurare distanze sui fogli. La compagna di un ragazzo arabo. La mamma di una ragazza che aveva un compagno arabo. Un ragazzo cristiano con un accento di altrove a cui avevo chiesto la provenienza vergognandomi molto, perché lui aveva creduto che fosse stato il suo colore della pelle a suggerirmi stranieritudine. Verso la fine del trimestre una ragazza parigina di origini algerine, che voleva adottare due gatti e imparare a scrivere una lingua che aveva sempre solo parlato. E una canadese che aveva tanta voglia di recuperare le lezioni perse. E poi Fatima che aveva sempre il velo azzurro, come gli occhi, e un viso così aperto e accogliente io non l’ho mai visto, averti come mamma dev’essere una fortuna. E una donna serba che pronunciava tutto ancora più duramente del necessario, e non faceva mai i compiti (ma portava dolcini favolosi) e mi raccontava che era musulmana come poteva essere cristiana mia nonna, per caso e per nascita, senza neanche sapere bene di cosa parlano la Bibbia o il Corano, eppure spinte da una fede così forte e pura che si vede che erano fatte proprio per quell’amore lì, quello religioso. Questa donna mi ha regalato un libricino di preghiere (come mia nonna potrebbe regalarmi un santino) e credo lo userò per studiare. 

Vi penso con dolcezza mentre studio l’arabo da sola, sulle applicazioni i pdf la Lonely e certe poesie. Incontrarvi è stato colore.

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“Ragazzi, che cosa volita?”

L’urlo rimbalza in fretta tra i pali delle impalcature e mi entra dentro dalla finestra, rido. È uno degli arabi del palazzo di fronte… Racconta qualcosa in dialetto (marocchino, credo) ai coinquilini e ripete la frase, due volte, due volte con le vocali a casaccio ed è lo stesso errore che faccio in arabo io, le e per le i, le a per le e… Quando chiedo spiegazioni a Mohammed mi ripete all’infinito una stessa parola e a me sembra la dica una volta bizzef e una volta bezzaf… [È il marocchino per molto, e da lì derivano le nostre bizzeffe…]

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Love

Ho già detto qui e qui che insegno in un istituto di istruzione superiore alberghiero e che ho studenti di tante nazionalità diverse, a volte impossibili da decifrare (il che rende l’esercizio ancora più interessante)… (altro…)

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