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Posts Tagged ‘calcio’

A parte che avrei solo parolacce e bestemmie porca di quella merda cazzo vaffanculo minchia

…faccio ordine nella mia testa dando un po’ di voti (no quelli che vedreste sui giornali a tutti i giocatori eh, altri meglio)

– CURVA DEL BOLOGNA : 7

Bandieroni che sventolano, un po’ di cori contro il Toro sentiti forte, e lo striscione (nei distinti in verità) “MEDIA BORGHESIA” : geni.

– SETTORE OSPITI DEL TORO : 7all8

Un migliaio di persone, tra cui un viso conosciuto che vorrei essere lì a bere sambuca con te; cori nel complesso forti, anche se per me La gente se non è M a lanciarla non si può fare; sovrastano i bolognesi un bel po’ di volte: bellimiei.

– MIHAJLOVIC : 10

IO TI AMO. TI AMO. Non perde occasione per dare un calcio al pallone. Si è scottato il collo al ritiro. È elegante come non mai pure mentre urla. Ed è uno che agli allenamenti batte le punizioni ai portieri. Dopo che guardalinee e var ci tolgono un gol parte verso l’arbitro che sembra gli debba spaccare la faccia. Parla in modo educato e serbo, a denti stretti. E quando non ottiene risposta se ne va e ha la bocca secca: TI AMO.

– GUARDALINEE E VAR : 0

Sul guardalinee c’è poco da dire: abbiamo in campo tutto un popò di tecnologie e sensori e microfoni e spray e moviole e regie e questo coglione mi fa fermare il gioco per un fuorigioco che non c’è. 

Il suddetto popò di tecnologie prima si rompe che non si capisce se la var è sospesa o no (no, ma devono usare i walkie talkie, sembra Kommando in gita con le medie), poi non si capisce mai cosa stia controllando (c’è un set di episodi per cui un arbitro può richiederla, ma quando lo fa non ti dicono niente: vedi un idiota vestito di giallo che parla da solo, i commentatori tacciono, la var alla fine risponde ma tu non sai qual era la domanda: boh) e infatti ci mostra che l’arbitro ha sospeso il gioco senza motivo ma ormai l’ha fatto. Ridicoli.

– ARBITRO: meno 2

Come i minuti di recupero che non ha dato oltre a quei 3 e i punti in classifica che non avremo. Senza contare che era sempre tra le gambe di entrambe le squadre, e durante quello che chiameremo lo spiacevole episodio della var non capisce più niente e alla fine chiede tipo di farsi una foto ricordo col portiere che ha graziato e gli dà palla (QUINDI? COS’ERA? Fallo fuorigioco gol annullato cos’era? Ma fottiti.)

_ _ _

Da casa dei miei è tutto. 

Mò respiro forte e mi preparo alla prima partita con la nipotina, che ti porto sul cuore Granata che ho, e amo doppio.

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Al primo posto c’è il Toro e tutto quello che sa darmi quando vince, quando vince all’ultimo, quando vince coi più forti, quando vince con chi odiamo, quando perde ma han sudato tutti 22 maglie, quando perde ma non meritava, quando perde ma la curva ha vinto, quando perde ma mi ha fatto fare giri allo stomaco e fatto venire tremore ai ginocchi.

Al secondo posto i fratelli, quelli dei gemellaggi: la Fiorentina e il Genoa. Quando vincono, quando la Fiesole o la Nord fanno la loro porca figura, quando son sugli spalti con noi e ci ubriachiamo come fosse un festino di adolescenti. (Aggiungiamoci gli amici dell’Udinese e dell’FC UNITED…)

Al terzo posto c’è il bel calcio straniero, il bel calcio di squadre di cui non mi frega niente, il bel calcio di squadre piccole che combattono battaglie gigantesche, dei giocatori che rinunciano a simulare un fallo e continuano l’azione e finisce pure bene… o una curva pazzesca di una tifoseria anche nemica (tranne LA nemica), una bella battaglia fuori dallo stadio senza lame e senza infamie, uno stravolgimento di partita a base di cori fumogeni e amore.

E al quarto posto nella mia classifica erotica calcistica ci sono le disfatte della j++e, oh quando la j++e gioca così male quanto godo!, quando non si beccano i rossi che dovrebbero ma l’altra squadra li fa neri comunque – e a me della lazie non frega niente eh, il mio ex compagno alla domanda “ma scusa ma tu tra Squadra-x-che-non-è-il-Toro e j++e per chi tifi?” rispondeva “tifo che esploda lo stadio” – ma che bello vederli bucare così una difesa che è un colabrodo, e segnare cose che buffon se ne sta fermo a guardarle, e rimontare la rimonta nei minuti di recupero, e i filmati dei bambini felicissimi e delle magliette dei gobbi con dei profetici “TRY AGAIN”. 

TIFARE CONTRO, di Giovanni Francesio

Tifare si tifa anche e a volte soprattutto contro, contro le squadre dei potenti e dei furbi, dei soldi e delle cose che non cambiano mai, ma a volte sì, contro chi crede di avere le partite in tasca e spesso ce le ha (accanto al regalino per la terna arbitrale), contro chi da anni non sa fare una coreografia decente che sia una, nemmeno quando gliele sponsorizzano.

Questa sera il mio batticuore e le mie urla sono tutte per voi… Bella partita… e j++e merda!!

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Ma che ci posso fare se appena vedo tanto così di calcio e curva mi eccito da morire, che i fumogeni mi sembra di averli sotto il naso, e i flash delle torce e la partita a fette per via dei bandieroni e le schiene dei tifosi e le facce degli ultras le sigarette fumate per tensione o scaramanzia o quando arriva una zaffata d’erba o passano un Borghetti 

o la palla che entra in rete innesca un meccanismo tipo trappola-dei-goonies o battito-d’ali-di-farfalla-che-scatena-un-uragano e qualcosa scorre sotto l’erba fino alla curva e un’energia animale entra nei piedi di tutti quanti e ti scuote le ginocchia ti strizza le cosce ti morde la pancia ti gonfia le braccia e ti alza le mani al cielo e ti spalanca la bocca e questo succede a ognuno di noi in quel momento e ci succede tutti insieme e urliamo e i piedi si staccano dagli spalti quando la palla si stacca dalla rete e mentre tocca terra dietro la linea è gol, è GOL, cazzo, gol, e tu sei molto viva e felice e qualcuno ha la lucidità, sì la lucidità, di accendere una bomba carta, e le prime sciarpe roteano e le bandiere si moltiplicano e si iniziano a fare i conti delle birre rovesciate abbracciando gli sconosciuti, e ti innamori (di nuovo) e sei felice (come sempre) e bambina (o animale, o ultras, o donna) e non importa se è il gol del vantaggio o il gol del pareggio o se sei sotto di tre né chi ha segnato: è amore, amore, è giocatore corsa calcio palla energiasotterranea piedi gambe braccia mani lingua amore, bandiera, vita!

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A me il calcio continua a piacere, e tanto, sempre con quel sottile senso di colpa perché è lo sport nazionale (e a me le cose nazionali non piacciono) e perché è lo sport degli sciocchi (conosco bene le implicazioni del panem et circenses).

Quando passano la notizia della Uefa Under 21 di ieri chiedo a nonno “Hai visto?” e lui mi fa “No, chi ha vinto?” e io (che poi in generale manco tifo Italia ma mi è uscito spontaneo così, e mi sarebbe piaciuto rimontassero ieri, in 10 contro 11 – una certa squadra mi ha insegnato che è possibile) rispondo “La Spagna, noi siamo usciti”.

“Tu mica eri in campo”, ribatte. Va avanti così da quindici anni, dalle mie prime partite del Toro. Io uso la prima persona plurale e mio nonno mi dice “Tu mica eri in campo”. Impossibile che mi ricordi di declinare meglio, impossibile che lui si arrenda al fatto che io mi sento parte di quello che succede in campo in quei 90 minuti (se gioca il Toro più che altro, e se sono allo stadio; guardare altre squadre da casa è diverso).

Chiedo a mia nonna se devo portare in salotto tutti i piselli o solo un piatto per me e lei pronta si alza, “Ci penso io!” Provare a fermarla – “Basta che mi rispondi e faccio io” – è inutile. Lei è già a metà corridoio e sta urlando “Sono vecchia, devo camminare!” sorridendo e muovendo le braccia come una ballerina di merengue.

La raggiungo lo stesso in cucina, ridiamo, e lei se ne esce: “Oggi sì che posso ridere, non è mica venerdì!” Le chiedo “Perché, il venerdì è penitenza?” e noto la collanina col crocifisso appesa a una sedia. “Ma no”, canticchia: “è che se ridi di venerdì poi sei triste per tre dí! Sabato domenica e… lunedì!”

Fuori scoppiano una specie di bomba a chiudere la filastrocca e illuminarci il viso e un enorme acquazzone. Le dico guardando verso il piano di sopra che “Forse dovrei andare a controllare se piove di stravento perché le serrande son su…” Mi risponde “Ma che te ne frega?” Io stupita: “Ma nonna, poi si bagnano i vetri, mi dispiacerebbe” e lei imperterrita “Ma lascia che si bagnino!” Io sempre più stupita “Sì ma poi son da lavare” e lei “e che si arrangino, se li lavino! Io quando hanno le lenzuola stese fuori mica vado a dirglielo eh, solo l’altra volta mi han fatto pena, perché dovevo fare il pesce, tua mamma e tua nonna erano partite e io beaaaaaata, mi sono arricriata, tre chili di aringhe ho fatto, sai che puzza! Allora son salita e gliel’ho detto all’americano: io pesc’, tu lenzuola! Così vedi che le ha tolte!”

Io rido (ancora! Tanto mica è venerdì) e credo di aver capito… “Nonna, ma mica voglio controllare i vetri dei vicini, parlo della finestra della cucina di mamma!” Risposta: “Oooooooossignur! Corri!” e mi sbatte fuori di casa e mi segue su per le scale con tutti gli stracci che ha e si rifiuta di prendere l’ascensore “perché se poi manca la luce e io son dentro mi fregano, e con tutto quello che ho passato me ne muoio lì di crepacuore”. Il salotto è un piccolo lago e mentre mia nonna mi fa spegnere la luce perché i fulmini “sono attirati dagli uncinetti, dalle croci e da tutto quello che brilla” io faccio ancora in tempo a vederla che se ne pattina vicino alle finestre, sugli stracci, “per asciugare meglio negli angoli” o forse come da bambina – quanto è bella. 

Quando tutto è asciutto torniamo giù a casa sua ché a nonno già gli manca, e si ricomincia…

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