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Posts Tagged ‘disabilità in famiglia’

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Continuo con un po’ di ritardo a seguire il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn. Continuo a trovarci spunti.

Per esempio, una madre racconta quali sono le tre domande che si fa costantemente per capire se suo figlio è al posto giusto:

– is he learning?

– is he participating?

– is he happy?

[Sta imparando? Sta partecipando? E’ felice?] Anche se sembrano ovvie, queste domande dicono molto su chi deve essere il soggetto dell’inclusione:

– lo/la studente disabile, e la sua conoscenza, il suo personale progresso

– lo/la studente disabile e la classe (studenti e insegnanti) : “sta partecipando?” significa “sta ricevendo e dando? è parte del gruppo?”

– …questa poi, sarebbe bello porsela di fronte a ogni studente, ogni giorno

 

POST SCRIPTUM) qui un’intervista in inglese a una docente macedone che divide la classe in gruppi, e chi ha finito prima aiuta chi non ha ancora finito!

Anzi, qui un file pdf con tutte le risorse della seconda settimana di corso:

week2resourceslist-docx

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Uno dei compiti della seconda settimana del corso online su disabilità e scuola (inclusiva) era leggere il terzo capitolo di Inclusive Education in Low Income countries, A Resource for Teacher Educators, Parent Trainers and Community Development Workers, che si concludeva con un elenco di idee utili a creare un (buon) rapporto scuola-famiglia. Ricopio sotto la lista in inglese (e se riesco, prometto, un giorno traduco – perché non c’è una sola di queste idee che non mi sembri interessante), ma prima mi soffermo sulla prima “domanda al lettore/alla lettrice”, quella del riquadro giallo in foto: perché alcuni docenti e alcune scuole sono riluttanti all’idea di coinvolgere la famiglia nella vita della scuola? Mi dispiace, ma rispondo con un “NO COMMENT”. Sono certa che chi lavora nella scuola sa di cosa parlo. E la mia paura, ogni volta che seguo questi corsi di aggiornamento, ogni volta che ho nuove idee, è sempre la stessa: i colleghi e le colleghe mi permetteranno di metterle in pratica? Mi aiuteranno? Resteranno passivi? Mi metteranno addirittura i bastoni tra le ruote?

(altro…)

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Dicevo qui che ho ripreso col corso online su una scuola che sia inclusiva per tutti/e, comprese le persone con un handicap (o impairment, da utilizzare al posto di disabilitàdisability – che è invece la proiezione la rappresentazione la produzione il prolungamento dell’handicap nella società).

Il focus delle lezioni di questa settimana è la famiglia, e l’aiuto che deve ricevere per avere un ruolo attivo nell’inclusione del figlio o della figlia nella comunità e a scuola. Si parla anche e soprattutto di famiglie povere, casi diversi da quelli che ho incontrato finora. 

Ma le due volte (sic) che da insegnante ho conosciuto la famiglia di uno studente disabile (per altro si è trattato di un contatto indiretto, in un caso tramite l’insegnante di sostegno, nell’altro tramite racconti dell’alunno stesso), ho riscontrato altri problemi. Legati in un caso all’iperprotettività, nell’altro a un contesto sociale disgregato, periferico nel modo più stereotipico che possiamo immaginare (furti, armi bianche e non, violenza, soprusi, logica del branco…)

Mi è venuto in mente quanto sarebbe utile, come suggerisce il corso online, organizzare degli incontri in cui i famigliari possano condividere aspettative, paure, sensazioni, riguardo alla persona disabile. Incontri a cui siano presenti anche gli insegnanti e che inizino prima dele lezioni, perché il quadro sia più chiaro ed eventualmente modificabile (nel caso di aspettative troppo alte, troppo basse, disordinate; nel caso in cui le sensazioni sulla persona disabile siano negative)… Mi è venuto in mente che andrebbe organizzato, poi, un bell’incontro di classe (con studenti e genitori) di quella classe che ha accolto lo/a studente disabile. Chissà se è possibile e legale invitare degli esperti a proprie spese in uno stato che affida gli studenti disabili a docenti di diritto rimasti/e senza cattedra in classi pollaio di 28 membri…

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