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Posts Tagged ‘inclusione’

Appunti ipersparsi dal corso online di Future Learn “Education for all”:

– Valutare la costituzione di gruppi di mutuo aiuto costituiti da membri della comunità. Esempio: gruppi di aiuto alla lettura.

– Sfruttare tutte le risorse già a disposizione della comunità:

Esempi di persone che è possibile coinvolgere: personale infermieristico, figure religiose di riferimento…

– In una scuola di Zanzibar hanno aperto un negozio come mezzo per avere denaro utilizzabile per l’acquisto di risorse utili.

– Utile analizzare le risorse che la comunità può offrire a sé stessa più che i bisogni.

– Per farlo, saper distinguere cosa hanno da offrire individui, organizzazioni, istituzioni.

– Infine come sempre here is a list of all the most important resources referred to during the week. Lista delle risorse (in inglese) usate nella quarta settimana di corso…

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Ancora il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn.

Appunti al volo:

Creating a welcoming environment where all parents, teachers, and learners feel accepted and valued for the contribution they can make, whatever that may be, is crucial in developing an inclusive school.

Mi piace quest’idea che si debba valorizzare e far sentire accettati/e: parenti, insegnanti e studenti!

Poi: tra le risorse fornite durante il corso l’interessante “Index per l’inclusione“, in traduzione italiana a questo link. Non ho il tempo di leggerlo tutto ma  sfogliandolo ho intravisto concetti davvero interessanti. Per esempio, a pag. 15 si parla di:

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Continuo con un po’ di ritardo a seguire il mio corso online sull’educazione inclusiva di Future Learn. Continuo a trovarci spunti.

Per esempio, una madre racconta quali sono le tre domande che si fa costantemente per capire se suo figlio è al posto giusto:

– is he learning?

– is he participating?

– is he happy?

[Sta imparando? Sta partecipando? E’ felice?] Anche se sembrano ovvie, queste domande dicono molto su chi deve essere il soggetto dell’inclusione:

– lo/la studente disabile, e la sua conoscenza, il suo personale progresso

– lo/la studente disabile e la classe (studenti e insegnanti) : “sta partecipando?” significa “sta ricevendo e dando? è parte del gruppo?”

– …questa poi, sarebbe bello porsela di fronte a ogni studente, ogni giorno

 

POST SCRIPTUM) qui un’intervista in inglese a una docente macedone che divide la classe in gruppi, e chi ha finito prima aiuta chi non ha ancora finito!

Anzi, qui un file pdf con tutte le risorse della seconda settimana di corso:

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Uno dei compiti della seconda settimana del corso online su disabilità e scuola (inclusiva) era leggere il terzo capitolo di Inclusive Education in Low Income countries, A Resource for Teacher Educators, Parent Trainers and Community Development Workers, che si concludeva con un elenco di idee utili a creare un (buon) rapporto scuola-famiglia. Ricopio sotto la lista in inglese (e se riesco, prometto, un giorno traduco – perché non c’è una sola di queste idee che non mi sembri interessante), ma prima mi soffermo sulla prima “domanda al lettore/alla lettrice”, quella del riquadro giallo in foto: perché alcuni docenti e alcune scuole sono riluttanti all’idea di coinvolgere la famiglia nella vita della scuola? Mi dispiace, ma rispondo con un “NO COMMENT”. Sono certa che chi lavora nella scuola sa di cosa parlo. E la mia paura, ogni volta che seguo questi corsi di aggiornamento, ogni volta che ho nuove idee, è sempre la stessa: i colleghi e le colleghe mi permetteranno di metterle in pratica? Mi aiuteranno? Resteranno passivi? Mi metteranno addirittura i bastoni tra le ruote?

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Dicevo qui che ho ripreso col corso online su una scuola che sia inclusiva per tutti/e, comprese le persone con un handicap (o impairment, da utilizzare al posto di disabilitàdisability – che è invece la proiezione la rappresentazione la produzione il prolungamento dell’handicap nella società).

Il focus delle lezioni di questa settimana è la famiglia, e l’aiuto che deve ricevere per avere un ruolo attivo nell’inclusione del figlio o della figlia nella comunità e a scuola. Si parla anche e soprattutto di famiglie povere, casi diversi da quelli che ho incontrato finora. 

Ma le due volte (sic) che da insegnante ho conosciuto la famiglia di uno studente disabile (per altro si è trattato di un contatto indiretto, in un caso tramite l’insegnante di sostegno, nell’altro tramite racconti dell’alunno stesso), ho riscontrato altri problemi. Legati in un caso all’iperprotettività, nell’altro a un contesto sociale disgregato, periferico nel modo più stereotipico che possiamo immaginare (furti, armi bianche e non, violenza, soprusi, logica del branco…)

Mi è venuto in mente quanto sarebbe utile, come suggerisce il corso online, organizzare degli incontri in cui i famigliari possano condividere aspettative, paure, sensazioni, riguardo alla persona disabile. Incontri a cui siano presenti anche gli insegnanti e che inizino prima dele lezioni, perché il quadro sia più chiaro ed eventualmente modificabile (nel caso di aspettative troppo alte, troppo basse, disordinate; nel caso in cui le sensazioni sulla persona disabile siano negative)… Mi è venuto in mente che andrebbe organizzato, poi, un bell’incontro di classe (con studenti e genitori) di quella classe che ha accolto lo/a studente disabile. Chissà se è possibile e legale invitare degli esperti a proprie spese in uno stato che affida gli studenti disabili a docenti di diritto rimasti/e senza cattedra in classi pollaio di 28 membri…

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Dicevo qui che sto seguendo un corso online su un’educazione che sia inclusiva per tutt* e nello specifico per i disabili. La piattaforma online è FutureLearn. 

Ho chiuso gli appunti presi l’altra volta con la parola RELAZIONE e da qui si riparte con una definizione della disabilità che la mette al centro, riducendo di molto il peso che cade sulle spalle della persona diversa:

United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities (UNCRPD) define a disability as an evolving concept that arises in the interaction between a person with impairment and their environment.

Ma certo! Si è dis-abili sempre in rapporto a qualcosa o qualcuno. La relazione con altre persone e con l’ambiente è ciò che determina la disabilità, che non è parte della persona in sé. Questo deve modificare il nostro sguardo, e spostare l’asse del nostro intervento su tutto ciò che sta attorno alla persona se vogliamo che la sua disabilità, e la percezione di essa, si modifichino…

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I wrote here that sometimes I just start another online course. This time is “Education for all” on FutureLearn, where “all” is meant to include and adress specifically to people with disabilities.

Qui gli appunti presi l’altra volta e ora quelli di oggi – cose nuove e cose che so e a volte so bene, ma che è sempre buono ripetere, rileggere, condividere:
Esistono molte differenze (tra me e l’altro, tra le persone) e dobbiamo imparare a vederle tutte. Sembra una cosa ovvia e forse non lo è. Cerchiamo continuamente di nascondere, truccare, normalizzare le differenze. Ma sotto il velo quelle rimangono. (altro…)

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Sometimes I just start another online course. This time it’s “Education for all” on FutureLearn, where “all” is meant to include and adress specifically to people with disabilities.

Cosa ho imparato finora (o meglio ecco gli appunti presi, ché certe cose le so e bene ma è sempre buono ripetere, rileggere, condividere):

– che si parte da sé (già il femminismo ci insegnava che personale è politico e viceversa; a me lo insegnava Clelia, con parole poco differenti) e che non devo aver paura di farlo in quanto insegnante: partire dalla mia esperienza di studentessa, di insegnante, di donna;

– che posso usare i miei problemi (e le soluzioni trovate!) per provare a capire/ridurre/rimuovere i problemi dell@ studente che ho davanti: si parlava di coppie miste… (altro…)

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