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Posts Tagged ‘InnovaLANG’

 

 

holding hands - together forever

 

Spesso, se ci viene chiesto di pensare in termini di traduzione letteraria VS traduzione tecnica, vince la prima per poeticità, romanticismo, numero di vaggi mentalinguistici che è possibile farci su… Per dire: mi sono quasi commossa ad una conferenza di Susanna Basso (traduttrice, per esempio, di Alice Munro) per l’Autore InVisibile al Salone del Libro di Torino. E, tra tutti, gli incontri più affascinanti alla fine erano quelli in cui chi ha scritto il libro incontrava chi lo ha tradotto, chi lo ha tradotto incontrava chi lo ha rivisto o chi ne ha corretto le bozze, eccetera. Incontri tra persone che rivestono ruoli apparentemente subordinati; persone che sempre restituivano al pubblico l’impressione che in casa editrice regnasse una idilliaca atmosfera di collaborazione. Si lavora “insieme“, non “per“, sembravano dirci.

Bene, quando si traducono testi tecnici, e soprattutto brevetti, e per un’azienda in particolare (dove si è anche lavorato in-house per un certo periodo, imparando dai colleghi e dalle colleghe, dalle project manager, da revisori e revisore, dal tecnico informatico…), anche in questo caso è possibile trovare persone con cui cooperare, anziché gareggiare. Lo capisci quando chiedi consiglio su un termine a un traduttore del team e scopri che sarà lui a rivedere il tuo lavoro, e dopo aver provato a trovare una soluzione insieme ti dice:

Vediamo

“Vediamo”. Non vede lui, da solo, con ghigno da matita rossa. Non vedi poi tu, coniugato al futuro, minacciosamente. Vediamo noi. Cioè collaboriamo, cooperiamo…

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La luce giusta

Questa l’ho scattata io. Non sono una fotografa, non ho una buona macchina. Non c’è la luce giusta e non so ricrearla a pc (se mai fosse possibile). Però mi piace. Perché è la versione più nera del posto da cui traduco quando non ho tempo di uscire fino alla biblioteca con le finestre sul mare che altrimenti adoro (Biblioteca De Amicis, Genova).

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rest

Potrei dire che aspettavo da tanto il momento in cui avrei scritto questo articolo. O forse il momento in cui avrei scritto, in generale: il momento in cui sarei tornata a scrivere. Amo farlo, e per quanto in questa pausa (l’articolo precedente a questo è datato 01 marzo) io non mi sia negata altri amori a partire da e verso di me… c’era un desiderio di tornare a fare (compagnia a) una cosa che mi appartiene da quasi un anno: questo tradurre la traduzione, come dice il titolo del blog.

 

E oggi

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a poco a poco, tutto

Sì lo so, devo finire il post sulle parole e manca proprio la parte più bella, quella che più mi sto divertendo a scrivere.

Ma martedì ho iniziato a lavorare da traduttrice freelance e ho appena inviato il primo lavoro e volevo scrivere da qualche parte della gioia che ti prende quando non te l’aspetti a vedere la colonna destra sul tuo monitor che si riempie a poco a poco, che cresce, che infine diventa testo e te la puoi riguardare e coccolare tutta.

Quanta bellezza!

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[Doveva essere un post, ne son venuti fuori di più… Ne sto pubblicando uno ogni due giorni a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno. Questa è la terza puntata. La prima puntata con introduzione ben fatta è qui, la seconda puntata è qui, la quarta sarà qui]

Chiudevo il post precedente con due battute sulle persone razziste e su quelle monogame… A proposito di monogamia: “poligamia“.

certificato adozione lemma POLIGAMIA

Questa parola finalmente non mi dispiace. Si tratta di una delle parole adottabili per #AdottaUnaParola, iniziativa (altro…)

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"the recent graduate" ;)

Mi sembra ieri che era giugno, il mio primo monolocale dopo anni di alloggi in condivisione, e lì lasciavo che si facesse inverno, e lavoravo a progetto come promoter HP tre giorni a settimana, scoprivo e vivevo Torino e il mio nuovo quartiere il resto del tempo, continuavo a occuparmi di traduzione e di traduzione femminista, avevo un certo mio equilibrio.

Poi mi riducevano stipendio e giornate lavorative e tornavo a dar volantini in università come 7 anni fa e mentre pensavo a cosa fare della mia vita (altro…)

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to Hogwarts

Parto da lontano.

Frequentavo le scuole medie e leggevo Harry Potter.

Mi piaceva, e quello che ho pensato un pomeriggio è stato: “Com’è brava a scrivere J. K. Rowling“; e un attimo dopo: (altro…)

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