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Posts Tagged ‘Liguria’


Quanti cieli ho visto cambiare in questi anni su questi pezzi di Genova e Liguria tra una galleria e l’altra prima o dopo Piazza Principe.

E non ricordo nei miei occhi di aver mai avuto altro che meravigliato amore. Misto a nostalgia ricordo voglia tensione tristezza o gioia.

I primi tempi cercavo di indovinare che meteo mi aspettava di là del monte che separa una regione dall’altra (chissà se a metà della galleria c’è un bel cartello di quelli con la barra su un nome e la luce sull’altro) e mi sembrava di aver capito che se partivo nuvolosa al mare mi aspettava il sole, ma se partivo col sole non dovevo illudermi e a Genova c’era poi una pioggia fine, buona neanche a bagnarti la giacca. 

Ora so che il territorio funziona per macchie di colori e temperature e che non c’è niente che si possa prevedere, bisogna solo sedersi accanto al finestrino e viaggiare

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La Liguria

La Liguria è un’idea lunga, un’idea di mare e monti, di porti, portuali, altalena di chiusura ed apertura.

A viverci non riesci a calcolare quanto cattivo gusto gli ci è voluto esattamente per cementificare tutte le coste, imprigionare le meridiane e le edicole dei centri storici in mille strette di hotel a varie stelle e appartamenti morti tre stagioni su quattro.

Le osterie dove cucinano le nonne e mangian solo i vecchi a pensione poco più in là sono squallide come le avevo trovate squallide e meravigliose a Catania, ma care come fossimo in Danimarca. 

Gli adulti si fanno scherzi stupidi, come caricare il telefono di un altro fino al 51% perché “io l’elettricità la pago”. Come votare lega nella città che nel 62 ha preso fascisti e polizia a calci nel culo e pietre in faccia.

La Liguria è un’idea che capisco e posso amare, una realtà triste e un orizzonte inquinato – a partire dalle cinque di ogni pomeriggio.

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giocarsi

A sera,

giocarsi un solitario con la stessa precisione con cui nelle carte si potrebbe leggere il proprio futuro.

La scorsa mattina a letto ho finito due libri iniziati tempo fa, sulle radici, su Torino*. Mi ha colpito che in entrambi la parola finale fosse: . Ho sorriso, mi sono alzata, e dal terrazzo ho detto al sole incerto: (altro…)

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