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Posts Tagged ‘scrivere’

Nuova citazione della serie.

Ogni tot mi chiedo chi sono e, non sapendo rispondere, almeno se sto andando nella direzione giusta per scoprirlo; oppure, ovviamente, se scoprirlo è davvero importante.

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image

Perché scrivo? Per paura. Per paura che si perda il ricordo della vita delle persone di cui scrivo. Per paura che si perda il ricordo di me. O anche solo per essere protetto da una storia, per scivolare in una storia e non essere più riconoscibile, controllabile, ricattabile.

(O scrivo per essere riconosciuta e da chi, sempre incontrollabile, non ricattabile?)

La citazione fa parte di una serie. È di Fabrizio De André, Sotto le ciglia chissà, non ancora letto. Ma c’era questo articolo una sera di aprile o di maggio ad avvolgermi le tazzine della felicità. E c’è questo titolo, anche, al mio diario di mesi… (31 gennaio 2016 – giugno)

La cosa buffa è che programmo l’articolo per fine agosto, quando sono già in Canada. Che titolo ha il mio diario, ora?

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Avalanche protection at the Grand Chavalard

Per scrivere devo proteggermi, perché scrivere significa dimenticare.

Parole di Jhumpa Lahiri, di cui ho già scritto qui.

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Cosa fare quando si rimane impigliate a scriversi con persone che hanno tutte le parole “giuste”, e tutti gli atteggiamenti “sbagliati”?

wire hands

fotografia modificata a partire da qui

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*articolo scritto a mano e su smartphone a partire dall’08/05/2014…
problemes sociaux
Ho raccontato (qui) di quanto fossi stanca, di come questa stanchezza non fosse una brutta malattia ma piuttosto – come suggerito da Riccardo Panattoni nella recensione La società della stanchezza di Byung-Chul Han, traduzione di Federica Buongiorno, per doppiozero –  la cura al desiderio poco sano di far tutto e anche di più in un luogo di lavoro (la mia testa) dove per l’imprenditrice di se stessa
nulla è impossibile.
Ho accennato che per guarire, stanca com’ero, ho cambiato città, sventrato un alloggio, riempito a mo’ di magazzino la stanza che abitavo dai miei, scelto una camera singola piccola in un vicolo buio in condivisione a Genova (ma il terrazzino della cucina è vista porto/mare).

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rest

Potrei dire che aspettavo da tanto il momento in cui avrei scritto questo articolo. O forse il momento in cui avrei scritto, in generale: il momento in cui sarei tornata a scrivere. Amo farlo, e per quanto in questa pausa (l’articolo precedente a questo è datato 01 marzo) io non mi sia negata altri amori a partire da e verso di me… c’era un desiderio di tornare a fare (compagnia a) una cosa che mi appartiene da quasi un anno: questo tradurre la traduzione, come dice il titolo del blog.

 

E oggi

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