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Posts Tagged ‘Toro’

Proprio ieri ascoltavo una canzone che chiedeva: Ti va se dopo la partita facciamo l’amore? Si intitola benissimo “Amarsi male” e in un verso fotografa cosa si sente dopo il fischio finale. Per questo a parte rare eccezioni non ho mai parlato di fede parlando di calcio, e ho sempre preferito parlare d’amore. L’attesa prima, l’eccitazione durante, le urla, l’insaziabilità estiva, e questa voglia di altro amore dopo i gol, i calci d’angolo, i cori forti e i bandieroni. Sarà per questo che gli ultrà di norma allo stadio bevono e fumano molto. Se no finirebbe sempre in una gigantesca orgia, si unirebbero pure gli steward.

Ma l’amore di ieri – partita sobrissima a parte la scompostissima reazione a un fallo su Belotti e alla sua rovesciata di poco dopo che Ciao quando mai ne ho vista una e da così vicino – è stata un’altra cosa, un amore diverso. Fatto di cura e mille occhi in tutte le direzioni, per evitare pallonate e prevenire le reazioni del pubblico, i battimani e i fischi che ti facevano spaventare, te che però sei del Toro e hai capito che potevi addormentarti dopo il primo gol. Un amore a bassa voce e fatto soffiandoti piano sul viso, ché tua mamma mi ha detto che ricorda alle neonate quello che sentivano nella pancia (e tu questo hai sentito per quasi nove mesi: quel soffio e la curva), e di carezze col mento per farti riaddormentare dopo i falli non dati o i rigori annullati, e di sguardi rubati mentre la palla era lontana e c’erano meno rischi: QUANTO SEI BELLA… 

Sei un Amore di 2 mesi, 5 giorni e 3 gol. E una mamma splendida e decisa e una zia pazza, ma di te! Sono felice di esserci stata… E ti auguro sonni tranquilli e mille di queste rovesciate 💜

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[Per scaramanzia, questo articolo sarà pubblicato stasera]

Ore 14. La borsa fatta nervosamente come fosse un viaggio, o la prima volta. Ora c’è solo da farci scivolare addosso il caldo e le quattro ore prima del fischio d’inizio, uh… Mio padre nervoso già al mattino, ha perso tutte le partite a scacchi che ha fatto online e ci ha proposto di raccattarlo per strada – ché lui sarebbe partito per Torino a piedi.

D’altronde gli inizi di campionato [quando tifi una squadra che è morta tutta schiantando l’aereo sulla chiesa più alta della città, che ha lasciato una Farfalla in via Pastrengo, che ha preso due pali e una traversa mica contro l’inter, ma in una finale europea, e che è stata in B dei secoli, o che un presidente della j++e ha fatto fallire e quasi sparire dal calcio italiano] sembrano sempre dei pellegrinaggi. Bisogna calcolare bene cosa mettere, per stare freschi e per portare fortuna. Occhiali da sole o da vista? Quale sciarpa? al collo o appesa alla borsa o sui fianchi? Quale maglia? Granata o dei gruppi Ultras? (Quale reggiseno? per contenere almeno un borghetti… ) Io ho la sciarpa anni Ottanta di sempre o quasi sempre, che ho preso al Balòn dell’usato dopo aver perso quella anni Settanta; mio padre la sciarpa di lana: “ho chiuso con questa, ricomincio con questa”. Abbiamo magliette di ricambio, tanto prima passiamo a prendere mia sorella e la bimba.

Oggi è il giorno del battesimo, il più importante dei due che farà, sacramento dell’unica fede che conta – quella calcistica – nel tempio intitolato al Grande Torino. 

Dovrò cantare i cori con la tonalità delle ninne nanne, o delle serenate. Niente bandiera, ché le braccia mi servono forti per tenerti in braccio – occhi aperti su un mondo che conoscerai meglio prestissimo, e che è il mondo da cui sei nata. Accanto a mia sorella (“SEMPRE PRESENTI”) come altre tantissime volte, ma con un nuovo piccolo dovere in braccio, o in fascia. Non cambierei la tua compagnia oggi, l’aiuto che spero di darti, con tutti i fumogeni accesi proprio sotto i miei occhi del mondo. Sono felice che siamo assieme, una più di prima. Un altro tassello Granata sul mosaico della bandiera che ci siamo passate di mano in mano mille partite. Un metro quadrato di seggiolini e amore dove forse staremo addirittura sedute, dopo tutti i chilometri viaggiati assieme (e quelli che hai fatto da sola o con lui, quelli che magari – un giorno – farai con lei). 

Vi amo più dell’amore che mi chiude lo stomaco la domenica. Non vedo l’ora che sia solletico, sorrisi, latte, foulard storici sul seno e cuore (Granata) negli occhi.

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A parte che avrei solo parolacce e bestemmie porca di quella merda cazzo vaffanculo minchia

…faccio ordine nella mia testa dando un po’ di voti (no quelli che vedreste sui giornali a tutti i giocatori eh, altri meglio)

– CURVA DEL BOLOGNA : 7

Bandieroni che sventolano, un po’ di cori contro il Toro sentiti forte, e lo striscione (nei distinti in verità) “MEDIA BORGHESIA” : geni.

– SETTORE OSPITI DEL TORO : 7all8

Un migliaio di persone, tra cui un viso conosciuto che vorrei essere lì a bere sambuca con te; cori nel complesso forti, anche se per me La gente se non è M a lanciarla non si può fare; sovrastano i bolognesi un bel po’ di volte: bellimiei.

– MIHAJLOVIC : 10

IO TI AMO. TI AMO. Non perde occasione per dare un calcio al pallone. Si è scottato il collo al ritiro. È elegante come non mai pure mentre urla. Ed è uno che agli allenamenti batte le punizioni ai portieri. Dopo che guardalinee e var ci tolgono un gol parte verso l’arbitro che sembra gli debba spaccare la faccia. Parla in modo educato e serbo, a denti stretti. E quando non ottiene risposta se ne va e ha la bocca secca: TI AMO.

– GUARDALINEE E VAR : 0

Sul guardalinee c’è poco da dire: abbiamo in campo tutto un popò di tecnologie e sensori e microfoni e spray e moviole e regie e questo coglione mi fa fermare il gioco per un fuorigioco che non c’è. 

Il suddetto popò di tecnologie prima si rompe che non si capisce se la var è sospesa o no (no, ma devono usare i walkie talkie, sembra Kommando in gita con le medie), poi non si capisce mai cosa stia controllando (c’è un set di episodi per cui un arbitro può richiederla, ma quando lo fa non ti dicono niente: vedi un idiota vestito di giallo che parla da solo, i commentatori tacciono, la var alla fine risponde ma tu non sai qual era la domanda: boh) e infatti ci mostra che l’arbitro ha sospeso il gioco senza motivo ma ormai l’ha fatto. Ridicoli.

– ARBITRO: meno 2

Come i minuti di recupero che non ha dato oltre a quei 3 e i punti in classifica che non avremo. Senza contare che era sempre tra le gambe di entrambe le squadre, e durante quello che chiameremo lo spiacevole episodio della var non capisce più niente e alla fine chiede tipo di farsi una foto ricordo col portiere che ha graziato e gli dà palla (QUINDI? COS’ERA? Fallo fuorigioco gol annullato cos’era? Ma fottiti.)

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Da casa dei miei è tutto. 

Mò respiro forte e mi preparo alla prima partita con la nipotina, che ti porto sul cuore Granata che ho, e amo doppio.

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Se volete sapere come mi sento ora andate sul canale 57 e moltiplicate i minuti di gioco per il numero dei gol già fatti dal Toro e quelli sono i miei battiti al minuto, amore mio

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Ma che ci posso fare se appena vedo tanto così di calcio e curva mi eccito da morire, che i fumogeni mi sembra di averli sotto il naso, e i flash delle torce e la partita a fette per via dei bandieroni e le schiene dei tifosi e le facce degli ultras le sigarette fumate per tensione o scaramanzia o quando arriva una zaffata d’erba o passano un Borghetti 

o la palla che entra in rete innesca un meccanismo tipo trappola-dei-goonies o battito-d’ali-di-farfalla-che-scatena-un-uragano e qualcosa scorre sotto l’erba fino alla curva e un’energia animale entra nei piedi di tutti quanti e ti scuote le ginocchia ti strizza le cosce ti morde la pancia ti gonfia le braccia e ti alza le mani al cielo e ti spalanca la bocca e questo succede a ognuno di noi in quel momento e ci succede tutti insieme e urliamo e i piedi si staccano dagli spalti quando la palla si stacca dalla rete e mentre tocca terra dietro la linea è gol, è GOL, cazzo, gol, e tu sei molto viva e felice e qualcuno ha la lucidità, sì la lucidità, di accendere una bomba carta, e le prime sciarpe roteano e le bandiere si moltiplicano e si iniziano a fare i conti delle birre rovesciate abbracciando gli sconosciuti, e ti innamori (di nuovo) e sei felice (come sempre) e bambina (o animale, o ultras, o donna) e non importa se è il gol del vantaggio o il gol del pareggio o se sei sotto di tre né chi ha segnato: è amore, amore, è giocatore corsa calcio palla energiasotterranea piedi gambe braccia mani lingua amore, bandiera, vita!

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E a vedere questa foto che ho trovato online, che non avevo salvata tra le migliaia di foto che ho scaricato negli anni del mio amore più cieco, questa foto che è storta, e che non mi ricorda una partita in particolare (ma che deve essere un derby a giudicare dalle bandiere inglesi e dallo striscione dei Viola), mi prende però d’improvviso la botta alla pancia, la vertigine al cuore, e mi ricordo la corsa su per le scale del dellealpi, sbucare sotto lo striscione dei Leumann Dandies, che mai più ho visto appeso al Comunale ed era davvero morto qualcosa (o tutto), sentire l’odore misto mentre mi cerco un posto di fumogeni, sigarette, erba e Borghetti, soprattutto Borghetti…

Ci sono più di un oceano e un decennio di distanza tra me e questa foto e io ho il Borghetti nel naso come se mi fosse andato di traverso – sarà per questo che ho le lacrime agli occhi.

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