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Posts Tagged ‘traduzione’

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Continua la serie Una citazione al giorno; continua Eliot, da qui:

When a subject matter is in its nature vague, clarity should consist, not in making it so clear as to be unrecognisible, but in recognising the vagueness, where it begins and ends and the causes of its necessity

e mi chiedo se forse è di traduzione che si parla, del fatto che il testo non ci dirà mai tutto, non ci dirà mai abbastanza, e chi traduce lo deve riconoscere, e renderlo senza scioglierne il mistero.

***

Letto a inizio giugno 2016

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Sottotitoli

Tempo fa scrivevo che leggo libri e guardo film: tradotti. Perché ho quest’ansia di potermi perdere qualcosa e per me era così un peccato pensare di avere due ore, e restare anche solo per due minuti con gli occhi su un’immagine soltanto e non cogliere il senso della parola che l’accompagna… (altro…)

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The Unbearable Lightness of Being

Ci sono ai giorni d’oggi intrusioni, invasioni, sovrapposizioni inevitabili tra me e il libro che leggo. (Violazioni se vogliamo, nel senso di colorazioni: transitivo…) (altro…)

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Ho:

_ appena consegnato una traduzione abbastanza lunga

_ un sacco di articoli quasi pronti che ho scritto questo mese ma non sono riuscita a finire per bene

_ voglia di uscire e passeggiare sur la Seine! 

 

Parce-que oui, je suis à Paris:

Locandine a Parigi

Locandine a Parigi

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Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c'era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio...

Solitamente odio le foto prese in diagonale, ma questa volta non c’era altro modo. E poi mi sembra più facile continuare quel cielo col pensiero, se voglio…

E poi arriva quel momento (molto vicino alla fine del lavoro) in cui non ti rendi più conto di dove sei.

Non sai davvero se stai traducendo da casa da una biblioteca da Genova o da Parigi. Certo, ogni tanto guardi fuori alla tua destra, dalla finestra della camera di questa ragazza con cui hai fatto scambio di appartamento per tutto agosto, e il Sacré-Cœur ti fa l’occhiolino da lontano mentre si veste di una nuova luce – una nuova sfumatura – come il mare della città in cui ti sei trasferita ad aprile visto dal tuo terrazzo sul porto… Ma non lo vedi davvero.

Il movimento rapido di testa e cuore fa parte del velocissimo meccanismo traduttivo in cui sei presa, è la pausa di cui hanno bisogno i tuoi occhi, che però ancora vedono radar e sonar e trasduttori e circuiti. Perché è lì che sei, su quella barca che vogliono brevettare, nel testo, nelle parole.

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in/finito

Mi piace quando nei libri, trovo me invece dell’altro/a.

[Mi capita sempre, quando è il libro giusto. Lo vedo, mi chiama, lo sfoglio, mi specchio, chiudo e acquisto. Se sono a casa ed è la mia libreria che ho davanti, vale la stessa cosa. Mi ritrovo e lo metto in borsa. E(ppure) mi stupisco sempre.]

Mi piace ancora di più quando i libri che scrivono di me non l’hanno fatto apposta. Per dire: una settimana fa Paolo Nori, nel primo dei Tre discorsi in anticipo e uno in ritardo, scriveva di Reggio Emilia, del ponte di Calatrava – io ci leggevo i miei pensieri sul romanzo che sto traducendo; ieri sera Michel Foucault scriveva ne La volontà di sapere (volume 1 della Storia della sessualità) sempre i miei pensieri, sul romanzo che sto traducendo e sulla traduzione in generale. (Forse su ogni libro? Forse su ogni lavoro?) Eccoli:

 

Il mio sogno sarebbe un lavoro di lungo respiro, capace di correggersi man mano che si sviluppa, aperto alle reazioni che suscita, alle congiunture che gli toccherà di incontrare, e forse ad ipotesi nuove. Lo vorrei un lavoro disperso e mutevole.

Michel Foucault, La volontà di sapere, Storia della sessualità 1,
traduzione di Pasquale Pasquino e Giovanna Procacci

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Monarch Rest

 

cliccare sull’immagine per visualizzare l’originale

0. Delle idee

Se dovessi dire come mi è sembrato questo lavoro, direi che è stato un lavoro che ha girato intorno a duce cose, un nome e un territorio. E che nessuno sa bene come mai quel nome era saltato fuori proprio quel territorio, direi se fossi arrivata alla fine del lavoro.

Invece il lavoro l’ho appena cominciato e queste cose che ho detto non le avrei potute dire, visto che non so niente.

Paolo Nori, Tre discorsi in anticipo e uno in ritardo,
“Delle voci su Calatrava” e su Reggio Emilia, e poi su
di me e sul libro che ho appena cominciato a tradurre.

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Stamps

Leggo quasi sempre in italiano. O almeno, se ho l’originale: anche in italiano. Ho tantissimi libri in inglese, francese, e non li scelgo mai – nemmeno Le Petit Prince che è corto corto e facile e suggestivo.

Un giorno di tanti anni fa (altro…)

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a poco a poco, tutto

Sì lo so, devo finire il post sulle parole e manca proprio la parte più bella, quella che più mi sto divertendo a scrivere.

Ma martedì ho iniziato a lavorare da traduttrice freelance e ho appena inviato il primo lavoro e volevo scrivere da qualche parte della gioia che ti prende quando non te l’aspetti a vedere la colonna destra sul tuo monitor che si riempie a poco a poco, che cresce, che infine diventa testo e te la puoi riguardare e coccolare tutta.

Quanta bellezza!

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