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Le piccole fatiche quotidiane di tutta questa gente, che possono sembrare insignificanti ma scavano ogni giorno una ruga di più nelle nostre vite:

Un uomo che attraversa il vagone zoppicando. Una ragazza che scrive e riceve messaggi e nessuno la fa sorridere, e ha il cappuccio pizzicato male dietro la schiena. Un anziano col cellulare coi teschi. E io ho una gamba piena di morsi

Confondo vocali e consonanti, sarà il corso di genovese ieri sera o che mi metto a guardare una coppia di adolescenti che si sistema in motorino lui lei uno zaino nero un trolley rosso una borsa di tela bianca con attaccata una mollettona per capelli

Poi alla stazione lui non c’è, forse è dietro in cucina – vedo ridere la cuoca, sono felice per lei ma il mio croissant al lampone sa di stantio oggi. Com’era in zeneize? Pösu.

Ma forse si usa solo per il pane

Chino sul giornale per riposare o leggere meglio e battere il vento

Io chiedo a Kader un passaggio per Brignole perché ho paura di perdere il treno se aspetto il 39, e parliamo di come ci han tolto la connessione col tempo (giorni liberi spaiati, orari pure), e del fatto che l’efficienza conta più della morale (tutte le mie riunioni e quel poco tempo classe)

Alla C House le nostre parole diventano solide (o liquide come i caffè e i cappuccini ma comunque reali) e mi siedo accanto a un ragazzo che ho già visto giovedì scorso, e quello prima, ed è anche questo sapere che farai sempre lo stesso orario: avere un rapporto con chi lo condivide con te

Il barista allegro non c’è e si sente nell’aria il silenzio. Quando esce dallo spogliatoio ci cambia il giovedì e lo capisce, e capisce che siamo una specie di pubblico e lo aspettavamo sulla scena e allora vai di sfondamento della quarta parete (quella d’oro kitch del bancone o quella di finto legno del piano brioches? quanto poco conta l’estetica quando lui sorride! passa in secondo piano anche la marmellata zenzero e limone ancora calda che mi accarezza la gola), mi chiede perché rido sotto i baffi

Avrei dovuto chiedergli: quali baffi? Oppure esclamare naturalmente: eccoli qui i sentimenti oltre l’efficienza! Invece ho voluto essere chiara: perché il giovedì parte meglio, così e aggiungere: prima ero disperata – che mi è sembrata un’esagerazione mentre la dicevo ma anche no, parte meglio davvero con le sue battute una giornata che poi ti mette sul treno delle 6 e 30

e ho voluto fare un omaggio a Kader e creare connessioni, così quando il ragazzo se n’è andato gli ho confidato che lo avevo visto che rideva sotto i baffi pure lui (e li aveva veramente!) e quando me ne sono andata io ho augurato buone feste, ho spiegato cosa ci facevo lì di giovedì, ho dato un appuntamento (al 9 gennaio) e ci siamo salutati in un bel francese e sono corsa al binario e tutto è partito meglio, anche il treno nonostante il ritardo, anche l’alba partirà presto nell’angolo sinistro del mio finestrino, dietro il riflesso arcobaleno dell’ombrello

Mi piacciono quell* che dicono presepio, perché presepe mi sembra più latino (e non lo è)

Mi piace mangiare diversi popcorn alla volta e mettere in bocca anche le dita, così posso leccar via il sale indisturbata

Mi piace anche leccarmi le dita e le mani sporche di cibo se capita, e disturbare, non importa

Conosco quella sensazione di corpo minuscolo sulla mia pancia, ciglia lunghe e ferme, bocca a cercare la tetta nel sonno, sospiro poco prima di svegliarsi e via a cullarlo soffiare e canticchiare così la mamma continua a dormire di sopra

C mi sa che sta per Coffee e pensare che Caffè è talmente un bel nome!, per il luogo dico, non (solo) per la bevanda

Insomma fanno le cose alla milanese (sotto l’insegna c’è scritto che vengono proprio da lì) ma esce un profumo di croissant che non ne ho mai avuta così tanta voglia e visto che oggi sono in anticipo me lo concedo (vegano al lampone, quello che hanno in tutti i bar) e niente il tipo al bancone è semplicemente splendido, splendido, alle sei ha una battuta (delicata e simpatica) per tutt* e conosce i suoi clienti abituali [“direttrice, come va?”] e coi tempi genovesi li vuole conoscere ancora meglio [“AD, ma qual è il suo nome?” – “Laura”] e parla inglese come un inglese e io lo vedo che questo turista è imbarazzato di sorpresa e sta rivedendo un attimo prima di partire tutto quello che ha pensato fin’ora dell’Italia, dice anche Sir e non sta sfottendo, non sembra un manuale scolastico, è che si trasforma davvero in un gentleman per un attimo e poi torna mio fratello, un dipendente, un collega, un padre, un amico e non si ferma mai, non si ferma mai quest’allegrezza, ti mette davvero di buon umore!

Sono stata qua tre giorni fa [tre giorni che in mezzo è franata mezza Liguria (e mezzo mondo) e io ho avuto paura a partire per Marsiglia] ed è scoppiato un autunno giallissimo che ti mette un sorriso al cuore… Arriva dopo l’inverno e sotto il cielo azzurro, come fosse primavera

Intanto davanti a casa di Camillo Sbarbaro un vecchio con gli occhi azzurri scende dal marciapiede e quando capisco che è per farmi passare e non riesco a smettere di guardarlo e sorridere lui mi saluta rispettoso e io ringrazio improvvisamente timida

Poi lungo il viale alberato tappeto di foglie scende in moto uno che urla a se stesso cose lunghe con la A, e mi fa molto ridere, ed è una bella giornata

Sono le dieci e cinquanta e il monte di Portofino è di nuovo lontano.
Puntachiappa divide in due lame la lastra di luce all’orizzonte.

Penso alle onde di là e di qua, a vederle da sotto per la prima volta con la maschera

Quando sei a Nervi e finalmente ci pensano lo sceriffo Woody e Buzz Lightyear a ristrutturare il Marinella

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