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a metà

C’è un villaggio di case bianche, incastrato nella mia città, e una chiesa fosforescente, e mi chiedo quando hanno iniziato le religioni ad autoproclamarsi pacchiane, ché dev’essere stata una bella giornata e io me la sono persa

Penso al mio amico francoalgerino e ai nonni di mia nipote, un po’ delusi perché non sapeva che farsene della loro bicicletta, giocava solo con la valigia e sul monopattino, e tutte le sedie di casa – penso a queste gelosie che proiettiamo sui bambini fin da quando son piccolissimi, e che ci mangiano dentro mentre loro ridono e soffiano e si rotolano sul tappeto come i cani

Attraverso il quartiere in cui lavoravo mentre tu bevi alla mia salute. Entro nell’ennesima galleria e mi si tappano le orecchie, mi si tappa il cuore. Ho poca fame, e voglia di vedere un film magnifico e storico e poetico e comico e triste in un punto a metà

· · ·

Ho dato il suo titolo a questo svegliarmi di nuovo a Genova, d’estate, con la scollatura rossa e le gambe nude, alcune idee in testa non dico chiare ma almeno proposte davvero,, anche in rituali – rituali rimasti impigliati al faro e che vogliono forse la luce di un fuoco

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Rondini. Due donne che camminano con lo stesso piede, con lo stesso ritmo, per un secondo. Come possono cambiare le cose, in un secondo. Il braccio di una gru del porto che si nasconde tra le case, segue in prospettiva la linea della collina. Rimbalza giù una palla, bianca e rossa, di mondoconvenienza, fermarla in due con i calci e una pietra. I negozi come quei negozi delle città di mare (le cartolerie che hanno birilli, racchette, palette, secchielli, formine). Una certa ricerca di geometria nel degrado, per farli contenti.

Gioco con le parole dei manifesti. I colori del porto, che per una volta è quasi bello. Lagaccio Oregina (Castelletto!) vista da . Una locomotiva ferma che a chiamarla locomotiva secondo me viene in mente un’altra cosa non questa, diciamo una locomotiva moderna. Di Negro vista da , con una scia d’aereo a doppia bandiera sopra il campanile. Devo ripassare nuovamente i nomi delle vie.

Poi entrare in una nuova chiesa (un ragazzo tira fuori di tasca le chiavi del furgone, ha due fasce nere tatuate sull’avambraccio), archi su archi, archi lunghi,

e giardini segreti, orti pieni di padelle girate in giù, profumi (è una magnolia!), la ferrovia vista da davanti alla chiesa, entrare d’istinto col piede destro e quasi dire Bismillah, la statua di un santo francese martyrisé en Chine en 1840 – assomiglia a Don Bosco. Scricchiola tutto nelle chiese, anche le scarpe del parroco. Penso a ieri che gli ho detto a don Dario “Il tempo che ho avuto mi è bastato se no avrei chiesto, ho imparato a chiedere quando ho bisogno” e lui mi ha detto “Matteo 7-7” e io “Ah…” “Chiedete e vi sarà dato” e io avrei dovuto saperlo

Un buco profondo coperto dalle pietre, la casa attaccata alla chiesa, la finestra attaccata alla campana, ci han messo a asciugare uno zaino (qualcuno parte o è tornato), levarmi la maglia prima di lasciarci il mio odore. È ammarata la Costa che ho guardato per un po’ calcolando in millimetri la distanza dalla sopraelevata per capire che faceva, se si muoveva. Area allagabile. Si prega di non cheggiare zie!!! Fermarmi sotto il ponte proprio mentre passa il treno, waiting for water and feeling it beating inside

I due del segnale stradale triangolare che indica scuola giocano a The floor is lava! (e perdono)

Ho preso questa strada nuova per poco e poi sono entrata in quel tunnel che un uomo urla Pronto e rimbomba tantissimo; sono sbucata dal muro che dice Voglio squirtare Peroni e piazzetta del Papa (studiare i nomi delle vie). I bar che attraversano l’isolato da parte a parte – dentro vederci quasi il mare. La ricerca di originalità nelle tag e nei cartelli sulle porte dei palazzi. Sore & sore Geme – questa è splendida, davvero.

Perché noi ci… Una ragazza devia la strada per farmi scattare la foto, quando ho finito ritorna subito dalla sua parte, le piace di lì. C’è una via che è una piazza,

e un riposo per marinai. Ed è sopravvissuta l’insegna della Trattoria Pizzeria 👈”da Marietto”👈, ma non la Trattoria Pizzeria (me lo dice una collega che mi guardava vagare sotto casa sua). Urla un barista, per le sue vecchiette. Qualcuno si segna il giorno e l’ora in cui passa di qua (20/05/18 ORE: 4:47) ma sbaglia il mese. Leggo in francese gli annunci (in italiano) della Farmacia Marittima. Un uomo (un italiano) sputa per terra, sputano per terra tutti. E non la finisco più di guardarmi attorno in questo pezzetto di due quartieri, questa frontierina, che è più bello di quanto sembra, o più bello dopo che abbiamo fatto l’amore, più belli ogni volta, o belli punto, e mi riperdo nella lingua, che ha ancora il tuo sapore, nelle parole di cui abbiamo riso, vado a poggiarla sul sale della mia focaccia buona, vado a pensarti ancora, a scrivere dentro

(E poi c’è un minuscolo minuscolo triangolo di mare che si può vedere dietro un albero dal ponte sui binari di via Abbiate!)
((E c’è una scala che porta alla nostra scala, 135 scalini in tutto più la creuza, con 4 buchi per far scendere l’acqua e un adesivo della LemonLabel di chissà quanti anni fa))

I semafori che dicono ancora ALT / AVANTI; l’autista premuroso, che non vuole farmi scendere alla commenda; io ringrazio, ma attraverso la strada e saluto il peggiore di tutti, lo conosco da quando girava alla Maddalena e io mi ci ero appena trasferita; in Salita san giovanni non importa il colore della pelle, ansimiamo tutt allo stesso modo; e c’è una luce accesa nella mia università, o è la biblioteca.

In Salita oregina non mi giro verso Carignano, l’ho già vista con te; non cerco la lanterna, mi ha già illuminata quando scendevo la creuza con te… e alle scalette passo di fianco in attesa di altre future, liberty.

Ieri per la prima volta la tua porta di casa fa rumore (poi spunta la tua testa dalla veneziana). Il porto che si specchia nel mare visto dall’angolo con via San Fermo (e lo so che è una cosa scontata, ma resta bella e a volte mi fermo a guardarli a lungo). La lanterna come una lunghissima ciminiera e non me ne ero mai accorta di quanto fosse vicina (la noto ora perché gira la luce proprio mentre alzo lo sguardo – ché a salire o scendere a Lagaccio se capitava pensavo mi portasse fortuna). Un pachistano ha scritto fuori dal suo negozio di alimentari che tratta carne halala e mi fa sorridere (una a di troppo, dopo una elle, in arabo nega in realtà quello che volevi dire). Un’intera famiglia di ratti cerca di arrampicarsi dentro un cassonetto di rumenta, scalando del nastro da pacchi (e lungo tutta la strada cammino facendo attenzione agli insetti, e mi sento invasora). Lo stemma Volkswagen illuminato a una parete (costante dei miei ritorni a casa la notte). Cerco di mandare a memoria i nome delle vie per immaginare di rispiegarti dov’è che mi offrono gli aperitivi e mi fanno sentire battere il cuore (dove finisce via Fassolo ma su via Bruno Buozzi e inizia via di San Benedetto; quella che sale invece è via di un ministro del lavoro e della previdenza sociale). La segnaletica di piazza Nunziata è piegata e sembra indicare di salire sulla rotonda (seguo le indicazioni)

mi ipnotizzano i balzi ben poco fanteschi delle pieghe della mia gonna mentre scendo le scale, che ogni volta mi sembra ci sian nuove scritte sui muri di salita degli angeli, il muso lunghissimo di un ratto, la striscia larga di bagnato al centro della schiena blu di un muratore, il profumo acido di un sugo che non conosco, la scritta enorme Granarolo sul 38, la voce di un uomo che dice “han tutti i diritti, come gli altri…”

(E ogni volta che soffio un soffione sono contro vento.)
(La tua testa che sbuca da sotto la persiana!)Mi ipnotizzano i balzi ben poco fanteschi delle pieghe della mia gonna mentre scendo le scale, una scritta sul muro che mi sembra nuova (ma mi sa che ci casco ogni volta e tutte queste scritte son sempre state lì, blu petrolio), il muso lunghissimo di un ratto, la striscia larga di bagnato al centro della schiena grigia del muratore, il profumo acido di un sugo che non conosco, la scritta enorme *Granarolo* sul 38, la voce di un uomo che dice “han tutti i diritti, come gli altri…”

(E ogni volta che soffio un soffione sono contro vento.)
(Finalmente vederti che sbuchi da sotto la persiana!)
(E Ginepro non mi riconosce ma mi prende la testa e mi fa sentire l’orologio che ha da quarant’anni al posto del cuore)

DI

Toccami le tette come lanci in aria quelle pallette da giocoleria. Portami a un concerto, andiamo a sentire un gruppo che ha un nome tra il vino e i cani e fa un jazz ballabile. Ci sono persone con cui posso parlare ballare dormire imitare i gabbiani e altre che no. O forse ci sono giorni che e poi giorni che no. E stanchezze… E prendere le nostre discussioni come un piccolo segno che le cose funzionano

Dire che ti amo critico e preciso e tu smetti di parlare e te ne vai, come me ne vado io salutandola quando dice che son bella

Sbagliare gli orari di apertura e chiusura di tutti i bar, vedere i carabinieri fallire ancora nell’affrontare una rissa

Sbadigliare

Tu che per una volta ti attardi sulla porta, hai il tappetino da sistemare. Molte cose molte case, molte navi. Delle rose rosse che piano muoiono, mangiate vive. Ginepro e Adriano che offrono un prosecco a tutte le ragazze che passano (è una ragazza che passa a farmelo sapere). Un fiore solare. “Hai ritirato la tua copia di fede news?”

Pensare che Genova è infinita dopo aver fatto l’amore

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