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Settimana iniziata come insegnante di inglese a distanza per mio fratello e poi passata a rincorrere francofonie, bilinguismi, idiomatic speach e fortezze a guardia di frontiere morte,,, ora posso riprendere col corso online! A partire da uno scambio di commenti:

– ho imparato che esiste in certe scuole la possibilità di scegliere che compiti fare da un menu take-away (homework take-away method), in base al tempo a disposizione e alle preferenze dello/a studente;

– ho trovato un sito un po’ fanatico ma interessante sull’insegnamento cercando (e non trovando) cosa fosse lo Spellbinder method per lo spelling

Si è insisitito ancora sulla dimensione sociale, non individuale, della disabilità :

Questo video lo spiega meglio di me, e quello seguente mi ha fatto pensare a quante volte ci congratuliamo con delle persone che riteniamo “eccezionali” per il solo fatto di essere disabili / straniere / belle (sì…) e non ci accorgiamo che così le offendiamo, le rendiamo “diverse”, eccezionali appunto…

quando scrivevo non sapevo che stavo arrivando a un ponte anch’io (io Drogo voglio dire) e che si sarebbe riprodotta quella scena di Márai ma tra i monti, senza l’acqua a portarsi via l’imbarazzo, i fruscii minori, i battiti forti che accompagnano ogni ritrovamento (chissà se Drogo trova o ritrova Ortiz, se pensano a Don Chisciotte e Sancho Panza almeno di sfuggita, nella punta di un sorrisetto, chissà com’è la fortezza com’è questo libro come sarebbe bello volere ancora tradurre e sentire che leggendo Buzzati sto imparando a scrivere!)

È un libro denso e complesso (non difficile come Márai, che ti colpiva come le costole di Judit Aldozò sul cuore di lui, su quel ponte, ma complesso come i complessi musicali o di edifici, incastrato di elementi portanti) e mi lusinga l’idea che quell’uomo saggio, lettore per un vita, al centro di riabilitazione, me lo avesse consigliato.
Ci sono frasi che – non te ne accorgi – cominciano su per una strada e finiscono metri e pagine dopo: eppure in mezzo ci sono tutti i punti che devono esserci, le virgole, le maiuscole (e l’ombra accumulata, ingombrante). Se non stai attenta la loro interruzione, la loro ripresa, ti sfila a fianco e perdi una traccia. [E se fosse fondamentale per il viaggio, come illuminare le cataste d’ombre?]

Di ombre

“Dall’ombra accumulata ai piedi delle mura sorse allora un uomo…”

La mia lingua che fa accumulare le ombre come se potessero rotolare, come se fosse una collezione, o cataste di roba da sistemare domani (finché il sole, già sorto, resta dietro le montagne)
(dove “le ombre ingombrano le rientranze, impedendo di distinguere bene”)

Sto leggendo Dino Buzzati, Il deserto dei tartari

Ti dò la buona notte e mi chiedi

perché vai via?

E io non so come risponderti perché non so se qui manca una virgola (sì, sono sul bus, non ho più il wifi, dormi bene) o se è delle mie infinite partenze che chiedi, del mio sparire, dei miei ricominciare (non lo so perché e non so se lo saprò mai).

E ora so cosa voleva dirci il consierge con quel biglietto sulla porta: non insultarci, ma avvertirci… 

Chiudere la porta di sera INSETTI

[Tu di cosa mi vuoi avvertire?]

Dicevo qui che sto seguendo un corso online su un’educazione che sia inclusiva per tutt* e nello specifico per i disabili. La piattaforma online è FutureLearn. 

Ho chiuso gli appunti presi l’altra volta con la parola RELAZIONE e da qui si riparte con una definizione della disabilità che la mette al centro, riducendo di molto il peso che cade sulle spalle della persona diversa:

United Nations Convention on the Rights of Persons with Disabilities (UNCRPD) define a disability as an evolving concept that arises in the interaction between a person with impairment and their environment.

Ma certo! Si è dis-abili sempre in rapporto a qualcosa o qualcuno. La relazione con altre persone e con l’ambiente è ciò che determina la disabilità, che non è parte della persona in sé. Questo deve modificare il nostro sguardo, e spostare l’asse del nostro intervento su tutto ciò che sta attorno alla persona se vogliamo che la sua disabilità, e la percezione di essa, si modifichino…

I wrote here that sometimes I just start another online course. This time is “Education for all” on FutureLearn, where “all” is meant to include and adress specifically to people with disabilities.

Qui gli appunti presi l’altra volta e ora quelli di oggi – cose nuove e cose che so e a volte so bene, ma che è sempre buono ripetere, rileggere, condividere:
Esistono molte differenze (tra me e l’altro, tra le persone) e dobbiamo imparare a vederle tutte. Sembra una cosa ovvia e forse non lo è. Cerchiamo continuamente di nascondere, truccare, normalizzare le differenze. Ma sotto il velo quelle rimangono. Continua a leggere »

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