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Una minuscola tarma cammina sul mio quaderno degli appunti e sulla mia immobilità malata, stanca, stupita di autunno e bronchenolo, seduta

Devo decidere che fare e dove e devo pensare se innamorarmi e devo coprirmi bene e mangiare mentine e disperarmi per cosa combineremo all’orale alla maturità io e la 5E (sempre che un’allerta arancione non ci stronchi prima)

Poi dovrei bere un bicchiere di rosso, quel nebbiolo di Paul che inizia a esser buono dal terzo gotto in poi – non prima, o un Camatti la mattina o leggere il libro in francese che però ha in mano P

O potrei chiamarlo e chiedergli di venire a suonare Dalla da me (ma..)

Queste due settimane, questo ottobre sospeso e ventoso, questo mare bianco dietro ai finestrini, tra le gallerie, tra le case alte di Sturla e di Quinto, le ville di Santa: mi uccideranno

E i cassonetti dell’immondizia sono chiusi col lucchetto…

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Pendolare (2)

Siedo alla panchina della stazione accanto alla mia alunna più temuta e a me sembra una bambina

Si tatua le braccia con la penna bic e sulla caviglia si annota in blu: Bruciarli

Sono certa che attorno ci siano altre ragazze di cui ho scordato visi e nomi, se mi salutano per prime bene, e poi c’è quell’unica educatissima ricciolina che si è alzata in piedi in quarta – e come dirle che non mi è piace chi mi tratta come fossi un generale?

Non vedo colleghi, e dal vagone scendono studenti di scuole ancora più a Levante della mia

Io prima di tornare a Genova mi fermo al mare, e lavorare così lontano acquista un senso

Pendolare (1)

Oggi primo giorno, ho deciso che ci metto poesia in questi viaggi e questi ritardi o muoio, mi penso dall’alto, attraverso la terra dentro la galleria, guardo all’andirivieni di treni nelle due direzioni che se rallenta uno rallentano tutti come alla solidarietà nei cortei o alle onde del mare che ho sulla destra

E osservo gli altri marinai…

Quest’uomo qua davanti per esempio, a cui strappo un sorriso e un fazzoletto: ha gli occhi verdi come il tramonto ieri sera ad Alessandria, e i ricci bianchi e le mani grosse e mi sarei innamorata di lui due lustri fa. Quando se ne va mi dice Salve – come i francesi dicono Salut – e sono già (di nuovo) a scuola

Giuro

Giuro non l’ho cercato, ascoltare dieci volte il suo vocale con risata così presto, volevo solo bere e rallentare i pensieri,, e certo ho deciso di farlo in un posto in cui è facile incontrarsi (ma in quale posto a Genova non è facile incontrarsi..?) ma non pensavo che poi dopo quella sera, dopo il vino e il camatti e il whisky e i taralli e dopo gli abbracci e i cani e i titoli delle canzoni chiesti ai tecnici dell’Amt al semaforo, dopo che mi hai prestato la tua unica felpa e io ho baciato il tuo unico amico, dopo che To se ne è andato ululando e io ho preso chissà che strada da sola, dopo che a rivederci abbiam mangiato tre focaccette sciocche e le abbiam pagate aperitivo, dopo il libro, dopo le promesse, no, non è vero, forse dopo il libro le patatine le promesse un po’ ci pensavo ma comunque giuro non l’ho cercato, insomma chi l’avrebbe mai detto che tutte queste A grassissime in fila ad altissimo volume dalla tua bocca alle mie orecchie mi innamorassero così tanto, mi modificassero un po’ le notti e le giornate, i propositi, le idee

(senza) vergogna

Quindi anche se non ne avevamo, un anno fa era ancora questione di vergogna. Mi sembra passata una vita e che son diventata donna, in mezzo il femminismo e una coinquilina che non sa di esser bella, uomini, aborti, il lavoro, la disoccupazione, l’amore, e – non so bene dove – se ne è andata quasi tutta la vergogna, forse -nuda- a Nervi

i doni di altri disastri

So perfettamente cosa potrei scriverne (certi numeri che ritornano o lasciarsi in città di frontiera o minacciare la guerra civile) ma non ho voglia di mentirvi né di nascondermi e preferisco bere e ridere con lui fino alle lacrime, sfotterlo, accettare i doni di altri disastri

Il micio nero di oggi che mi viene incontro in salita, ci guardiamo, facciamo i gatti entrambi e passiamo oltre. Due zeppe zebrate in una cassetta dell’insalata, una puttana molto bella anche qui all’angolo: ascolta musica. (Te l’ho mai detto che per giorni e giorni ha girato qua sotto un frigo bianco quasi nuovo, che aveva in alto un adesivo NO TAV? Si è fatto sotto il ponte tutti gli angoli e le angolazioni, e poi se lo son portati via.)

Non ho visto se c’era come sempre la scritta “ar!”, mi sa che a sto viaggio mi guardo dentro più che altro, e c’è un movimento come quello dei due gatti, quello nero ed io, cose che tirano in direzioni opposte, e un sorriso finale ma che sa di solitudine ed è nervoso, diventa bestemmie coi due autobus persi

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